«Primo Maggio, in piazza contro la precarietà»

Manifestazione di Cgil, Cisl e Uil. Preoccupano le crisi Tectubi e Selta. Positiva la crescita dell’occupazione ma «il lavoro resta a tempo determinato e precario. L’Europa impedisca la fuga delle imprese e cambi le leggi, spesso finanziarizzate, sullo stato sociale e sul lavoro»

Il corteo del Primo Maggio

E’ un Primo Maggio che mette al centro l’Europa, con i suoi tanti problemi, quello festeggiato dai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil. Il tradizionale corteo si è snodato da piazzale Genova a piazza Cavalli dove sul palco si sono alternati i diversi relatori. Sosta al Dollmen, dove è stata deposta una corona al monumento ai caduti. Tanti i lavoratori - anche se la piazza presentava molti vuoti - dei tre sindacati che hanno partecipato, insieme con i rappresentanti del Comune (il vicesindaco Elena Baio, i consiglieri comunali Sergio Pecorara, Christian Fiazza, Luigi Rabuffi e Gloria Zanardi), della Provincia (Paola Galvani), dell’Anmil, con il presidente Giovanni Ferrari, dell’associazionismo e dei partiti. E in prima fila, in piazza, la ex deputata del Pci, Nanda Montanari, che è sempre stata presente a queste celebrazioni.

«Qui ci sono i colori dell’Europa - ha esordito Marina Molinari, segretaria Cisl - dove si stanno decidendo tante leggi peri lavoro. Bisogna evitare che le aziende si spostino in Paesi dove si pagano meno tasse e dove il costo del lavoro è più basso». Due casi emblematici nella nostra provincia sono rappresentati da Tectubi e Selta, con decine di lavoratori che stanno perdendo il posto di lavoro. «A breve - continua Molinari - ci saranno incontri per Selta. Anche questi casi sono la dimostrazione del fatto che o ci sono regole europee o anche la capacità tecnologica non basta più. Gli Stati non devono essere messi in concorrenza l’uno con l’altro». La ripresa dell’occupazione è giudicata positiva «anche se il trend è lento. Purtroppo, un’analisi di Unioncamere Emilia Romagna prevede crescita zero nel 2019 e un possibile segno negativo a fine anno. Ci auguriamo che questi dati possano cambiare».

A rappresentare la Uil c’è Vincenzo Guerriero, segretario Uil Tucs (commercio): «Venti di populismo e sovranismo che soffiano possono diventare pericolosi se l’Europa non si dà regole centralizzate. La gestione dello Stato sociale non va lasciato ai singoli Stati, ma gestito in modo coordinato». A Piacenza, «anche se si registra una leggera ripresa, la disoccupazione resta elevata. La logistica, ad esempio, è croce e delizia, perché assorbe sì manodopera, ma la espelle anche facilmente».

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Lo Stato sociale, il lavoro e i diritti sono i temi fondamentali per Ivo Bussacchini, della segreteria Cgil e segretario Fiom Piacenza. «Siamo preoccupati - afferma - perché l’economia piacentina rallenta. Ci sono le chiusure di Sima Tectubi e Selta. Il futuro è incerto, per i lavoratori e le loro famiglie». Rispetto al comune «serve una scossa riguardo alla gestione del futuro, che non deve essere solo la logistica: ci sono l’ospedale, le aree militari. E’ necessaria una convocazione generale per discutere dello sviluppo del comune e del territorio». Infine, Bussacchini reputa positivo il ritorno ai dati occupazionali del 2008 (anche se resta alta quella giovanile): «Più lavoro è sempre positivo. Ma se si leggono i dati, emerge come il lavoro sia sempre più a tempo determinato e precario. Noi diciamo no a una vita precaria. Servono modifiche delle assunzioni e degli ammortizzatori sociali. Purtroppo, le leggi europee sono figlie di politiche e di interventi finanziarizzati che indeboliscono le tutele».

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