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Bezzeccheri: «Maltrattato perché si doveva fare di più»

«Angelo Esposito ragazzo straordinario che lavorava con impegno»

Caso Levante. Altra udienza nella giornata del 3 febbraio del processo celebrato con rito ordinario e che vede imputato l'appuntato scelto Angelo Esposito. In aula hanno sfilato testi della difesa. Il maggiore Bezzeccheri: «Tutti i carabinieri hanno informatori, fa parte del lavoro»

Caso Levante. Altra udienza nella giornata del 3 febbraio del processo celebrato con rito ordinario e che vede imputato Angelo Esposito (difeso dagli avvocati Pierpaolo Rivello e Maria Paola Marro), l’unico carabiniere in forza alla Caserma di via Caccialupo arrestato insieme ad altri militari il 22 luglio 2020 che ha scelto il dibattimento (nessun sconto di pena). Cinque colleghi scelsero il rito abbreviato (riduzione di un terzo della pena) e la sentenza per loro è arrivata il 1 luglio 2021. Altri coinvolti nella maxi indagine delle Fiamme Gialle e Polizia Locale (tutti civili, accusati di spaccio) scelsero il patteggiamento con pene che vanno dai 4 mesi ai 4 anni per alcune migliaia di euro di multa. Inoltre, sono tuttora aperte altre posizioni di diversi militari per i quali le indagini non sarebbero ancora concluse. Altri carabinieri ancora invece hanno intrapreso invece altri percorsi circa alcuni episodi che li vedono coinvolti.

Davanti al collegio presieduto dal giudice Stefano Brusati (a latere Sonia Caravelli e Aldo Tiberti) hanno sfilato alcuni testi della difesa, altri compariranno nella prossima udienza programmata per il 31 marzo. Hanno preso la parola l’attuale comandante della stazione di Piacenza Principale, Adamo Furi, l’ex comandante storico della Levante e in pensione dal 2013 Giovanni Lettieri, il cappellano delle Novate Adamo Afri, il maggiore Stefano Bezzeccheri, mentre il carabinieri Angelo Minniti si è avvalso della facoltà di non rispondere.  Furi, Lettieri e Bezzeccheri hanno risposto alle domande dei pm titolari del caso, Antonio Colonna e Matteo Centini, della difesa e degli avvocati di parte civile Piero Santantonio per il Pdm (partito per la difesa dei militari) e Silca (Sindacato italiano lavoratori carabinieri) con l'avvocato Gian Andrea Ronchi. Hanno parlato diffusamente circa questioni meramente tecniche che riguardano le modalità di sequestro e repertazione della droga, segnalazioni alla prefettura, ai comandi e alle scale gerarchiche, per poi spiegare cosa si intende con la parola “mattinali” ma anche qualche delucidazione sulla gestione di confidenti e informatori, su eventuali ricompense previste dall’Arma, sui memoriali et cetera. La difesa di Esposito ha cercato di capire se Levante (nel periodo a cui si riferiscono i fatti, ovviamente) avesse un modus operandi tutto suo, pertanto quindi slegato e autonomo o se fosse aderente alle linee guida dell’Arma: per farlo ha interrogato i testi e ciascuno ha offerto il proprio racconto. In aula anche gli avvocati Andrea Cecchieri per l'Arma e Vittorio Antonini per Elsayed Atef Elzaki. 

Il tribunale militare di Verona il 28 gennaio 2022 ha emesso ordinanza di non luogo a procedere nei confronti di Esposito in relazione all'ipotesi di truffa militare per ore di straordinario asseritamente non effettuate. Per il gup del tribunale di Verona non vi erano sulla base degli atti elementi idonei per sostenere l'accusa. Per i medesimi fatti, il maresciallo Marco Orlando, dopo aver optato per il rito abbreviato è stato assolto.

