Processo Salerno: dal conto Fim, Fiom, Uilm prelevati oltre 260mila euro

I carabinieri: il 90 per cento del denaro finito sul conto dell'ex segretario Cisl. Sentiti in aula i segretari metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil. Denaro proveniente da consulenze

Gianni Salerno

“Quasi tutto il contenuto di quel conto, oltre 260mila euro, è finito sul conto personale di Gianni Salerno”. Il dato è emerso dalla testimonianza del luogotenente dei carabinieri Pietro Santini, sentito nel processo che vede imputato l’ex segretario provinciale della Cisl con l’accusa di appropriazione indebita. Salerno, in questo processo, deve rispondere del periodo in cui era segretario e di quando, insieme con Paolo Botti, ex segretario del Pd, avevano acceso, alla Cariparma, un conto corrente denominato Fim-Fiom-Uilm. Il denaro versato su questo conto, di cui solo loro due avevano l’accesso tramite una casella postale dell’istituto di credito, proveniva da versamenti vari e contributi. Una sorta di consulenze realizzate da Salerno, ha sintetizzato il giudice Elena Stoppini, dopo aver ascoltato diversi testi, tra cui ex sindacalisti e un direttore di banca. La posizione di Botti era già stata archiviata perché prescritta. Salerno è difeso dagli avvocati Alessandro Miglioli e Cosimo Pricolo.

Il sottufficiale del Nucleo investigativo ha affermato che circa il 90 per cento dei movimenti sul conto sono stati realizzati da Salerno, il restante da Botti. Dalle testimonianze è emerso che nessuno dei sindacalisti delle federazioni metalmeccanici delle tre sigle (Cgil, Cisl e Uil) ha mai saputo nulla di quel conto, se non quando sono scattate le indagini. Il conto è venuto alla luce all’interno dell’inchiesta sul direttore dell’Ufficio del lavoro, che portò all’arresto di Antonio Filosa nel 2009. I carabinieri si imbatterono in questo conto e cominciarono a indagare. Quando gli investigatori ci arrivarono, però, il conto era stato prosciugato: rimanevano solo cento euro. Dal luglio 2002 al novembre 2009, erano transitati sul conto oltre 267mila euro. E i passaggi dei trasferimenti tramite assegni sono stati ritrovati dagli inquirenti sul conto personale di Salerno, che ammontava a oltre 700mila euro.

Dalle domande del pubblico ministero Antonio Colonna sono state evidenziate anche le causali dei versamenti che riportavano “contributi sindacali”, “pagamento quote associative” e altro tipo versamenti spontanei di lavoratori che avevano chiesto l’intervento del sindacato per alcune cause. E c’erano anche versamenti di alcune società, non si è capito bene a quale titolo. Un aspetto questo che ha fatto infuriare il pm e il giudice quando hanno sentito l’attuale segretario della Fim, Luigi Bernazzani. Anche lui, come i colleghi della Fiom, Ivo Bussacchini e della Uilm, Francesco Bighi, ha negato di conoscere l’esistenza del conto. Tutti i isndacati hanno un conto in banca su cui arrivano le trattenute per le quote, come vuole la legge, e di cui solo poche persone hanno le deleghe per operare.

Quando, però, gli è stato chiesto se avesse preteso spiegazioni da Salerno, dopo l’inchiesta, Bernazzani ha risposto di sì. Il segretario, però, non ha chiesto di chi fossero certi versamenti e ha parlato di consulenze ad alcune aziende. Colonna allora ha chiesto al sindacalista “come mai non avesse preteso spiegazioni da Salerno su un conto che portava il nome del suo sindacato (la Fim) su cui potevano essere transitati soldi illeciti”. “Non ho approfondito”, ha risposto il segretario Fim, affermando che si trattava di consulenze riferite alla Lpr. I rapporti tra Salerno e Lpr erano buoni, ha aggiunto Bernazzani, e spesso l’azienda aveva sistemato persone in estrema difficoltà. Il giudice Stoppini è intervenuto: “In sette anni sono stati movimentati oltre 250mila euro, è stata la sintesi, Salerno le dice che si tratta di denaro per consulenze private e lei rimane tranquillo?”.

Insomma, l’immagine poteva essere diversa: sembrava che il sindacato si facesse pagare dalle imprese per le consulenze (e sono state trovati versamenti di Lpr, Samco e Fer Trans) , quando in realtà sarebbero stati contatti personali di Salerno. La sola Lpr, secondo i documenti sequestrati dai carabinieri, avrebbe versato su quel conto 125mila euro. Infuriati poi alcuni lavoratori che, sentiti dai carabinieri, avevano pensato che il denaro da loro versato fosse andato alla Cisl.

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In precedenza, dal 1999 al 2002 era stato aperto un altro conto, sempre denominato Fim, Fiom e Uilm, ma poi era stato chiuso. La banca ne aveva riaperto un altro usando la documentazione fornita per il prima, ma senza eseguire le verifiche sui ruoli di Salerno e Botti all’interno del sindacato. Sui conti dei sindacati, per legge, arrivano le trattenute delle quote degli iscritti. Si possono anche fare donazioni o sottoscrizioni, ma un sindacato, come un partito politico, non è regolato per legge e quindi, in caso debbano rispondere di qualcosa, si applica solo il codice civile previsto per le associazioni. Un’anomalia tutta italiana.

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