«Pressioni delle forze dell’ordine per far interrompere i contratti con Bazzoni»

Al processo testimonia la figlia del commercialista che ha registrato la conversazione con una imprenditrice. Il contenuto è stato acquisito agli atti

“L’imprenditrice si è scusata per aver disdetto il contratto con il nostro studio, ma ha detto che la decisione non era di sua volontà. Aveva ricevuto pressioni, facendo riferimento alla Guardia di finanza e ad altre forze dell’ordine”. La deposizione, davanti al collegio dei giudici presieduto da Italo Ghitti (a latere Elena Stoppini e Maurizio Boselli) è di Astrid Bazzoni, figlia del commercialista Carlo, imputato nel processo per estorsione e millantato credito. La donna ha registrato la conversazione, del dicembre 2009, e il documento è stato acquisito agli atti del processo.

Secondo le accuse, il commercialista avrebbe chiesto soldi a due fratelli con la promessa di riuscire ad ammorbidire eventuali sanzioni dopo la verifica dell’Agenzia Entrate (due funzionarie sono già state condannate) grazie alle sue conoscenze. I fratelli Ferrari, proprietari di due aziende meccaniche, avevano denunciato il fatto ed era partita l’inchiesta. I fratelli si sono poi costituiti parte civile e oggi era in aula uno dei loro avvocati, Massimiliano Ielo.

La commercialista ha risposto alle domande dei difensori del padre, gli avvocati Luigi Stortoni e Paolo Fiori e del pm Antonio Colonna. Secondo la commercialista quel giorno una imprenditrice si recò nello studio Bazzoni per parlare con lei. L’inchiesta era già esplosa. “I rapporti erano stati molto cordiali, ma poco prima ci era giunta una e-mail molto fredda con cui si rimetteva il mandato allo studio. Io, in quel periodo non i fidavo di nessuno, così accesi il mio Mp3 e lo misi in una borsa”. Le due donne parlano e l’imprenditrice “si scusa di aver interrotto il rapporto. Era emozionata. Mi disse che si era trovata bene con noi e mi parlò delle pressioni ricevute per allontanarsi da Bazzoni”. La figlia è andata oltre: “La cliente mi disse anche che secondo lei il bersaglio non era tanto mio padre, quanto il suo utilizzo per arrivare a terze persone”.

Un’udienza pirotecnica quella di questa mattina, in cui è andato in scena un altro duello - sempre su temi procedurali e sull’ammissione o meno di certe domande - tra difesa e accusa. A scatenarlo era stata la deposizione di uno dei cinque testimoni, un commercialista milanese a cui i due fratelli avevano chiesto di esaminare i loro bilanci e la contabilità affidata a Bazzoni. Il professionista, Luigi Campisi, ha definito la contabilità delle aziende “approssimativa e carente”, parlando di irregolarità e a un certo punto ha definito “falsi i bilanci”. Ne è nata una “baruffa” verbale tra i difensori di Bazzoni, il pm, che ha costretto all’intervento deciso il giudice Ghitti. Campisi ha ricordato che i fratelli gli avevano detto che Bazzoni avrebbe potuto intervenire per sanare eventuali verifiche e che sapeva in anticipo dei controlli. Sulla precisione dei conti di cassa che hanno formato i bilanci, il commercialista ha detto di non saper rispondere, replicando che se avesse un bilancio sotto le mani avrebbe subito dimostrato le cose che non andavano.

A favore di Bazzoni, invece, hanno testimoniato alcuni imprenditori i quali hanno affermato la correttezza del rapporto con lo studio Bazzoni, il fatto che non gli siano mai stati chiesti per altri interventi e che ogni pagamento veniva fatturato.

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La corte ha stabilito che a fine mese verranno sentiti gli ultimi testimoni, poi si arriverà alla discussione finale.

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