Processo Bellomo-Nalin: ritirate le querele, deciderà una perizia medica

I due magistrati accusati di stalking e lesioni verso una studentessa piacentina all’interno dei corsi di formazione da loro tenuti. Il giudice nominerà un perito medico legale: dovrà stabilire se il comportamento di Bellomo ha provocato i danni psicologici e fisici alla ragazza, con la quale aveva avuto una relazione. Le difese: «Non sono responsabili». Le parti civili escono dal processo: raggiunta una conciliazione

Ritiro delle querele e nuova udienza dove sarà nominato un perito che dovrà valutare se il comportamento di quel giudice aveva causato o meno danni psicologici e fisici alla ragazza cielo aveva denunciato. In sintesi, è il risultato dell’udienza, il 27 settembre, davanti al giudice per l’udienza preliminare, Luca Milani, (pm Emilio Pisante) nell’ambito del processo che vede imputati due giudici, accusati di stalking e lesioni gravi: Francesco Bellomo e per il pm di Rovigo, Davide Nalin. Bellomo è un ex magistrato del Consiglio di Stato (è stato destituito dal consiglio di autogoverno della magistratura amministrativa), mentre Nalin è stato sospeso. I due magistrati hanno scelto il top dell’avvocatura italiana per farsi assistere. Bellomo è difeso dall’avvocato Beniamino Migliucci (presidente delle Camere penali), mentre Nalin è seguito da Vittorio Manes, noto penalista di Bologna e docente di Diritto dell’economia. Presente anche l’avvocato Gianluca D’Oria, del Foro di Bari, che segue Bellomo nell’inchiesta aperta nel capoluogo pugliese. All’esterno, gli avvocati hanno risposto alle domande dei giornalisti, tra cui l’inviato Rai per “Storie Italiane”, Vittorio Introcaso. «I nostri due assistiti - hanno affermato Manes e Migliucci - si ritengono innocenti e non responsabili delle eventuali lesioni psichiche subite dalla ragazza. Per Bellomo, poi, c’era anche un rapporto affettivo».

L’ACCORDO Dal processo di oggi, sono uscite le parti civili. La ragazza, una 32enne piacentina - che aveva dato il via all’inchiesta con una querela nei confronti di Bellomo - e i suoi genitori si erano costituiti nell’udienza a luglio. Oggi è stata rimessa le querela e i genitori hanno revocato la costituzione di parte civile. «Abbiamo raggiunto una conciliazione» ha affermato Migliucci. La giovane e i famigliari sono assistiti dagli avvocati piacentini, Franco Livera, Graziella Mingardi e Luigi Salice.

LA PERIZIA Le difese hanno presentato al giudice una memoria che pone un dubbio sul rapporto di causa tra il comportamento di Bellomo e le lesioni psichiche della ragazza. La giovane, secondo le accuse - e che aveva avuto una relazione con Bellomo - era stata male e ricoverata in ospedale raccontando di essere stata insultata, minacciata e sottoposta a interrogatori di vario genere, anche incrociati, sulla precedente vita sessuale, con la richiesta, tra l'altro, di organizzare una tabella con indicazione di luoghi, frequenza e modalità. I difensori hanno chiesto al giudice di stabilire se il comportamento di Bellomo abbia provocato quei danni. Il gup Milano si è riservato e ha rinviato l’udienza in novembre, quando nominerà un perito medico legale per accertare l’esistenza o meno di una causa tra il modo di agire del giudice e la seguente malattia della ragazza. La difesa di Bellomo ha già presentato una propria perizia, che è stata depositata. Migliucci ha parlato di «una vicenda travagliata e di un rapporto affettivo che comunque esisteva».

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LA STORIA I due magistrati, secondo le accuse della procura, nel 2016, avrebbero proposto una borsa di studio ad alcuni partecipanti ai corsi di formazione - alla scuola di formazione “Diritto e Scienza” - per la preparazione dell’esame all’accesso in magistratura previa firma di un contratto che prevedeva anche un dress code: le ragazze avrebbero dovuto indossare minigonne, calze a rete o usare il rossetto. Inoltre, nel contratto era previsto che i candidati - tra loro anche uomini - informassero soprattutto Bellomo della loro vita personale, delle relazioni sentimentali e altre informazioni tutte da tenere riservate. Pena, l’esclusione dalla borsa di studio o anche l’avvio di una causa civile. Nalin, invece, avrebbe supportato Bellomo nell’organizzazione dei corsi con un ruolo di mediatore con i corsisti.

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