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«Picchiata e bastonata per anni davanti ai figli»

Una donna albanese sarebbe stata vittima delle violenze del marito dal 2014. Il difensore dell’uomo: «Ma nei certificati del pronto soccorso non si parla mai di lesioni procurate da terzi e lei stessa ha detto che il suo corpo non ha tumefazioni perché il suo fisico non mostra gli ematomi»

Picchiata per anni con calci, pugni e anche con un bastone dal marito. E’ l’accusa di una donna che è stata ascoltata, il 23 novembre, in Tribunale al processo nei confronti del marito (ha deposto anche una figlia minorenne), da cui si sta separando. Una vicenda tutta da chiarire perché la difesa si è contrapposta con forza, e con documenti, alle accuse. Il giudice Gianandrea Bussi, pm Monica Bubba, ha ascoltato le due donne. In aula l’avvocato Mara Tutone, con cui la donna si è costituita parte civile, e il difensore dell’uomo, l’avvocato Mauro Pontini.

La vicenda dei coniugi, secondo le accuse, si è svolta quest’anno anche se lei ha lamentato violenze fin dal 2014. La coppia, di origine albanese, vive in città con figli, davanti ai quali sarebbero avvenute le presunte violenze. L’uomo, 43 anni, operaio, è accusato di maltrattamenti e danneggiamento (attualmente è agli arresti domiciliari) nei confronti della moglie di 35, che lavora nel settore dei servizi. Per l’accusa, il 43enne l’avrebbe più volte picchiata, umiliata e ingiuriata affermando che «in casa comando io». Nel gennaio scorso, dopo l’ennesima lite, e le minacce con un coltello, lei esce di casa con la figlia e si rifugia da una vicina. Lui l’avrebbe raggiunta arrivando a romperle il telefono. In giugno, la donna sarebbe addirittura stata presa a bastonate, riportando la frattura delle costole. Un caso che ha fatto aggravare la misura cautelare che era stata emessa dalla procura: il divieto di avvicinamento si è trasformato così in arresti domiciliari. Davanti al giudice, la donna ha confermato le accuse e risposto alle tante domande della difesa.

Pontini ha sostenuto che le dichiarazioni della donna non corrispondono a quanto scritto sui certificati del pronto soccorso. I colpi ricevuti nella prima aggressione, nel 2014, non le avrebbero provocato lesioni cervicali una cerviobrachialgia in ernia cervicale espulsa, mentre le lesioni successive - secondo la donna dovute alle bastonate del 2018 - hanno visto il certificato del pronto soccorso con la prognosi di dolore toracico atipico verosimile genesi osteomuscolare. E in nessuno dei due referti, entrambi giudicati codici verdi, si parla di lesioni di terzi o di violenze. Inoltre, alla domanda perché non comparissero lividi sul corpo o tumefazioni, dopo anni di pestaggi, la donna avrebbe detto che il suo fisico non farebbe emergere ematomi. Il difensore ha chiesto alla donna se fosse vero che è intestataria, con il marito, di due appartamenti. Lei ha confermato. Un caso delicato che dovrà essere dipanato dal giudice. L’udienza è stata rinviata a gennaio, quando ci saranno le conclusioni di accusa, difesa e parte civile e, forse, anche la sentenza.

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