Poliziotti arrestati, tribunale della libertà: l'agente resta in carcere ma decadono due delle ordinanze

Resta la detenzione ai fini di spaccio, decadono le esigenze cautelari per il favoreggiamento della prostituzione e l'istigazione alla corruzione

Resta in carcere il poliziotto per il quale i suoi avvocati erano ricorsi al Tribunale della libertà. Per l’assistente Paolo Cattivelli, però, i giudici di Bologna hanno annullato le ordinanze di custodia cautelare del gip in relazione alle accuse di favoreggiamento della prostituzione e istigazione alla corruzione. Le toghe, invece, hanno mantenuto l’ordinanza per il reato di detenzione ai fini di spaccio. Cadono quindi per il poliziotto, due accuse su tre.

I giudici della Libertà hanno reso noto oggi, 6 maggio, la decisione dopo l’udienza di venerdì scorso. Gli avvocati difensori di Cattivelli, i legali Luigi Alibrandi e Vittorio Antonini, avevano esposto ai giudici i loro dubbi chiedendo per il loro assistito la remissione in libertà o la concessione degli arresti domiciliari. Per gli avvocati, non sussistevano i gravi indizi di colpevolezza né c’erano le esigenze cautelari per la reiterazione del reato e l’inquinamento delle prove.

Cattivelli è stato ritenuto dai giovani non aver avuto un ruolo nelle indagini su una donna che gli aveva chiesto di fornire le prove che il marito avesse rapporti con una prostituta. La donna si stava per separare e avrebbe voluto, grazie all’aiuto di Cattivelli, incastrare il marito con alcune fotografie compromettenti. Il poliziotto, secondo le indagini dei carabinieri, avrebbe dovuto organizzare l’incontro e poi scattare le immagini. Un tentativo di imbroglio che, però, non andò a buon fine. Un fatto che aveva portato l’assistente ad essere accusato di favoreggiamento della prostituzione e istigazione alla corruzione.

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