Cronaca

«Presto nuovi appartamenti per accogliere i profughi. I comuni si uniscano a noi»

La Caritas piacentina fa il punto della situazione sulla gestione dei profughi nel Piacentino. Chiodaroli: «Serve un'accoglienza responsabile e diffusa»

Al centro Francesco Millione e Giuseppe Chiodaroli

«Per la Chiesa l’accoglienza è insita nel Dna. Abbiamo il dovere, anche civico, di accogliere queste persone che hanno, nella maggioranza dei casi, tutti i diritti di essere tutelate e protette in base alle norme internazionali sui rifugiati e i richiedenti asilo. Quei morti ci interpellano e la Chiesa Cattolica deve dare un segno tangibile di accoglienza».

E’ questo il concetto più volte rimarcato da Giuseppe Chiodaroli, direttore della Caritas di Piacenza, e da Francesco Millione, responsabile del settore Mondialità, che hanno illustrato quanto l’ente diocesano ha fatto concretamente fino ad oggi per fronteggiare anche nel Piacentino l’emergenza dovuta ai sempre più numerosi sbarchi in Italia. 
Parlando dell’attuale situazione piacentina, anche alla luce dell’aumento dei profughi destinati alla nostra zona (247 migranti), i due esponenti della Caritas piacentina sottolineano un concetto chiave: «Accoglienza responsabile e diffusa».
«Responsabile nel senso, appunto, che non si può ignorare il problema e tutti siamo chiamati a fare la nostra parte per aiutare questi poveri; diffusa perché siamo convinti che sia possibile affrontare la questione in maniera capillare, anche perché abbiamo visto recentemente che le strutture con tante persone danno dei problemi. Riteniamo invece che sia più opportuno suddividerli in piccole realtà frazionate e sparse per la provincia, per rendere anche più sostenibile il supporto che i profughi possono ricevere dalle comunità locali. E’ così che vinceremo le paure e i pregiudizi».

La Caritas piacentina, in convenzione con la prefettura grazie a un bando ufficiale, spiega che entro la fine di giugno raddoppieranno l’attuale capacità ricettiva in appartamenti, parrocchie ed enti religiosi, arrivando a trenta ospiti, buona parte dei quali verranno inviati in alcune strutture nei comuni della provincia. Sono in fase di ultimazione alcune ristrutturazioni e presto questi appartamenti saranno disponibili.

«I privati che vogliano mettere a disposizione alcune case sono i benvenuti - spiega Chiodaroli - ma devono sapere che non si tratta certo di un modo per affittare gli appartamenti che hanno sfitti da tempo. Siccome per ospitare i profughi servono dei requisiti minimi di servizio, è meglio che passino attraverso di noi altrimenti rischiano di non essere in grado».

Prosegue il direttore della Caritas: «Chiediamo ai comuni della provincia di Piacenza che sono in difficoltà un’azione sinergica insieme a noi. Interpellateci e mettiamoci intorno a un tavolo per pensare a un sistema integrato chiesa-comune non solo per attutire i rischi di questa convivenza ma anche per valorizzarla».

«Non si stratta di migranti economici come qualcuno li ha definiti - aggiunge e conclude Millione - ma di gente che ha davvero bisogno di protezione e che rientra quasi sempre negli standard di asilo e assistenza fissati dalla comunità internazionale».

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