Pietre di piazza Cavalli, Sgarbi fa intervenire il ministro Matteoli

Tour lampo del critico d'arte a Piacenza: «Io avrei lasciato la piazza così, cambiare 300 lastroni è uno scempio, al massimo qualche decina». Telefonata “in diretta” al ministro dei Lavori pubblici Matteoli per chiedere un intervento. Sul sindaco Reggi: «Sinistra arrogante». Domani annunciato il sopralluogo di un tecnico del ministero. E la saga continua

Sulle pietre, lui, non poteva mancare. In piazza Cavalli, arriva anche il parere di Vittorio Sgarbi. Il sindaco di Salemi, invitato per la mostra di un pittore surrealista piacentino, pontifica sull’intervento voluto dall’amministrazione comunale per rinnovare il centro all’ombra del Gotico. Un giro rapido, veloce, attraverso la feritoia nel recinto che permette di guardare i lavori. Poi, prende in mano il telefono, e chiama il ministro dei Lavori pubblici, Altero Matteoli. Tutto in vivavoce, per la pubblica gioia. «Ciao, sono Vittorio. C’è un piccolo problema qui a Piacenza. Vogliono sostituire un basolato, tutto sommato in buone condizioni, con 300 nuove pietre. Puoi mandare qualcuno? È un intervento che potrebbe essere fatto con molti meno lastroni».
  Sgarbi a Matteoli: “Stanno sostituendo 300 pietre. Puoi mandare qualcuno?”  

Matteoli nicchia, dice che è qualcosa da demandare a Bondi, a capo del dicastero dei Beni culturali. «Ma Bondi è morbido, e poi tu sei di An, questa è la città di Tassi», incalza il vulcanico critico d’arte. «Qui c’è una sinistra arrogante che interviene, ci vuole la visita di un tecnico». Il ministro di Cecina fa marcia indietro: «Va bene, domani mi muovo, mando qualcuno a fare un sopralluogo». Detto e fatto. In serata l'annuncio ufficiale: domani a Piacenza verrà un tecnico del Provveditorato alle opere pubbliche dall'Emilia Romagna. E la saga delle pietre si allunga.

Ecco, in sostanza, la giornata piacentina di Sgarbi. Il problema, per lui, sulle pietre, «non è tanto sulla qualità dell’intervento», visto che «è granito di Montorfano doc», quanto sulla quantità. «Se ci fossero gli estremi per rivolgersi alla procura - dice, riassumendo, l’ex assessore alla Cultura di Milano - sarebbero per un lavoro che è stato esagerato rispetto alla reale cifra di pietre da sostituire, ovviamente con un guadagno extra di denaro per chi ha preso l’appalto. Io non avrei cambiato nulla nella piazza, ma se c’era proprio da muoversi, bisognava farlo con misura, cambiando solo una trentina di pietre».
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