Processo Filosa, contratti all’agenzia della figlia e pagamento di arredi

Parlano i manager di alcune aziende che avevano stipulato contratti con al società di consulenza. E spunta anche un viaggio da 6mila euro per l'ex direttore e la moglie

Da sinistra: Filosa con gli avvocati Ricciardi e Alibrandi

I modi in cui alcune aziende avrebbero pagato Filosa, temendo ripercussioni e controlli, sono stati illustrati questa mattina in Tribunale nell’udienza che vede l’ex direttore della Direzione provinciale del lavoro imputato per corruzione insieme con l’imprenditore milanese Morgan Fumagalli. Davanti al collegio, presieduto da Italo Ghitti, sono sfilati i manager di alcune imprese che avevano, secondo l’accusa del pm Antonio Colonna, in qualche modo pagato Alfonso Filosa. Il primo a parlare è stato Fausto Bolognesi, ex membro del cda di Bertana, una grande azienda di macellazione della provincia di Cremona. L’azienda era stata multata di due milioni di euro dopo un controllo agli inizi del 2000 (attualmente si attende il responso della Cassazione). Tra il 2006 e il 2007, Bolognesi incontrò Filosa e gli parlò della vicenda.

Il direttore ha detto che la situazione era complessa e che all’azienda sarebbe servito l’aiuto di un consulente e gli fece il nome della società Freeman consulting (di proprietà della figlia di Filosa). Bertana sottoscrisse un contratto e fino al 2008-2009 pagò una cifra tra i 40mila e i 60mila euro. La stessa storia l’ha raccontata Giovanni Canali, direttore della Ghinzelli (l’azienda che incorporerà Bertana) e ha detto che Filosa “caldeggiò” la consulenza specialistica per una cifra di 20mila euro l’anno. L’azienda chiese a Filosa anche alcuni consigli sulla ristrutturazione interna.

E qui, i difensori di Filosa, gli avvocati Luigi Alibrandi e Benedetto Ricciardi, hanno chiesto se l’azienda avesse attuato i suggerimenti del direttore del Lavoro. Canali ha risposto di sì. Insomma, la difesa ha dimostrato che non si trattava di corruzione, ma di consigli dati da Filosa e applicati dalla Bertana. Anche Marco Carnevali ha raccontato la storia dell’impresa dicendo di aver avuto timore di guai giudiziari e “non altre paure” se non si fosse fatto il contratto. E’ uscito poi il pagamento, da parte di Bertana, di un viaggio per Filosa e la moglie di 6mila euro negli Usa. Perché avete pagato se non avevate alcun rapporto con Filosa? Ha chiesto il pm. “Perché temevamo eventuali ispezioni”. Nel 2009 furono interrotti i rapporti con Filosa. Interrogato da Alibrandi, Canali ha detto che della richiesta della consulenza era stato informato il cda, che decise di fare il c ontratto.

Infine, ha deposto Lorenzo De Micheli, dell’azienda di Villanova Enersys, e l’ex direttore amministrativo Andrea Bonini. I due hanno confermato di aver pagato le fatture di Arredorama, negozio dove, sempre secondo l’accusa, Filosa aveva comprato mobili e oggetti di arredamento (un totale di 10mila euro). Nel 2008, però, Bonini disse a Filosa che era l’ultimo pagamento. Il direttore del Lavoro gli chiese se era sicuro di quello che stava facendo. L’avvocato Ricciardi ha depositato una perizia medica e l’interrogatorio in carcere del gip Salvini, nel quale è scritto che Filosa non era in grado di parlare per un intervento alle corde vocali. Questo in riferimento a una telefonata tra Bonini e Filosa, nel quale Bonini ha detto di aver parlato con l’ex direttore. Infine, Roberto La Gamba, il direttore amministrativo prima di Bonini, ha affermato che le fatture di Arredorama venivano pagate da anni e arrivavano tutte intorno a Natale, precedute da una telefonata di Filosa.

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