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Cronaca

Processo ex Pertite: nessuna condanna, imputati tutti prosciolti

Non c'è alcuna condanna nel processo dell'ex Pertite. Il collegio presieduto da Italo Ghitti lo ha deciso nella mattina del 2 luglio in tribunale. Il generale Giuliano Taddei (ex direttore del Polo di mantenimento pesante) e altre 9 persone erano imputate a vario titolo per la creazione di una discarica abusiva all'interno dell'area ex Pertite

Lo spettro che si aggirava sul tribunale, alla fine, si è materializzato. E ha preso le forme della prescrizione  - quella che aleggiava sul dibattimento da almeno un paio di anni - per tutti i reati, o meglio per quelli rimasti, nel processo sul traffico di rifiuti all’interno del Polo di mantenimento pesante.

Il presidente del collegio Italo Ghitti, poco prima delle 11 del 2 luglio, ha letto la sentenza, affiancato dai giudici Elena Stoppini e Adele Savastano. Per tutti e dieci gli imputati, il presidente ha stabilito il non luogo a procedere perché per loro i reati erano prescritti - erano trascorsi cioè sette anni dalla loro contestazione - e per qualcuno non c’era nemmeno la querela (in questo caso il riferimento era al furto che con il danneggiamento di stabilimento militare erano le accuse restate in piedi). Un gruppo di lavoratori ed ex dipendenti del Polo ha ascoltato la sentenza e poi se ne è uscito in silenzio. Come tutti gli avvocati difensori, del resto. Mai come in questo caso il vecchio adagio che le sentenze non si commentano è stato rispettato.

Il proscioglimento ha certo accontentato le difese e gli imputati, che si trovavano sotto inchiesta da diversi anni, ma ha lasciato i dubbi su cosa sia avvenuto all’interno del polmone verde della ex Pertite e di chi abbia tratto un guadagno, più o meno lecito, da tutto questo.

Un destino già scritto quello di questo processo. Un destino che aveva già visto il pubblico ministero Antonio Colonna lo scorso 11 aprile, quando pronunciò la sua requisitoria. Concreto, come è la persona, il suo incipit: «Questo è un processo morto». Un decesso sopraggiunto «quando il gip non dispose la custodia cautelare facendo cadere tutti i reati nell’indulto».

PROCESSO EX PERTITE: TUTTA LA VICENDA

L’inchiesta era partita dalle dichiarazioni di un operaio sul rischio che sotto terra ci potessero essere rifiuti radioattivi. In quel periodo, al Polo era in atto un forte scontro sindacale tra il direttore, il brigadier generale Giuliano Taddei, e i rappresentanti dei lavoratori. Ispezioni di parlamentari, interrogazioni e furiosi match presero vita dal 2006 in poi. Partì l’indagine, svolta dai carabinieri, e si scavò all’ex pertite. Si trovò una buca dove c’era un po’ di tutto, anche se va detto che da decenni lì si seppelliva un po’ di tutto. E si continuava, come hanno detto alcuni operai: carta, legno, ferro e altro. Ci fu un taglio di piante per 5mila quintali – la zona andava bonificata comunque perché era diventata impraticabile - e non si sa dov’è finito quel legname. Ci sono state decine di trasporti fantasma, perché, ha detto il pm quei camion di rifiuti non sono mai usciti né sono mai stati registrati. Taddei ha detto di aver sistemato quella zona, proseguendo lavori avviati dai suoi predecessori, ma di non aver mai saputo nel dettaglio che cosa avvenisse quando gli operai erano al lavoro.

Già a maggio il collegio decise il non luogo a procedere per sette persone dai reati di falso ideologico, falso e truffa ai danni dello Stato. Inoltre, i giudici dissero no alla costituzione di parte civile di Cgil, Legambiente e Comune.

Il processo vedeva come imputati il generale Taddei, i due marescialli Bernardino Politi e Francesco Paonessa, gli autotrasportatori Alessandro Fagioli, Claudio Barella e Costantino Bellocchio e anche per Carlo Rocca, Oliviero Vecchiato, Mauro Ferri e Paolo Quaglia. Secondo la procura, sarebbero stati conteggiati trasporti per 320mila euro pagati dallo Stato, mai avvenuti, di rifiuti e materiale di scarto in discarica, che invece sarebbero finiti in una buca all’ex Pertite. Dei pagamenti, secondo le accuse originarie della procura (tra cui corruzione, truffa, falso) si sarebbero avvantaggiate soprattutto le imprese di trasporti, attraverso un abile gioco di subappalti.

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