Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

«In caserma ho visto prendere a schiaffi la gente ma non denunciai»

Caso Levante. Altra udienza del processo celebrato con rito ordinario e che vede imputato Angelo Esposito. In aula sfilano alcuni testi dell'accusa tra i quali due colleghi, uno dei quali indagato

Nelle immagini: i pm Antonio Colonna e Matteo Centini, la Levante, l'avvocato Paolo Campana, gli avvocati Maria Paola Marro e Chiara Cristaudo

Caso Levante. Altra udienza del processo celebrato con rito ordinario e che vede imputato Angelo Esposito, l’unico carabiniere in forza alla Caserma di via Caccialupo arrestato insieme ad altri militari che ha scelto il dibattimento (nessun sconto di pena). Gli altri colleghi hanno scelto il rito abbreviato (sconto di un terzo della pena) e che è alle battute finali. L’appuntato scelto, ora ai domiciliari dopo dieci mesi di carcere, era in aula con i suoi legali, Maria Paola Marro e Chiara Cristaudo (che ha sostituito Pierpaolo Rivello). Ha tredici capi di imputazione per sette episodi, tra i quali tortura, spaccio, falso, omessa segnalazione, sequestro di persona. Davanti al collegio presieduto dal giudice Stefano Brusati (a latere Sonia Caravelli e Aldo Tiberti) hanno parlato come testi dell’accusa (i titolari delle indagini, i pm Antonio Colonna e Matteo Centini) il vicebrigadiere Luigi Gallo indagato per omessa denuncia di reato, il maresciallo Riccardo Beatrice all’epoca dei fatti in tirocinio alla Levante senza nessun ruolo di comando, quest’ultimo è estraneo al procedimento. Sono stati ascoltate altresì tre persone che negli anni furono arrestate dai militari della Levante.

Gallo, non sospeso dal servizio e in forza altrove, fu il vicecomandante della caserma di via Caccialupo dal 15 luglio 2019 al 22 luglio 2020, giorno dell’esecuzione delle misure di custodia cautelare firmate dal gip Luca Milani nella maxi indagine Odysseùs che portò anche al sequestro, per la prima volta in Italia, anche di un’intera caserma. Gallo non fu raggiunto da nessuna misura il 22 luglio ma fu indagato successivamente perché pur avendo visto compiere reati non intervenne né denunciò. Il militare è difeso dall’avvocato Stefano Sarchi. In aula anche l’avvocato Paolo Campana che rappresenta Elsayed come parte civile per il caso di tortura per il quale anche Esposito, come alcuni altri colleghi giudicati in abbreviato, deve rispondere.  Sono tuttora aperte altre posizioni di diversi militari per i quali le indagini non sarebbero ancora concluse.

LUIGI GALLO - Gallo in aula ha ripercorso la sua permanenza in via Caccialupo tratteggiando la vita che si conduceva Antonio Colonna e Matteo Centini-2 e di quanto accadde nei mesi sotto i suoi occhi: «Quando arrivai alla Levante mi dissero che non mi dovevo fidare di Orlando: erano sempre mezze frasi "buttate lì" saltuariamente. Ho potuto notare poi in poco tempo come ci fosse un gruppo di carabinieri molto unito e poi un’altra parte di caserma, tra i quali c’era il maresciallo Orlando. Io alla fine facevo da "cuscinetto". Le due parti non si facevano la guerra ma avevano trovato un compromesso per coesistere». «Ritengo – ha spiegato Gallo – di non essere stato rispettato fino in fondo come vice comandante, me ne stavo nel mio anche perché ho avuto spesso il sentore che mi trattassero da fesso, e mi hanno comunque escluso strada facendo da qualsiasi attività operativa. All’inizio pensando fosse prassi mi limitavo ad ascoltare le indicazioni di Montella anche se non era una cosa normale, tuttavia dopo due arresti non ho mai più partecipato ad attività sul campo».

