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Cronaca

«Picchiato dagli agenti in carcere», al via il processo

Un marocchino denuncia tre poliziotti della penitenziaria. Vicenda che portò all’ispezione di un parlamentare M5S che voleva riprendere con il cellulare (anche se vietato) le condizioni della cella del detenuto

E’ arrivato davanti al giudice un complesso caso giudiziario avvenuto in carcere. La vicenda vede coinvolti un detenuto marocchino, un deputato M5S, due ispettori e il comandante della polizia penitenziaria. Il processo, però, è stato rinviato a causa dell’astensione degli avvocati. Tutto è cominciato nel 2016 quando R.A. è arrivato nel carcere delle Novate. Il marocchino, che è tornato libero dopo aver scontato la pena di 9 anni per violenza sessuale, aveva denunciato per lesioni il personale della polizia penitenziaria.

Poco dopo il suo arrivo a Piacenza - ben 11 i trasferimenti del marocchino - l’immigrato aveva incendiato la sua cella per protestare contro il diniego di una sedia a rotelle. Gli agenti erano intervenuti e lui, secondo le accuse, sarebbe stato picchiato e vessato dai poliziotti. Alcuni giorni dopo arriva in visita al carcere, per un’ispezione, il deputato pentastellato Vittorio Ferraresi, allertato dalla moglie di marocchino (in seguito la donna verrà denunciata per diffamazione per aver accusato un poliziotto su Facebook). Il parlamentare all’ingresso viene invitato a consegnare il suo cellulare, come prevede il regolamento. Il deputato visita la cella e la trova sporca, vede tracce di sangue e nota alcuni ematomi sul corpo del marocchino affermando che l’uomo «in condizioni prive di dignità». Ferraresi estrae così un altro cellulare per documentare le condizioni in cui vive il detenuto. E qui scatta il parapiglia. Gli agenti glielo impediscono e il parlamentare, all’uscita, denuncia il fatto dicendo anche di essere stato insultato. Il Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) aveva avviato un’indagine e definito «legittimo» il comportamento degli agenti che avevano impedito l’uso del secondo smartphone.

La denuncia di Assarag era andata avanti. Il sostituto procuratore Emilio Pisante aveva svolto le indagini, disponendo alcune perizie. Al termine aveva chiesto l’archiviazione. Il marocchino, però, aveva presentato opposizione alla richiesta di archiviazione e il fascicolo è finito davanti al giudice per le indagini preliminari, Adele Savastano. Due ispettori sono difesi dagli avvocati Mauro Pontini e Carlo Bordi, mentre il comandante è assistito dall’avvocato Angelo Giarda (Foro di Milano). Nella prossima udienza, il giudice ascolterà accusa e difesa, poi deciderà se accogliere l’archiviazione della procura o rinviare a giudizio i tre indagati.

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