Pontedellolio, chiude l’ambulatorio per l’ipertensione

La denuncia del Comitato per la salute di Ferriere: «La montagna per sopravvivere si aggrappa a se stessa: 500 pazienti della Valnure vedono le proprie prenotazioni spostate di 6 mesi a Piacenza»

Ancora una volta il Comitato per la salute dei cittadini di Ferriere torna a far sentire la propria voce, segnalando la chiusura dell’ambulatorio dell’Ausl di Pontedellolio dedicato alla cura e al controllo dell’ipertensione. Il presidio sanitario forniva diversi servizi e accorciava le distanze tra Piacenza e l’Alta Valnure.  «Casualmente a Ferriere – fa sapere il Comitato - nei primi giorni di gennaio, si scopre che l’ambulatorio per la cura e il controllo dell’ipertensione è stato chiuso. Il locali che lo ospitavano di proprietà del Comune di Ponte dell’Olio improvvisamente non sono più a norma. I circa 500 pazienti di Ferriere, Farini, Bettola e Ponte dell’Olio, tutti parte dell’Unione della Val Nure da Gennaio 2017 si vedono slittare le prenotazioni di 6 mesi da Ponte a Piacenza. Nessuno ha pensare di  avvisare qualcuno. Neppure le Amministrazioni.

Lunedì 23 gennaio, un ferrierese di 75 anni cade in casa nel pomeriggio. Lo portano al pronto soccorso. Lo dimettono alle 23 consegnandogli una confezione di antitrombotico per un solo giorno. L’indomani, gli si dice dimettendolo, che qualcuno dovrà andare alla farmacia dell’ospedale per approvvigionarsi di un’altra confezione. Ma Ferriere è distante. Ma non importa. Qualcuno andrà e qualcuno infatti va. Un amico, un conoscente, un’anima gentile. L’interessato non può muoversi, le code all’ospedale sono lunghe ma tant’è: bisogna pur curarsi. Ferriere è piccolo. Ci si conosce. Tutti così si viene a sapere che certi farmaci occorre prelevarli esclusivamente alla farmacia dell’ospedale. Ferriere è lontano ma si dice che è per la sicurezza del paziente. Ma Ferriere ha un medico di base in grado si garantire la sicurezza e a noi non pare neppure tanto sicuro il tragitto del farmaco da Piacenza a Ferriere consegnato a un qualsiasi delegato del paziente.

Ieri si è poi letto che la Federfarma e la Regione avevano stipulato nel 2014 un accordo che permetteva di unire vantaggi economici e servizi ai cittadini di questo tenore: l’Ausl acquista i farmaci (avendo così un maggior potere contrattuale con le case farmaceutiche) e le farmacie li distribuiscono. L’accordo però viene disatteso. Perché? Una questione economica? Sicuramente! Certamente un risparmio per l’Ausl e per la Regione ma altrettanto sicuramente un aggravio di costi per quei paziente che dalla montagna devono recarsi negli ospedali a prelevare i farmaci.

In montagna, piano piano, siamo arrivati a questo punto: al mattino ci si sveglia e ci si premura di leggere subito il giornale per controllare se improvvisamente e silenziosamente sia avvenuta la sottrazione di qualche servizio. Risulta chiaro che ogni soppressione di un qualsiasi servizio non fa che minare la fragilità della montagna e quindi la possibilità di rimanere a vivere sull’Appennino. Ogni soppressione per altro, viene a gravare sul bilancio dei cittadini. Ogni soppressione di un servizio in loco diviene un enorme disagio per una popolazione ancora determinata a vivere in montagna. Ci si chiede perché la cittadinanza non viene mai messa a conoscenza delle scelte che riguardano la sua salute e perché mai un confronto aperto? Le istituzioni cortesemente rispondano».

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