Picchia e violenta la moglie davanti ai figli, condannato

Quattro anni e 4 mesi a un macedone 42enne che per nove anni, anche a causa dell’ubriachezza, ha reso un inferno la vita alla moglie. Insulti, minacce e vessazioni di ogni tipo fino a che lei non ha trovato il coraggio di separarsi e denunciarlo. La difesa: «Ricorreremo in appello»

Immagine di repertorio, nell'altra immagine il legali Carlo Alberto Caruso e Maria Rosa Zilli

«L’uomo nella nostra cultura è considerato dominante» aveva detto la donna al giudice. Peccato, però, che la dominazione della moglie si sia realizzata per nove anni con violenze, ingiurie, botte e anche con uno stupro davanti ai figli piccoli. Una situazione di degrado, violenza e ignoranza figlia di valori e culture antiche e fuori dal tempo, a cui ancora una volta ha messo la parola fine il coraggio di una moglie che ha denunciato il marito. Un macedone di 42 anni, che risiedeva in città con la famiglia, anni è stato condannato il 18 maggio, a quattro anni e 4 mesi con le accuse di violenza sessuale aggravata, maltrattamenti in famiglia, lesioni aggravate in presenza dei figli. Tutti i reati sono stati aggravati dallo stato di ubriachezza. Il giudice ha anche stabilito per la moglie un risarcimento di 20mila euro. 

carlo alberto caruso maria rosa zilli-2L’uomo, che si trova un carcere, ha scelto il rito abbreviato, davanti al giudice per l’udienza preliminare Luca Milani. Il pm Matteo Centini aveva chiesto la condanna a cinque anni. L’uomo, difeso dall’avvocato Nicola Natalicchio, aveva chiesto l’assoluzione. Al termine, il legale ha annunciato il ricorso in appello. La vicenda era cominciata nel 2017 quando la donna - oggi ha 33 anni - decise di separarsi, stanca dell’inferno in cui viveva. Lui, infatti, era un alcolista in cura al Sert e non aveva un lavoro. La famiglia si reggeva sullo stipendio della donna. Se lei era gentile e aveva cura dei figli, lui, in Italia da 20 anni, non parlava nemmeno l’italiano. Un fallimento dell’integrazione. Modi rudi, ingiurie, minacce, umiliazioni erano il sottofondo quotidiano della moglie e dei due figli. Un comportamento che, aveva scritto il sostituto procuratore Centini, aveva leso «l’integrità psicologica, morale e fisica della moglie e dei figli incompatibile con le normali condizioni di vita».

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Durante la causa di separazione, la donna si fida dell’avvocato Zilli e pian piano emerge il dolore di quella convivenza. Il caso arriva ai Servizi sociali che attivano il Tribunale dei minori a Bologna. I giudici allontanano l’uomo da casa. E dopo questa sentenza, l’uomo potrebbe vedere messa a rischio anche la patria potestà. Intanto, la macedone aveva presentato una denuncia, anche per difendere i figli piccoli. Nel 2018 l’atto più brutale: lui la violenta davanti ai bambini. La polizia fa scattare le manette ai polsi dell’uomo nel febbraio di quell’anno, periodo dal quale è in carcere. La procura, terminata l’indagine, ha chiesto il rinvio a giudizio e oggi si è arrivati alla condanna di primo grado.

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