Processo poliziotti, quattro condanne: pene tra i 7 e i 9 anni

Si è concluso questa mattina in tribunale a Piacenza il primo grado del processo con rito abbreviato nei confronti di quattro dei sei agenti della questura di Piacenza arrestati per droga nell'aprile del 2013 dai carabinieri del nucleo investigativo di Piacenza

Da sinsitra, il pubblico ministero Michela Versini e il procuratore Salvatore Cappelleri

Si è concluso questa mattina in tribunale a Piacenza il primo grado del processo con rito abbreviato nei confronti di quattro dei sei agenti della questura di Piacenza arrestati per droga nell'aprile del 2013 dai carabinieri del nucleo investigativo di Piacenza. La sentenza è stata letta dal giudice per l'udienza preliminare Gianandrea Bussi, dopo una lunga camera di consilgio, davanti al pubblico ministero Michela Versini e agli avvocati difensori dei quatto imputati. 

Per Paolo Bozzini (difeso dagli avvocati Piva e Veneziani) la pena è di 9 anni (ne erano stati chiesti 9 e 8 mesi); per Luca Fornasari (difeso dall'avvocato Veneziani) la pena è di 8 anni e 4 mesi (ne erano stati chiesti 12 e 2 mesi); per Luciano Pellilli (difeso dall'avvocato Stefano Sarchi) la pena è di 7 anni e 8 mesi (ne erano stati chiesti 8 e 2 mesi); per Paolo Cattivelli (difeso dagli avvocati Alibrandi e Antonini) la pena è di 7 anni e 4 mesi (ne erano stati chiesti 7 e 8 mesi).
Imputato nello stesso procedimento anche il pensionato piacentino Giorgio Cavaciuti: (difeso dall'avvocato Solari) la pena è di 7 anni e 6 mesi (ne erano stati chiesti 7 anni e 10 mesi).

A margine della sentenza, la Procura della Repubblica di Piacenza ha accolto con soddisfazione la conclusione del primo grado dell’iter processuale del procedimento giudiziario. «Le condanne confermano che il giudice ha accolto l’impianto accusatorio basato sulle indagini dei carabinieri che hanno effettuato un ottimo lavoro investigativo» affermano il capo della procura di Piacenza Salvatore Cappelleri e il sostituto Michela Versini: «Ci riserviamo di verificare alcuni episodi in cui è intervenuta l’assoluzione e di valutare l’eventuale ricorso. Questa conclusione denota che si era visto giusto, grazie all’impegno profuso in un’indagine difficoltosa».
«Ho ritenuto doveroso - ha aggiunto Cappelleri - presenziare all’udienza, a garanzia della linea di condotta del nostro ufficio».
«Si è trattato di una vicenda spiacevole - concludono in procura - sia per noi, sia per l’interno sistema. Ma abbiamo dato dimostrazione di essere in grado di ripulire ciò che va ripulito. Questo è normale, sarebbe stato grave il contrario».

Le difese degli imputati hanno annunciato appello, dopo aver letto le motivazioni del giudice Bussi, che le renderà note fra 90 giorni.

Critica la posizione di Luigi Alibrandi, avvocato difensore, insieme con Vittorio Antonini, di Cattivelli. «E’ una delusione. E’ una giurisprudenza inquietante quella che si sta formando al Tribunale di Piacenza. Eccessivo rigore non è giustizia, ma ingiustizia»

Il riferimento è al reato di falso che, secondo la difesa, Cattivelli non avrebbe commesso: «Non capisco la condanna per falso del mio cliente – ha affermato Alibrandi – il quale non risulta aver firmato alcun documento né aver partecipato. E’ stato ritenuto rsponsabile non si sa a che titolo».

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