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Il ponte di Farini. Sotto, la sede della Provincia di Piacenza

Il ponte di Farini. Sotto, la sede della Provincia di Piacenza

Ponte di Farini, si entra nella fase più delicata dell'intervento: probabile la chiusura

Appoggi del ponte da sostituire, la Provincia studia le possibili soluzioni per creare meno disagi alla circolazione. Mazzocchi (sindaco di Farini): «Forse verrà chiuso per qualche giorno in gennaio». Malchiodi (sindaco di Ferriere): «La sicurezza viene prima di tutto, abbiamo visto con il crollo del Ponte Morandi»

A Farini e Ferriere le voci corrono più in fretta delle stime e delle valutazioni dei tecnici della Provincia. Il ponte di Farini – attualmente soggetto a un’importante fase di restauro dal costo di 700mila euro - verrà chiuso al transito per qualche tempo, creando di conseguenza molti disagi ai residenti? Una risposta ufficiale ancora non c’è, nella sede di via Garibaldi dell’ente provinciale si sta però studiando cosa fare al riguardo. In una riunione tecnica è emerso che il ponte sul torrente Nure nel centro del paese, nelle prossime settimane, vivrà la sua fase più calda e delicata. Il termine dei lavori, come da progetto, è indicato per la fine dell’estate 2019: si parla di 270 giorni di lavoro complessivo su tutta la struttura. Nel 2019, probabilmente nelle prime settimane, occorrerà mettere mano alla parte centrale e inferiore della struttura. Ora si viaggia a senso unico alternato, tramite l’ausilio di un semaforo. In gennaio, si vedrà. «Attualmente – spiega l’ingegnere della Provincia di Piacenza Andrea Reggi, direttore dei lavori - si è provveduto alla demolizione dell’impalcato e si sta procedendo con i lavori programmati. Sono in corso i lavori di consolidamento della struttura: la parte più delicata dell’opera è il sollevamento del ponte per permettere la sostituzione degli appoggi. Stiamo vagliando e studiando come limitare l’impatto di questa fase sulla circolazione stradale».

Come già successo per il ponte di Rottofreno – che è rimasto a lungo chiuso nell’estate dell’anno scorso - si lavorerà sul manufatto anche di notte? «Stiamo palazzo provincia-2-2-3pensando a tutte le soluzioni, anche a turni di lavoro prolungati o notturni, la sostituzione degli appoggi prevede però il sollevamento dell’impalcato e in questa fase non può essere certo garantita la circolazione». Al momento però i tecnici della Provincia non vogliono azzardare alcuna ipotesi sui tempi di chiusura del ponte. «Prima di quantificare i possibili giorni, dobbiamo avere la reale contezza di com’è la situazione del ponte. Man mano che si sta lavorando al manufatto, emerge la sua reale condizione. Adesso come adesso non possiamo fare stime corrette».

«Gli interventi all’impalcata del ponte – conclude Reggi - sono stati concentrati, per esigenze del territorio, in un periodo poco favorevole ai lavoratori, ovvero nella fase invernale. In estate la circolazione a senso alternato con il semaforo avrebbe creato molti più disagi». «È un intervento molto impegnativo – aggiunge l’ingegner Stefano Pozzoli, dirigente ai lavori pubblici – dobbiamo far passare anche tubi, fili, linee telefoniche, linee elettriche nella nuova impalcata che coinvolgono molte società di gestione, che vanno coordinate tra loro».  

I due sindaci dei comuni direttamente coinvolti dal ponte - Farini e Ferriere - attendono di conoscere l'esito dei rilievi degli uffici tecnici della Provincia. «Probabilmente qualche giorno in gennaio – spiega il sindaco di Farini Antonio Mazzocchi - verrà chiuso, staremo a vedere cosa diranno i tecnici alla fine delle loro analisi. Gennaio sicuramente è un periodo dell’anno in cui è difficile poter pensare a un guado nel Nure. Sono al vaglio ancora diverse ipotesi. Ho però sentito delle voci non vere al riguardo: si è infatti sparsa la diceria che il ponte sia, attualmente, durante la fase dei lavori, a rischio crollo. Non è affatto vero, voglio tranquillizzare tutti». Interessato alla vicenda anche il sindaco di Ferriere Giovanni Malchiodi. «Ci sono ben pochi collegamenti alternativi per noi ferrieresi: o si fa la strada della Valtrebbia, o la strada dell’Albareto. In entrambi i casi si allunga di molto il tragitto verso la pianura. Speriamo ci siano meno disagi possibili, dopo di che la sicurezza viene prima di tutto, abbiamo visto cosa è successo a Genova con il crollo del Ponte Morandi».

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