Disabili, quattro imputati per i certificati taroccati per ottenere il pass

Al processo per falso e truffa il Comune, parte civile, ha chiesto 20mila euro di risarcimento. La polizia municipale, indagando, ha seguito un matrimonio dove gli "ammalati" avevano tacchi a spillo e salivano le scalinate

Per smascherare i falsi invalidi che utilizzavano i pass per le auto, gli agenti della Polizia municipale sono anche andati a un matrimonio e si sono fatti dare le foto che ritraevano persone titolari del tagliando camminare su tacchi a spillo o salire ripide scalinate senza alcun problema. Sono alcuni particolari emersi oggi nel processo che vede imputate quattro persone, tra cui un medico dell’Ausl che avrebbe, secondo le accuse, attestato le “disabilità”.

Numerosi avvocati e il pubblico ministero Antonio Colonna si sono presentati questa mattina, 8 ottobre, davanti al giudice Elena Stoppini. A deporre erano stati chiamati alcuni tra agenti e ispettori della Municipale che avevano condotto le indagini cominciate tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011. L’operazione venne chiamata “Affari di famiglia”, anche perché vi sono coinvolti due fratelli e il convivente di una dei due. La donna è accusata di falso, mentre gli altri imputati di truffa.

L'Azienda sanitaria, nel processo, si è costituita parte civile. Azione intrapresa anche dal Comune che, con l’avvocato, Elena Vezzulli, ha chiesto un risarcimento di 20mila euro.

L’ispettore, rispondendo alle domande del pm prima e degli avvocati poi, ha spiegato la nascita dell’inchiesta e la metodologia seguita. Un lavoro lungo che ha portato la Municipale a cercare di capire come mai certe persone fossero in possesso di quel contrassegno.

Su queste basi è cominciato un controllo per approfondire le circostanze di rilascio da parte dell'Ausl della certificazione di invalidità.

Dopo un riscontro presso Tempi Agenzia si è scoperto, ad esempio, che la donna di 43 anni, con i tacchi vertiginosi, aveva avuto il pass temporaneo rilasciato di anno in anno per quattro anni consecutivi, fino al 2010 sempre firmato dallo stesso medico certificatore di piazzale Milano. Si sono acquisiti cosi altri materiali da parte della magistratura, almeno 3000 fascicoli di cui un centinaio riportavano la firma in calce del medico in questione.

Da ulteriori approfondimenti è risultato come altre due persone, legate da vincoli di parentela con la donna, fossero in possesso di pass invalidi, sempre con in calce la firma dello stesso sanitario. Ma in questi tre casi come in altri vagliati dagli inquirenti, si è appurato come mancasse, nei fascicoli della pratica per il rilascio dei permessi, la certificazione che attestasse lo stato di invalidità necessaria per ottenere i benefici del permesso di circolazione.

Il medico di 56 anni, appartenente all'Ausl, era  stato sospeso dall'attività. Inoltre è stato denunciato con le altre tre persone per i reati di falso ideologico, truffa in concorso, aggravati dal fatto che sono stati commessi a danno di enti pubblici (Ausl e Comune di Piacenza).

 

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