Cronaca

«L'ispettore ha sempre informato i superiori, perché nessuno è intervenuto?»

Parte il processo a un ispettore di polizia, preso nella maxi retata dei carabinieri che arrestarono per spaccio di droga 13 persone, tra cui sei agenti. Il difensore del poliziotto chiama a testimoniare i vertici della questura e dice che manca una telefonata tra il suo assistito e un maresciallo dei carabinieri

L'avvocato di Anastasio, Piero Porciani

«Noi non abbandoniamo nessuno». Così un poliziotto ha espresso la propria vicinanza al collega imputato di detenzione e spaccio di droga oltre ad altri reati. E intorno al poliziotto si sono stretti altri tre colleghi, che gli hanno testimoniato la loro vicinanza. E in aula, come testimoni saranno presto chiamati numerosi altri poliziotti della questura, a partire dall’ex questore Pietro Innocenti. Insomma, un processo che si annuncia ricco di colpi di scena perché saranno chiamati in causa vertici della questura, ma saranno anche sviscerate le modalità in cui è stata condotta l’inchiesta e si cercherà di addebitare a ogni attore di questa vicenda le sue responsabilità.

E’ cominciato questa mattina, 5 novembre, il processo nei confronti di Claudio Anastasio, ispettore della Squadra mobile, di Eridania Cortes e Boris Angeloski. Tutti sono accusati di detenzione ai fini di spaccio. Il poliziotto anche di una lunga serie di reati. L’udienza si è svolta davanti al collegio presieduto da Italo Ghitti, a latere Elena Stoppini e Maurizio Boselli. Breve la durata: è stata decisa la trascrizione di alcune telefonate e la lista dei primi tre testi che saranno chiamati dal pubblico ministero Michela Versini.

I TESTIMONI Ma se la lista testi del pm sarà interessante e composta di una quindicina di persone, altrettanto o forse di più saranno i testimoni chiamati a deporre da parte della difesa di Anastasio. Il suo avvocato difensore, Piero Porciani, del Foro di Milano, ha infatti depositato un elenco che comprende, tra gli altri, i nomi dell’ex questore Piero Innocenti, dell’attuale capo di gabinetto Stefano Vernelli (all’epoca capo della Mobile), dell’ex capo di Gabinetto Aida Galluccio, dell’ex dirigente della squadra Volante (e attuale capo della Mobile), Filippo Sordi Arcelli Fontana, dell’ex capo di Gabinetto ed ex capo della Mobile, Girolamo Lacquaniti, del funzionario Roberto Berardo e del capitano dei carabinieri Rocco Papaleo, l’ex comandante del Nucleo Investigativo che svolse l’inchiesta che, il 15 aprile scorso, portò all’arresto di 13 persone, tra italiani e immigrati che gravitavano nel mondo dello spaccio – 6 delle quali poliziotti della questura. Una operazione di questa portata non si era mai verificata nella nostra città.

Questa mattina, era presente solo un poliziotto, perché gli altri cinque hanno scelto un rito alternativo e saranno davanti al giudice alla fine del mese. E anche questi cinque sono stati chiamati da Porciani come testimoni.

LE TELEFONATE I difensori degli imputati hanno subito cominciato presentando richieste di trascrizioni di telefonate e richieste sulla utilizzabilità di alcune chiamate: Sisto Salotti e Wally Salvagnini, che assistono Cortes, e Gianluigi Dodici, difensore di Angeloski.

Il 19 novembre, ha deciso il presidente Ghitti, sarà nominato il perito di Modena, Angelo Musella, il quale dovrà trascrivere una cinquantina di telefonate come chiesto da Porciani. Il legale, poi, ha chiesto anche che fine abbia fatto una telefonata fra Anastasio e un maresciallo dei carabinieri di Bobbio. «Vorrei che fosse rintracciata – ha affermato, a margine dell’udienza, il legale milanese – perché ritengo che dimostri la bontà del lavoro dell’ispettore».

QUESTURA NEL MIRINO L’avvocato di Anastasio ha definito l’ispettore «un signor poliziotto che avevo conosciuto in un altro caso (il legale assisteva i familiari di Melinda Szucks, la giovane trovata ammazzata e bruciata alcuni anni fa, ndr)». Diversi gli obiettivi di Porciani, già avvocato di alcuni poliziotti imputati per le violenze alla scuola Diaz (poi assolti): «Deve essere chiarito il ruolo di Anastasio e quello degli altri imputati. Le indagini, poi, sono andate in un’unica direzione. Forse andavano svolte in un altro modo. Inoltre, c’è la telefonata mancante tra il mio assistito e un maresciallo dell’Arma».

Porciani non si tira indietro e risponde ai cronisti che lo “circondano” fuori dall’aula: «Qualcuno faceva cose che non andavano bene. Ma fino a che punto Anastasio è responsabile (l’ispettore era il capo della sezione narcotici della Mobile, ndr) di certi comportamenti? Lui poteva benissimo non sapere. E poi, il rapporto tra poliziotto e informatore è sempre esistito. Ma qual è il confine? E’ corretto far passare 5 grammi di droga per poi prenderne 5 chili? A mio avviso sì».

Un altro obiettivo dell’avvocato è la questura, o meglio i suoi vertici. Lapidaria la risposta di Porciani: «Anastasio ha sempre informato i suoi superiori. Perché nessuno gli ha mai detto fermatevi?».

Infine, sulla scelta del processo ordinario, il legale ha sottolineato «di aver deciso così anche per le grandi garanzie che dà il presidente Ghitti».

L’INCHIESTA Spaccio di sostanze stupefacenti, favoreggiamento della prostituzione e dell'immigrazione clandestina, corruzione, abuso d’ufficio, calunnia, falso materiale e falso ideologico. Sono questi, a vario titolo, i reati principali commessi, secondo la procura della Repubblica, dai sei poliziotti in servizio alla questura di. L'operazione, scattata all’alba del 15 aprile, è stata condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Piacenza che hanno indagato per un anno con intercettazioni telefoniche e pedinamenti. Tredici le ordinanze di custodia cautelare in carcere - tra cui alcuni piacentini, ecuadoriani e dominicani - e cinque le denunce a piede libero di altre cinque persone. Secondo l’accusa, i poliziotti avrebbero usato le vetture di servizio per trasportare droga, non avrebbero denunciato alcuni trans irregolari (loro informatori) e si sarebbero fatti pagare per trovare prove che mettessero nei guai altre persone. La difesa, invece, ha sempre sostenuto che il lavoro - molto spesso torbido - era finalizzato alla cattura di spacciatori e di quantitativi di cocaina.

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