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Cronaca

«Picchiò mio marito alle Novate», condannata per diffamazione

Condannata Emanuela D'Arcangeli, moglie di Rachid Assarag. Pubblicò sul proprio blog un post ritenuto diffamatorio in seguito alla visita alle Novate di un parlamentare pentastellato che scattò alcune fotografie con un cellulare

Mille euro di multa, spese legali e 500 euro di provvisionale. A questo è stata condannata per diffamazione Emanuela D'Arcangeli nei confronti dell'ispettore superiore della polizia penitenziaria Giovanni Marro. La sentenza del giudice Ivan Borasi è arrivata nella mattinata del 20 dicembre e scrive la parola fine al processo che vedeva imputata D'Arcangeli per un post scritto e pubblicato da lei sul proprio blog "Cercere e Verità". La donna è la moglie di Rachid Assarag e i fatti risalgono al 2016 quando il coniuge stava scontando una pena di 9 anni e 4 mesi per violenza sessuale nei confronti di due ragazze avvenuta nel 2008. Si trovava alle Novate dopo aver cambiato tredici carceri diverse per motivi disciplinari.  A maggio di quell'anno ricevette la visita del parlamentare pentastellato Vittorio Ferraresi il quale una volta arrivato alla cella dello straniero (ora espulso e in Marocco) aveva cominciato a scattare davanti a funzionari della penitenziaria alcune fotografie con un cellulare introdotto all'interno pur non potendo. Giovanni Marro (non presente quel giorno) in seguito e  in qualità di dirigente sindacale per una sigla che rappresenta il corpo aveva scritto un post su una pagina Facebook nel quale stigmatizzava il comportamento del parlamentare il quale aveva fatto una cosa vietata. La donna a quel punto lo aveva condiviso sul blog accusando Marro di aver picchiato il marito e di avergli anche sputato addosso. Con questa frase D'Arcangeli si riferiva alla denuncia che fece contro Marro per lesioni nei confronti del coniuge. Secondo la donna infatti il graduato lo aveva picchiato assieme ad altri (il processo che lo vede imputato è ancora in corso), tuttavia al momento della pubblicazione Marro non sapeva ancora di essere stato denunciato. Il giudice ha accolto le tesi dell'avvocato dell'ispettore, Vittorio Antonini, che sostenevano che quanto scritto dalla donna non era l'esercizio del diritto di cronaca non essendo lei giornalista e ancor più ha fatto un'affermazione dando un giudizio di certa colpevolezza espresso per di più pubblicamente in un momento nel quale il suo assisitito non sapeva del procedimento a suo carico. La donna, sentita in aula, aveva riconosciuto di essere l'autrice e invocato invece il diritto di cronaca.

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