Picchiata dall’ex, ma su quella relazione ci sono tante ombre

Una 23enne ha accusato un 27enne di maltrattamenti. Ma la difesa contrattacca e porta alla luce un passato della giovane di terapie psicologiche, farmaci e ricoveri in una comunità

Una drammatica e complessa storia di maltrattamenti e botte con tante ombre. Una ragazza - con un passato difficile scandito da cure psicologiche e periodi in comunità - che accusa il suo ex di averla picchiata più volte e i suoi genitori che, spesso imbarazzati, rispondono alle domande. E’ la vicenda di due giovani, lui 27 anni e lei 23, che è stata riproposta il 13 novembre davanti al giudice Sonia Caravelli e al pm Antonio Rubino. Sul tavolo degli imputati, difeso dall’avvocato Wally Salvagnini, un ragazzo che più volte ha scosso il capo sentendo ciò che avrebbe fatto alla sua ex. La storia inizia all’inizio del 2018, quando i due hanno cominciato a convivere.

«Dopo un mese - ha raccontato la ragazza, che ora vive nel Cremonese con i genitori - lui ha cominciato a picchiarmi per futili motivi. Se tornava a casa e un piatto era sporco o il pavimento non pulito mi colpiva con schiaffi in testa e calci». I due si conoscevano fin da adolescenti, dall’età di 14 anni, dove vivevano nel Milanese e si erano fidanzati. Poi, il distacco e per anni non si incontrano più fino a quando lui la chiama. Il certificato medico del pronto soccorso di Piacenza, del febbraio 2018, parla di una caduta dalle scale: «Non volevo denunciarlo, avevo paura». Quel giorno, secondo la ragazza, lui l’avrebbe picchiata. Poi, non è chiaro se sia stato lui o se sia avvenuto nella concitazione dell’aggressione, un armadio a vetri sta per cadere addosso alla giovane, ma lui l’afferra e la tira via all’ultimo secondo. Ma il mobile la colpisce alla testa di striscio «Lui si è spaventato - ha continuato la 23enne - e ha chiamato il 118. Al pronto soccorso piangeva e per proteggerlo non lo denunciai». Una sera, poi, lui le avrebbe messo un coltello alla gola, ma lei glielo avrebbe preso e puntato contro per difendersi dicendo di non farlo mai più. In un’altra occasione, la giovane sarebbe finita al pronto soccorso con il naso rotto. E lei, con il volto tumefatto, sarebbe stata vista dagli amici di lui. La giovane ha ricordato anche di essere stata tirata per i capelli a forza fuori dall’auto e minacciata di morte: «Ti affogo … ti ammazzo. Sono stata aggredita tante volte, ma io non ho mai aggredito lui, soltanto qualche spintone per allontanarlo da me. Se non facevo quello che lui diceva erano botte». La difesa ha chiesto alla giovane dei propri problemi psichici. E lei ha ammesso di esser stata in una comunità, dal 2015 al 2018 - e che fin da adolescente era stata in cura, ammettendo anche di aver fatto uso di stupefacenti (che ora non prende più). Nel 2013, invece, la giovane era stata dimessa da un centro di salute mentale di Cremona. L’avvocato Salvagnini ha poi chiesto delle sue gravidanze. La 23enne, che ha una pensione di invalidità, ha raccontato di averne avute due: «La prima, e a lui lo avevo detto, ho deciso di abortire. la seconda volta, invece, ho perso il bimbo quando ero incinta di due mesi».

Delle gravidanze, invece, sono rimasti all’oscuro i genitori. Il papà ha detto di non saperne nulla, ma che la figlia da tempo prendeva la pillola. La figlia parlava di rado con loro e se chiedevano qualcosa lei non rispondeva. Alla fine, però, lei aveva inviato ai genitori alcuni scatti dove si vedeva lei con dei lividi. Papà e mamma hanno confermato che alla figlia era stato diagnosticato un disturbo della personalità borderline.  La mamma aveva detto di non credere «per un intuito materno» alla figlia che diceva di essere caduta per le scale, ma di pensare che il convivente la picchiasse. Davanti ai non ricordo e alla confusione sulle date, il pm ha incalzato la madre con una serie di domande e la donna si è rivolta in modo inopportuno al pm e alla corte, provocando la reazione del giudice che ha ricordato come lei dovesse solo rispondere alle domande che le venivano poste non fare polemiche.

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