Bazzoni, registrazioni con le richieste all’imprenditore per evitare controlli

Uno dei fratelli Ferrari racconta il rapporto con il commercialista e i versamenti di soldi per ammorbidire i controlli. Scontro tra difesa e pm e il giudice sospende l'udienza

Il tribunale di Piacenza

Mentre venivano versate mazzette in forma di gioielli alle due funzionarie dell’Agenzia Entrate, il commercialista avrebbe chiesto altro denaro per ammorbidire i controlli alla sua azienda. Il racconto di quanto avvenuto nel 2007 lo ha fatto in tribunale questa mattina, 15 gennaio, Alfredo Ferrari un imprenditore che, con il fratello Andrea, aveva denunciato la richiesta di denaro da parte di due funzionarie dell’Agenzia Entrate (una ha patteggiato e l’altra è stata condannata) e del commercialista Carlo Bazzoni. Il professionista è imputato dei reati di estorsione e millantato credito. Nell’udienza sono anche state lette alcune delle registrazioni che l’imprenditore aveva fatto nello studio di Bazzoni.

E’ durata ore l’audizione del testimone, sentito prima a lungo dal pm Antonio Colonna, dai difensori di Bazzoni (gli avvocati Luigi Stortoni e Paolo Fiori) e dai propri legali di parte civile (Enzo Faraone e Massimiliano Ielo, del Foro di Catania, che assistono i fratelli Ferrari). Ferrari, davanti al collegio dei giudici presieduto da Italo Ghitti, ha ricordato come dopo le richieste di pagamento delle due donne (specificarono di volere gioielli), l’amministratore della ditta Fms si recò in un negozio del centro e acquistò gioielli per un valore di diecimila euro.

Nello stesso momento, ha affermato il testimone, il commercialista disse al fratello che erano emersi problemi nel bilancio. E si trattava di irregolarità che avrebbero comportato pesantissime sanzioni. Bazzoni, secondo Ferrari, avrebbe chiesto dapprima 50mila euro per intervenire e ammorbidire quei controlli. Poi la cifra si sarebbe abbassata fino ad arrivare a 15mila. “Denaro - ha detto Ferrari - che a detta di Bazzoni sarebbe servito per le due funzionarie delle Entrate e per chi stava sopra di loro”.

Le registrazioni effettuate, avallate dai carabinieri, sono poi state depositate come documenti nel processo. “Le abbiamo fatte per denunciare questa situazione” ha detto Ferrari. Molti gli stralci letti da Colonna che ne ha poi chiesto conto a Ferrari. In una di queste, Ferrari parla con le due funzionarie e loro lasciano intendere che potrebbe denunciare il commercialista, come hanno fatto altri. In un’altra, Bazzoni, per far capire ai Ferrari il rischio che correvano con il Fisco, avrebbe fatto il paragone della bilancia: su un piatto ci sono centinaia di migliaia di euro da pagare, sull’altra una caz…ta (riferendosi alle poche miglia di euro da versare per ammorbidire i controlli, ndr)”. Il commercialista, ha ricordato l’imprenditore piacentino, ci ricordava spesso che ci sarebbero potuti essere problemi penali e anche l’arresto. Gli avvocati di parte civile hanno chiesto al testimone perché prima volevano abbandonare lo studio Bazzoni, ma poi rimasero. Ferrari ha risposto che gli era stato fatto notare che sarebbe potuta partire una “raccomandata anonima” alla procura o all’Agenzia Entrate.

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I difensori di Bazzoni, dopo aver più volte contestato alcune domande del pm e alcune dichiarazioni di Ferrari, hanno sottolineato come i due fratelli non siano mai stati soci né amministratori della Fms. E’ strano, ha sottolineato Fiori, che chi non avesse ruoli abbia pagato per ammorbidire controlli che non lo riguardavano. A un certo punto, dopo l’ennesima querelle, sull’ammissibilità o meno di alcune domande della difesa, tra Fiori e il pm, il presidente Ghitti è intervenuto con energia e ha sospeso l’udienza.

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