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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

«L'ho visto rubare e ho chiamato i carabinieri»: così la perpetua fece arrestare un ladro

Furti al santuario della Beata Vergine del Castello a Rivergaro e uno nella chiesa del Monte Penice. Prosegue il processo che vede imputato un veronese

All’apparenza era un cristiano devoto, si inginocchiava e pregava davanti all’altare anche per lungo tempo e invece – secondo l’accusa – ha messo a segno diversi furti al santuario della Beata Vergine del Castello a Rivergaro e uno nella chiesa del Monte Penice (entrambi compiuti nel luglio 2017). Con un’asta flessibile in alluminio ricoperta da un nastro biadesivo infilata nelle cassette delle offerte sarebbe riuscito ad impossessarsi di alcune decine di euro, offerte dei fedeli. Di furto, davanti al giudice Sonia Caravelli (pm Antonio Rubino), deve rispondere un 57enne veronese difeso dall’avvocato Giovanni Chincarini prima, e ora da Emanuele Solari. Nelle udienze scorse hanno testimoniato don Pietro Bulla, all’epoca padre del santuario del Penice e il luogotenente Riccardo Molinelli, ex comandante della stazione dei carabinieri di Bobbio. Nei giorni scorsi invece in aula sono comparsi il comandante dei carabinieri di Rivergaro, Roberto Guasco, e la perpetua del santuario della Beata Vergine del Castello: «Ho visto spesso quell’uomo frequentare la chiesa. Arrivava - ha spiegato la donna - con una Lancia Y e se c’erano troppi fedeli faceva finta di armeggiare nel cofano, poi entrava e si metteva in ginocchio davanti alle cassette. Era sempre ben vestito, curato e spesso parlava con i rettori che nel tempo si sono succeduti, cercava di conquistare la loro fiducia, immagino. Mi aveva insospettito anche perché in quel periodo c’erano stati alcuni furti e ammanchi  - tra cui la sparizione di un computer portatile e 1500 euro dallo studio del don. Quel giorno (dell’arresto) l’abbiamo visto inginocchiarsi, estrarre l’asta per poi calarla, a quel punto ho chiamato Guasco immediatamente. Nel contenitore aperto poi abbiamo trovato dei pezzi di nastro e una banconota tagliata a metà, tuttavia non potevamo sapere quanto fosse la cifra prima del furto». «Quando siamo arrivati – ha spiegato il luogotenente – l’abbiamo bloccato sul sagrato. Perquisito, aveva le tasche gonfie, gli abbiamo trovato addosso alcune banconote da 10 euro, una con ancora il nastro adesivo incollato e delle monete, e l’abbiamo arrestato». Il processo è stato aggiornato.

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