Primo semestre 2010, a Piacenza 227 furti in esercizi commerciali

E' stata resa nota la 'mappa della delittuosità' nelle province italiane nel primo semestre del 2010. Piacenza è al 56esimo posto per i reati denunciati

Che si tratti di demografia o di economia, la criminalità preferisce puntare alto. Ossia alle realtà territoriali dove più densamente si concentrano abitanti oppure attività produttive o infrastrutture. Le ultime rilevazioni disponibili sul trend dei delitti denunciati catturano un'immagine "statica": dopo i cali significativi nei primi sei mesi del 2008 e del 2009 (pari rispettivamente a -8% e -6%), il periodo gennaio-giugno 2010 si chiude intorno a quota 1.292mila reati, lo 0,2% in meno rispetto al corrispondente semestre dell'anno precedente.

Tuttavia se lo si guarda più da vicino, il quadro territoriale che emerge dalle elaborazioni del Sole 24 e Anfp (l'Associazione nazionale funzionari di polizia che, su dati del ministero dell'Interno, cura la ricerca «L'apporto della sicurezza pubblica alla creazione del Pil» realizzata da Maurizio Fiasco) si presenta assai differenziato sotto vari aspetti: il tasso di delittuosità, la dinamica nel tempo, la tipologia del delitto. Con una costante: le realtà "grandi" o comunque strategiche sono quelle più in sofferenza, anche quando si considerano i delitti significativi per il tessuto imprenditoriale (dalle truffe alla ricettazione).

PIACENZA - A Piacenza nel primo semestre del 2010 sono stati compiuti 227 furti in esercizi commerciali, cioè 7,14 furti ogni 1000 abitanti. La nostra città è al 44esimo posto tra Verbania e Verona. Mentre sono 17,2 i reati denunciati ogni mille abitanti. Per questo ultimo dato Piacenza si piazza al 56esimo posto in Italia. In calo rispetto ai sei mesi precedenti.

IN ITALIA - Se si rapporta il totale dei reati alla popolazione, le province maggiormente colpite risultano, nell'ordine, Milano, Torino, Bologna, tutte sopra i 30 delitti denunciati ogni mille abitanti (indice che, ricordiamo, si riferisce al semestre e che quindi per l'intero anno potrebbe raddoppiarsi), mentre la Capitale si colloca in settima posizione. I capoluoghi più "al riparo" (indice inferiore a 15 delitti denunciati, Oristano, Potenza e Matera le migliori) sono tutti di piccole o medie dimensioni, prevalentemente meridionali ma con una buona rappresentanza del Nord-Est, come Belluno e Treviso.

Per volume Roma "conquista" il secondo posto (116mila reati) subito dopo Milano (138mila). A preoccuparsi per gli incrementi più consistenti dovrebbero essere i materani (+22%) e gli aquilani (+20%), al contrario dei residenti di Asti o Pordenone che spiccano per arretramenti a due cifre della criminalità (rispettivamente -16 e -12%).

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Un'altra mappa si delinea se si passa ai reati più gravi per il sistema economico, come l'usura, il riciclaggio, la contraffazione, i furti di veicoli con merci, le truffe e le frodi informatiche (si vedano le tabelle sotto dove l'indice è stato ottenuto rapportando ognuna delle 14 tipologie considerate a ogni mille imprese registrate sul territorio). Tutte queste "mine" anti-sviluppo calcolate complessivamente penalizzano in particolare le imprese di Napoli, Bologna, Trieste, La Spezia e Genova, grandi capoluoghi caratterizzati, tra l'altro, da una fitta rete di collegamenti.

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