INIZIAZIONE - «La mia iniziazione alla Levante - ha detto -  fu assistere ad uno schiaffone che diede Cappellano a unaCASERMA LEVANTE STAZIONE VIA ACCIALUPO 06-2 persona che era in caserma. Ho visto schiaffeggiare anche Montella ed Esposito in altri occasioni sempre persone che avevamo lì in via Caccialupo. Spesso sentivo Cappellano alzare la voce con i fermati». «Ho avuto anche modo di vedere come Montella riceveva spesso lì nordafricani, suoi informatori nella fattispecie ho visto Lyamani Hamza e Ghormy El Mehdi. Si chiudeva in una stanza con loro e ci parlava. Veniva spesso anche Simone Giardino, un suo amico (anch'egli finito nell'indagine delle Fiamme Gialle e Polizia Locale, assieme ai due stranieri, nda)». «Una domenica ero di piantone dalle 8 alle 14. La mattina successiva ero invece di pattuglia con Angelo Minniti, e notai che vicino alla mia scrivania c’erano dei documenti e mi accorsi che la sera prima Salvatore Cappellano,Giacomo Falanga e Daniele Spagnolo avevano fatto un servizio finalizzato al contrasto dello spaccio di droga e che avevano anche fatto una perquisizione domiciliare. Mi sembrò strano che tre agenti di polizia giudiziaria l’avessero svolta perché occorre la presenza invece di un ufficiale di polizia giudiziaria, tuttavia avevo notato nel tempo che questa modalità era prassi. Poco dopo Orlando mi chiamò raccontando la perquisizione svolta senza l’ufficiale e mi disse che il verbale andava modificato, pertanto Orlando voleva che firmassi io visto che effettivamente ero in servizio il giorno prima e lui era in congedo. Mi rifiutai: non c’ero, non sapevo cosa fosse successo e pertanto non firmai nulla. Alla fine firmò lui. Per questo mio gesto di ribellione qualcuno si congratulò con me, mentre Orlando mi disse “Ciò che hai fatto non mi è piaciuto perché mi hai costretto a commettere un falso. Se devo andare in guerra non ti ci porto. Qua siamo tutti una famiglia e ci dobbiamo aiutare”».  

avvocato paolo campana-2ELSAYED, LA TORTURA E IL VIDEO SU YOU TUBE – «Montella – ha dichiarato Gallo – aveva la modalità di ritenersi il comandante interinale della Levante e usava una stanza come suo ufficio. Il giorno dell’arresto e del pestaggio di Elsayed (già trattato nelle scorse udienze, costituito parte civile con l’avvocato Paolo Campana, nda) in caserma con me c’erano Riccardo Beatrice nel suo ufficio e Orlando nel proprio, mentre i ragazzi sono entrati e usciti più volte. Quando tornarono con l’egiziano io ero nella postazione del piantone e vidi Cappellano dargli uno schiaffo. Successivamente entrarono tutti nella “sala convegno”. Sentivo Cappellano urlare in maniera disumana ma io ero nel mio ufficio che è a diversi metri di distanza. Durante quel pomeriggio feci due telefonate a due utenze differenti: me lo chiese Montella allo scopo, io capii, di trovare una persona che non riuscivano ad individuare ma anche nel tentativo di capire l’esatta ubicazione di un appartamento (in via Pennazzi, nda). Quando poi mi sfilarono davanti fu tutto molto veloce e non ricordo se lui fosse ammanettato. Era tenuto a braccetto da Falanga e Cappellano». Circa lo stato emotivo di Elsayed ha detto: «Non l’ho praticamente mai visto per più di qualche secondo. Il giorno successivo quando venne a ritirare i suoi atti ha parlato anche quasi amichevolmente con Montella». E ancora: «In un video-audio caricato su YouTube dove si sente il pestaggio dell’egiziano ho riconosciuto la voce di Angelo Esposito anche grazie ad una espressione dialettale». Elsayed in incidente probatorio ha riconosciuto Esposito come un militare presente in varie fasi di quella giornata ma non come suo “picchiatore” ma solo come colui che gli portò una bottiglietta d’acqua. Ciò che ha dichiarato da Gallo in udienza verosimilmente potrebbe essere approfondito nelle sedi opportune in quanto non emerso mai prima.

marro cristaudo avvocati esposito-2DIFESA ESPOSITO - Immediata la risposta della difesa dell’appuntato scelto, Maria Paola Marro: «Stupisce come un teste possa arrivare in tribunale a dichiarare di aver riconosciuto e ben distinto le voci dei colleghi dopo aver scaricato l'audio su YouTube e che oggi i suoi ricordi sono più chiari dopo aver letto gli atti di indagine. E’ evidente che si tratti di dichiarazioni tutt'altro che genuine ma inquinate da atti che invece di rimanere nei fascicoli processuali finiscono su internet. Occorrerà chiarire chi ha caricato il presunto video su YouTube che palesa evidenti ipotesi di reato in ordine all’articolo 684 del codice penale (Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale), in combinato disposto con l’articolo 114 di procedura penale (È vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti coperti dal segreto). Per il resto nuovamente si è assistito a racconto in ordine a episodi in cui l'Esposito non ha partecipato e non è stato indicato come autore all'esito del riconoscimento fotografico. Peraltro la frase incriminata sul file di YouTube non viene pronunciata».

