«Un piano straordinario di investimenti per far ripartire Piacenza»

Il premier Giuseppe Conte in Prefettura a Piacenza: «Questa è una città che ha subìto una ferita lacerante in termini di decessi, tuttora è in sofferenza: è un territorio che merita qualche ristoro da parte dello Stato, qualche gesto di attenzione»

Il presidente Conte davanti alla prefettura di Piacenza (foto Gatti)

«Torneremo a breve a Piacenza lanciare un progetto di investimenti straordinario». Lo ha assicurato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine dell'incontro in prefettura, nel pomeriggio del 28 aprile, insieme al presidente della Regione Stefano Bonaccini, al sindaco e presidente della Provincia Patrizia Barbieri, a una rappresentanza di sindaci piacentino e al prefetto Maurizio Falco. «Sono qui per un doveroso saluto e omaggio a Piacenza, una delle città più colpite da questa emergenza che stiamo attraversando» ha detto il premier alla stampa che lo ha atteso in via San Giovanni. «Questa è una città che ha subìto una ferita lacerante in termini di decessi, tuttora è in sofferenza, ma stanno migliorando un poco dappertutto gli indici della curva epidemiologia. La situazione ora è maggiormente sotto controllo anche qui a Piacenza, però dobbiamo continuare a monitorare».

Che aiuti arriveranno per il territorio Piacentino? «Questo - ha risposto Conte, ma senza entrare nei dettagli - è un territorio che, avendo vissuto e avendo fresca memoria di una sofferenza a tutti i livelli, non solo economica e sociale e anche psicologica, è un territorio che merita qualche ristoro da parte dello Stato, qualche gesto di attenzione. È una di quelle province che andremo a considerare. Adesso stiamo lavorando per il nuovo decreto sulle misure economiche e sicuramente avrà un gesto di attenzione che io spero anche molto cospicuo. Piacenza sarà insieme alle altre province più colpite della Lombardia, questo senz'altro».

E ha aggiunto: «Ovviamente poi vi saranno delle misure più generali che riguarderanno tutto il territorio nazionale. Promuoveremo misure destinate a cercare di ristorare le difficoltà che stanno attraversando le imprese, i lavoratori, le varie categorie professionali a tutti i livelli. E da questo punto di vista poi c'è anche un ulteriore progetto ancora più ambizioso, che abbiamo anche condiviso nell'arco della questo incontro con Bonaccini, una delegazione di sindaci e il ministro De Micheli».

«Stiamo entrando nella Fase 2 - ha spiegato il premier - quella di convivenza con il virus: dico sempre che non è la “fase della liberazione dal virus”. Ci vuole ancora tempo per uscire dall'emergenza. Abbiamo la responsabilità e la consapevolezza di dover procedere dovendo affrontare un rischio calcolato. Per fare questo dobbiamo procedere con gradualità, ovviamente anche qui ci sarà un impatto per le nuove misure: dal 4 maggio c'è una significativa ripartenza della manifattura, quindi tanti lavoratori torneranno alle loro aziende e ditte che riapriranno sicuramente».

«C’è la consapevolezza - ha aggiunto - di avere un piano nazionale strutturato anche sulla base delle informazioni e delle situazioni territorialmente circoscritte che ci consentirà di mantenere sotto controllo la situazione. Voglio rassicurare questa popolazione che ha sofferto tanto e che è ancora sotto choc per i decessi dei propri cari».  Si riapre, ma il quadro sarà costantemente aggiornato. Il monitoraggio quotidiano che stiamo proseguendo ci consentirà, laddove in qualsiasi momento la curva epidemiologica dovesse risalire, cosa che non possiamo escludere, di intervenire con rapidità. Non dobbiamo farci trovarci impreparati».
 
Il premier ha risposto a qualche domanda dei cronisti presenti. «A leggere i giornali mi si dice che un giorno sono troppo deciso nelle scelte senza coinvolgere il Parlamento. Poi, che ascolto troppe opinioni e ritardo le decisioni. Quello che posso dire è che, insieme al Governo, facciamo un lavoro collegiale. Il percorso del Governo – con le Regioni e l’Anci - è sempre stato molto chiaro e ci ha consentito di non dire “tutto e il contrario di tutto”. Seguiamo le valutazioni degli scienziati, analizziamo con loro i dati e prendiamo le decisioni. In altri Paesi si ondeggia: si apre e si chiude continuamente. L’Italia va avanti con la massima prudenza e cautela. Purtroppo la tipologia di emergenza che stiamo affrontando ci impone di dover intervenire decidendo nel giro di poche ore».

«Questo non significa – ha aggiunto Conte - che le prerogative del Parlamento non siano rispettate. Io sono già stato più volte in Parlamento, come più volte a Palazzo Chigi e ho incontrato anche gli esponenti non solo della maggioranza, ma anche dell'opposizione. Continuerò sempre a riferire in Parlamento i decreti legge che abbiamo approvato, saranno ovviamente convertiti in Parlamento. Siamo riusciti, anche in un contesto molto difficile, rispettoso delle prerogative del Parlamento».
 
Perché Piacenza, a 10 chilometri da Codogno, non è stata subito dichiarata zona rossa? «Le decisioni che abbiamo preso avevano una base diciamo scientifica, sentendo gli esperti. È vero che c'è una prossimità con il lodigiano, però è anche vero che qui è stato un po' considerato un contagio di risulta rispetto alla epidemia del focolaio scoppiato a Codogno e dintorni. Dopo la cintura rossa del Lodigiano c'è stato suggerito che era misura sufficiente. Poi come sapete Piacenza è stata interessata da misure molto severe che hanno riguardato l'intera Lombardia, quindi nel momento in cui abbiamo disposto una sorta di zona rossa a livello regionale, ovviamente Piacenza è rientrata in questa. Francamente non abbiamo mai disatteso delle specifiche raccomandazioni».
 
Poi si è parlato di sanità. «Questa è una provincia che merita: c’è un progetto per quanto riguarda la sanità e le infrastrutture. Qua avremo il primo ospedale no-Covid. E si è discusso di progetto per il recupero dell’ex ospedale militare che potrebbe essere rilanciato. Non voglio entrare nei dettagli, però stiamo lavorando per dare un segno di rilancio a questo territorio ferito Perché come sempre accade lo Stato deve aver premura di più quando c'è stata una maggiore sofferenza. E questo sarà il caso». 

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