Cronaca

«Piacenza rischia di diventare terra di colonizzazione mafiosa»

Presentato in provincia il rapporto 2012 sulle infiltrazioni redatto dalla Fondazione Caponnetto: «La criminalità organizzata investe in trasporti, attività commerciali e appalti pubblici. Mai abbassare la guardia»

I relatori in Provincia

«La mafia a Piacenza? Il pericolo c'è, non bisogna abbassare la guardia. Non è più un'isola felice, ma ci sono altre province in Emilia Romagna che sono comunque messe peggio: Modena e Bologna ad esempio».
In Provincia è stato presentato il Rapporto 2012 sulle infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna, e questo è lo spaccato che ne esce.
Sono due gli indici che gli esperti della Fondazione Antonino Caponnetto (Salvatore Calleri e Renato Scalia, insieme all'assessore Maurizio Parma) hanno utilizzato per redarre il rapporto 2012 sull'infiltrazione mafiosa nella nostra regione. Il ratnig, per usare un termine in voga in questi anni, dell'azienda Mafia in Emilia. Il primo indice è la presenza economica mafiosa, ovvero i capitali che vengono reinvestirti in attività di vario tipo. L'altro indice è quello del rischio di colonizzazione: «Perché i mafiosi seguono i loro soldi» dice chi si occupa di tenere d'occhio le infiltrazioni. 
Sono tante le mafie da combattere, non ce n'è una sola: oltre a quelle di casa nostra ci sono anche quelle straniere.
«Piacenza è una terra di passaggio verso la Lombardia e il Piemonte: queste zone non vengono mai sottovalutate dalle organizzazioni mafiose. Fortunatamente possiamo contare su ottime forze dell'ordine che fanno da "anticorpi" e che non sottovalutano il problema, garantendo il controllo del territorio. Piacenza e il suo territorio non è più un'isola felice, anche se è messa meglio di altre zone. Però la presenza mafiosa, anche qui, è notevole. Non è più soltanto una zona di riciclaggio e investimento dei capitali: questo da vita a una colonizzazione. I target economici più infiltrati sono il settore trasporti, edilizia e attività commerciali come bar, pizzerie e ristoranti.

Lo conferma anche Renato Scalia: «C'è stata un'evoluzione delle mafie. Acquistano immobili, pizzerie, ristoranti, alberghi. Soprattutto sono presenti negli appalti pubblici che sono letteralmente un buco nero. Nessuno ci vuole mettere la mano perché il settore, altrimenti, andrebbe totalmente azzerato». 
 

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