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L'auto danneggiata

L'auto danneggiata

Podenzano, i vandali danneggiano l'auto dell'onorevole leghista Fedriga

La Lega piacentina riconduce l’accaduto «al clima di tensione che si respira da tre giorni, quando giovedì scorso alcuni militanti sono entrati in consiglio comunale a Piacenza ognuno con una maglietta recante una lettera diversa a comporre la scritta “Tutti a casa”»

«Teppismo mirato: l’intento era quello di colpire il capogruppo leghista alla Camera o il movimento». Così la segreteria provinciale della Lega Nord di Piacenza definisce l’atto vandalico della quale è stata oggetto l’auto del deputato Massimiliano Fedriga sabato sera, in occasione della Festa della Lega Nord tenutasi a Podenzano.

«Il fatto che, tra tante di auto, solo il mezzo sul quale viaggiava Fedriga abbia subito profonde incisioni su entrambe le fiancate – afferma il Carroccio piacentino -, ci porta a giudicare l’episodio come un attacco politico da parte di chi è incapace di esprimere in altro modo opinioni diverse dalle nostre. Forse il livore ideologico di qualcuno infastidito dalle circa mille persone giunte in paese per salutare il segretario Matteo Salvini nella serata di venerdì non ha trovato altro sfogo che impugnare un cacciavite contro le lamiere di un’auto. Podenzano è comunque un paese civile, la cui immagine non merita di essere marchiata da un simile indegno gesto».

La Lega piacentina riconduce l’accaduto «al clima di tensione che si respira da tre giorni, quando giovedì scorso alcuni militanti sono entrati in consiglio comunale a Piacenza ognuno con una maglietta recante una lettera diversa a comporre la scritta “Tutti a casa”. La Lega – prosegue la segreteria provinciale del Carroccio piacentino - è il partito che ha subito più attacchi, tanto fisici a militanti e rappresentanti, quanto vandalici alle sedi. Aggressioni, queste, giustificate sempre dal coro: “La Lega provoca” a far capire che merita di essere punita. Ciò è tipico di una certa cultura anni settanta, quella di chi al tempo solidarizzava con i terroristi e oggi copre politicamente i facinorosi dei centri sociali affinché le loro intemperanze verso l’avversario politico non vengano represse. È chiaro ormai il proposito degli assalti agli esponenti leghisti, che di riflesso puntano ad intimorire i simpatizzanti del movimento nel silenzio-assenso di quegli intellettuali e politici autoproclamatisi moralmente e geneticamente superiori. È in questo quadro di odio che la silenziosa protesta di alcuni militanti in un’aula consigliare è stata descritta dalle testate locali come “irruzione” colorita da “minacce al consigliere Pascai”. Anche in quel caso, i leghisti insultati, spintonati e minacciati si sono trasformati in aggressori nelle parole della segreteria provinciale del Partito Democratico, la quale ha definito “squadrismo” e “attacco istituzionale” la quieta contestazione di una quindicina di persone. La strategia è ormai evidente: la sinistra, quindi, getti la maschera una volta per tutte».

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