«ANGELO, UN RAGAZZO STRAORDINARIO CHE LAVORAVA CON IMPEGNO» 

«Sono stato alla Caserma Levante fino al 2007 e di Esposito ho un bel ricordo: faceva il suo lavoro con professionalità», ha detto Furi. Gli ha fatto eco l’ex comandante Lettieri: «Lo ricordo come un ragazzo straordinario che lavorava con impegno per tutti i dieci anni che abbiamo lavorato insieme. Altri andavano spronati, mentre lui no. Impiegavo gli uomini a seconda delle capacità e lui era molto bravo nell’inserimento dei dati e faceva anche il carabiniere di quartiere». «Durante il mio comando – ha proseguito Lettieri - nessuno ha mai firmato senza sapere a cosa stava apponendo la propria firma perché leggevo ad alta voce gli atti che redigevo io, li condividevo e tutti lo sapevano. Stesso discorso valeva per la droga che veniva sequestrata di cui mi occupavo sempre personalmente. Levante faceva circa 30 arresti all’anno, potrei dire metà per spaccio e metà che riguardavano altro. E’ una caserma “molto lavorata” con un carico di burocrazia importante, non c’era tempo di fare attività di polizia giudiziaria che andassero oltre le 24-36 ore, in quel caso la palla passava ad altri reparti deputati a questo». Successivamente ha parlato Don Adamo Afri, cappellano del Novate che ha avuto modo di trascorre molto tempo con Esposito e gli altri arrestati durante la loro permanenza nella casa circondariale piacentina: «Mi sono subito accorto che c’era una divisione tra Angelo e Giuseppe Montella, Salvatore Cappellano e Giacomo Falanga. Loro erano un gruppo unito, erano amici mentre Angelo stava sempre in disparte. Lo stesso Montella mi disse che “è fatto così, lui è solo casa e lavoro”, un ragazzo che non voleva avere a che fare con loro specialmente nel dopo lavoro e che ha sempre mantenuto le distanze».

«MALTRATTATO DAL COLONNELLO: DOVEVAMO FARE DI PIU’»

Bezzeccheri (in aula anche i suoi avvocati Wally Salvagnini e Cosimo Pricolo) ha ripercorso la sua carriera e spiegato che «Tutti i carabinieri hanno informatori, fa parte del lavoro. E Montella era quello che ne aveva di più. Spesso ho chiesto chi fossero ma la risposta era sempre la stessa: si fidano di me e parlano solo con me, d’altronde la fonte è per sua natura confidenziale». Incalzato sulla presenza di un registro di ricompense stanziate per le fonti ha spiegato che personalmente non aveva mai ricevuto nessuna richiesta in merito. «Andavo molto spesso nelle stazioni di mia competenza per le ispezioni (senza preavviso) e visionavo i registri, controllavo i memoriali, gli ordini di servizio, mi accertavo delle condizioni dello stabile e parlavo con i carabinieri. Con il primo lock down, per forza di cose, queste si sono interrotte anche perché la mole di lavoro era diventata gigantesca». E sulla premiazione della Caserma nel 2018: «Erano i carabinieri che si impegnavano di più in tutta la provincia ma è il comando provinciale segnalò la cosa al comando Legione, non io. Tuttavia ci sono in provincia altre stazioni molto operative, a volte anche più di Levante che ha avuto una crescita nel numero di arresti che poi con il Covid si è stoppata». E’ inoltre emerso in maniera pacifica che tutta la scala gerarchica sapesse sempre cosa accadeva di 24 ore in 24 ore grazie ai mattinali che venivano inviati a tutti ogni mattina all’alba, così come la rassegna stampa, è altresì stato detto che i verbali vengono redatti dai militari operanti i quali poi firmano. Il maggiore ha anche affrontato  il tipo di rapporto che aveva con i superiori e in particolare con l’allora comandante provinciale durante i fatti inerenti al procedimento: «Mi ha maltrattato più volte, non voglio ripetere le parole che mi ha rivolto, ma in più occasioni sono stato sollecitato affinché spingessi i miei uomini a fare di più, sempre di più».

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