FASI FINALI – Gallo ha poi ripercorso i giorni precedenti gli arresti: «Il 20 e il 21 luglio ho notato che Spagnolo e Falanga stavano sistemando i propri armadietti così come Esposito, che era rientrato da una lunga convalescenza il 21 luglio, stava facendo la medesima cosa. Mi sembrò strano perché di solito si era un po’ tutti disordinati e solo se Orlando lo chiedeva si metteva in ordine. Ho come avuto la percezione che stesse per accadere qualcosa. Successivamente il comandante mi chiamò nel suo ufficio e mi chiese dove avessi messo la chiave della cassaforte, gli dissi dove fosse. Inoltre sentii parlare di alcune telecamere (che poteva visionare solo Orlando dall’ufficio), Montella disse che quelle che davano sulla sala convegno erano un problema, ma non capii. Infine la mattina del 22 luglio Orlando mi chiamò al cellulare e mi disse che era successo un casino e che aveva bisogno delle chiavi della cassaforte, ciò mi sembrò strano perché il giorno prima gli feci vedere dove fossero».

RICCARDO BEATRICE - «Mi avevano detto che quelli della Levante avevano la nomea di non trattare molto bene le persone che fermavano specialmente se queste avevano precedenti penali. Arrivai in via Caccialupo il 20 marzo 2020 in piena pandemia e aggregato in maniera temporanea fino a fine giugno 2020. Avevo sì il grado di maresciallo ma ancora non avevo terminato il corso pertanto non potevo avere funzioni di comando. Dopo dieci giorni dal mio arrivo, essendo ancora allievo, non potevo fare nessun servizio esterno». Ha iniziato così il proprio racconto come teste il maresciallo Beatrice che ora presta servizio nel Cuneese. Nell’ordinanza del gip Luca Milani viene riportata una telefonata che il militare ebbe con il padre e che è ritenuta particolarmente indicativa e importante dall’accusa e il pm Matteo Centini pertanto ne ha chiesto conto in udienza: «Ho constatato relativamente in fretta che vi erano una serie di irregolarità. Per esempio nei servizi esterni Montella, pur essendo previsto non prendeva con sé la mitragliatrice. Con me accadde una volta, ossia l’unica occasione in cui feci un servizio con lui. A quel punto stava per violare il regolamento ed essendo io il capo servizio feci la presa in carico come previsto e portai con noi l’arma in questione».

«Notai – ha proseguito -, che le perquisizioni domiciliari avvenivano sempre senza mai la presenza di un ufficiale di pgprocura 2021 ok-3 ma solo con agenti di pg. Chiesi a Montella e disse che avevano sempre fatto così. Mi spiegò che erano molto operativi, che facevano molti arresti, molti più del Norm. Ho anche visto come i servizi erano di fatto gestiti appunto da Montella, con il consenso di Orlando, ma di fatto organizzava tutto lui». Alla domanda se percepisse del disagio Beatrice ha risposto che «ero visto come quello che era appena uscito dalla scuola. Orlando dopo qualche giorno invece di affiancarmi non mi è stato vicino». E ancora: «La grande libertà che avevano i ragazzi della Levante derivava, a mio parere, dal numero di arresti fatti che paga se sono di qualità ma sicuramente fanno anche molto piacere ai superiori». «Quando – ha proseguito – con mio padre parlo di cose fatte “umma umma” (si riferisce alla telefonata, nda) mi riferisco al disagio che provavo per la scarsa attenzione nel redigere gli atti. Credo che Daniele Spagnolo sia stato solo ingenuo in tutto questo mentre Montella è un trascinatore». Centini gli ha anche chiesto conto di violate consegne, a quel punto il maresciallo ha raccontato di quando Montella diceva ai colleghi che «nonostante con Cappellano fosse di turno notturno in pattuglia avevano dormito sul divano della caserma». «Infine - ha concluso - mi sono rifiutato di arricchire per ingigantire i servizi fatti nella compilazione dei vari ordini di servizio: se erano cose che non avevo fatto non era corretto riportarle».

SCHIAFFI -  In aula ha parlato anche Padron Lopez arrestato per detenzione di droga ai fini di spaccio il 17 giugno 2019. Ha spiegato di come i militari (Esposito non era presente) lo trattarono malamente. Fu fermato in via Mazzini su soffiata di Hamza e «subito – ha detto – fui colpito da uno schiaffo. Addosso avevo qualche dose e poi sono venuti in casa a perquisirla: hanno trovato un chilo e 600 grammi circa. Gli schiaffi li ho ricevuti da Montella e Cappellano». Centocinquanta grammi di marijuana secondo l’accusa poi furono dati ad Hamza come ricompensa per la dritta.

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