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Cronaca

Processo Filosa, indagato un testimone in aula

L'accusa: ha negato ciò che aveva detto negli interrogatori. Il pm chiede di indagare per falsa testimonianza Mainardi, l'uomo che venne arrestato mentre consegnava un assegno all'ex direttore del Lavoro

Dopo diversi avvertimenti, non ha cambiato atteggiamento e il pubblico ministero ha chiesto di far tornare gli atti alla procura e indagare Gerardo Mainardi per falsa testimonianza. E’ l’ennesimo colpo di scena all’interno del processo che vede imputati Antonio Filosa, ex direttore della Direzione provinciale del lavoro e l’imprenditore milanese Morgan Fumagalli. Entrambi sono imputati di corruzione (Filosa anche di rivelazione di segreti d’ufficio). Filosa avrebbe ricevuto denaro, secondo l’accusa, per avvertire in anticipo alcune aziende dei futuri controlli dell’Ispettorato del lavoro.

INDAGATO IN AULA - Oggi, sono sfilati in aula testi della accusa. Gerardo Mainardi - che ha già patteggiato una pena di due anni in questo processo, è l’uomo che venne arrestato il 24 giugno 2009 mentre consegnava a Filosa, in ufficio, un assegno di 1.500 euro - ha detto di aver conosciuto l’ex direttore a Salsomaggiore. Ne nacque un’amicizia che portò a diversi viaggi in Romania, Ungheria, Slovenia. E qui, il pm Antonio Colonna ha cominciato a contestare le dichiarazioni di Mainardi. L’uomo, che lavorava per alcune cooperative di pulizie e servizi, aveva detto di aver pagato lui i viaggi in cambio di favori, mentre in aula ha affermato che ognuno pagava il proprio. Ha poi confermato di avergli fatto diversi regali a Filosa (prosciutti e mozzarelle, vacanze) come faceva spesso agli amici. Il presidente del collegio, Italo Ghitti, ha ricordato al teste che rischiava di commettere un reato. In un altro caso, Mainardi, assistito dall’avvocato Lorenza Dordoni,  ha detto di aver chiesto aiuto a Filosa per irregolarità relative al mancato pagamento dell’Iva, ma l’ex direttore disse di non averlo potuto aiutare. Il pm gli ha contestato, invece, che Filosa, come disse in un interrogatorio lo stesso Mainardi, lo rassicurò: se ti danno una multa io riesco ad annullarla. Mainardi ha anche detto di non aver riletto il verbale di interrogatorio dopo averlo firmato.

Mainardi ha poi detto che i soldi dati a Filosa erano i pagamenti di un prestito avuto dall’ex direttore in precedenza. Molti assegni, come avevano affermato alcuni parenti di Mainardi in altre udienze, erano firmati da loro e non Gerardo, che non poteva emettere assegni perché protestato. “Ma lei - ha controbattuto Colonna - aveva affermato che i soldi erano la ricompensa per un intervento di Filosa dopo i controlli dei carabinieri dell’Ispettorato del lavoro”. A questo punto, la svolta: il pm ha chiesto l’incriminazione di Mainardi. I difensori di Filosa, gli avvocati Benedetto Ricciardi e Luigi Alibrandi,  hanno mostrato all’uomo quattro assegni finiti a Filosa, ma lui ha riconosciuto la propria firma solo su uno.

PIZZE GRATIS - In seguito sono stati sentiti il gestore della pizzeria Infinito, di Castelvetro, Ida Mandara e Nicola Mandara della famiglia che gestisce un albergo ristorante a Cremona.  Anche in questi due casi sono state diverse contestazioni dell’accusa alle dichiarazioni dei due testimoni. Nicola ha detto di essere diventato amico di Filosa, al punto di prestargli anche la propria abitazione. L’uomo ha detto di aver ricevuto  una chiamata da Filosa, ma di non aver capito cosa dicesse (l’ex direttore aveva problemi alle corde vocali). Gli venne passata al telefono la moglie di Filosa che disse di dover contattare mia sorella alla pizzeria Infinito, ma non spiegò di cosa dovesse parlare. Mandara ha negato di aver mai dato soldi a Filosa. E lo stesso ha fatto la sorella Ida, sentita subito dopo. La donna ha detto che spesso veniva offerta la pizza a Filosa e ai suoi familiari per cortesia. Sulla telefonata di avvertimento, la donna ha detto che la moglie di Filosa le parlò di carabinieri, ma lei non colse bene il significato. Il pm allora, riprendendo il verbale di interrogatorio, ha detto che la donna ammise di aver sentito che ci sarebbe stato un controllo dei carabinieri dell’Ispettorato del lavoro proprio quella sera.

MORGAN FACILITY MANAGMENT - E’ stata poi la volta di altri testimoni legati ai rapporti tra Fumagalli, titolare della Morgan facility managment, e la direzione del lavoro. E qui sono usciti i ruoli di due sindacalisti, Giorgio Cantarelli e Gianni Salerno, entrambi della Cisl ed entrambi già giudicati, che si adoperavano per intervenire per alleggerire le multe della Morgan per non aver pagato i contributi all’Inps. Roberto Bassi, coordinatore delle coop di facchinaggio e pulizie a cui Morgan subappaltava le commesse. Una volta seppe, da Riccardo Buschi, responsabile commerciale di Morgan, in anticipo di un controllo alla Lpr. Bassi ha ricordato che nel 2007 venne avvisato di dire ad alcune operaie di una ditta che lavorava alla Lpr di non presentarsi il giorno dopo perché ci sarebbe stata una ispezione. Bassi, sempre da Buschi, seppe anche nel 2008 che qualcuno di Morgan pagava per evitare i controlli. E’ stata poi la volta di Buschi. Morgan aveva un fatturato di circa 2 milioni l’anno. Il pm gli ha chiesto perché le coop duravano un anno o due e poi chiudevano per riaprire con gli stessi dipendenti e un altro nome. Buschi ha parlato di problemi legati al pagamento dei contributi che non venivano versati. Un fatto che poi comportò multe salatissime alla Morgan. Alcuni clienti, quando vennero a sapere del mancato pagamenti all’Inps bloccarono i contratti e quindi il lavoro. Se infatti non vengono versati i contributi a pagare è il committente. Ad esempio, alla Lpr vennero chiesti pagamenti, nel 2007, per 300mila euro. Bassi ha ricordato che ci fu un intervento di Cantarelli (Cisl) sugli ispettori per non far partire le pratiche di contestazione perché Morgan rischiava di vedersi azzerare le commesse. Buschi, rispondendo al pm, ha affermato di aver avuto la sensazione che qualcuno passasse bustarelle alla Direzione del lavoro. Nel 2008, Buschi sentì dire di un pagamento annuo di circa 30mila euro per un trattamento di favore sui controlli nei cantieri di Piacenza. Cantarelli, ha dichiarato l’uomo, agli inizi del 2009 disse che si doveva pagare anche per quell’anno e che sarebbe stato così per ogni anno a seguire. Insomma, secondo Buschi, il contatto la Direzione del lavoro non sarebbe avvenuto direttamente, ma attraverso il sindacato. Un punto questo, a favore dell’avvocato di Morgan, Michele Passarella il quale ha sempre sostenuto che il proprio cliente, Fumagalli, sia stato concusso (cioè i soldi gli erano stati chiesti) e non sia un corruttore.

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