Lunedì, 21 Giugno 2021
Cronaca

In lacrime e con un peluche stretto al petto: «Salvatemi, non voglio più prostituirmi»

Maxi inchiesta Little Free Bear. Altra udienza del processo in Corte d'Assise che vede sul banco degli imputati cinque nigeriani per svariati e gravissimi reati. Sei le vittime di tratta, tre parti civili tra cui il Comune di Piacenza. Le indagini erano state coordinate dalla DDA di Bologna

Il pm della Direzione distrettuale antimafia presso il tribunale di Bologna (DDA), Roberto Ceroni

Una stanza fredda, senza riscaldamento e fatiscente, una ragazza paralizzata dalla paura, un’altra nascosta in un armadio, due vecchi pupazzi su un letto sudicio. Questa la scena che si sono trovati davanti i poliziotti della Squadra Mobile nel gennaio del 2018 quando hanno fatto irruzione in un appartamento-lager in via Manfredi. L’abitazione “ospitava” giovanissime nigeriane che erano costrette al marciapiede, segregate, ricattate, prigioniere. La polizia quel giorno aveva dato esecuzione a diverse misure di custodia cautelare per riduzione in schiavitù, tratta di esseri umani, acquisto e alienazioni di schiavi, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Sul banco degli imputati ora ci sono cinque nigeriani (sia uomini sia donne). Le indagini della polizia erano state coordinate dal pm della Direzione distrettuale antimafia presso il tribunale di Bologna (DDA), Roberto Ceroni.

Sono sei le parti offese (tutte giovani donne) di cui due si sono costituite parte civile con l’avvocato Sarastragliati vezzulli avvocati parte civile tratta nigeriane processo 2021-2Stragliati. Le indagini (sfociate poi in due operazioni Little Free Bear I e II), iniziate nel mese dell'agosto 2017, avevano visto anche la collaborazione fondamentale del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia, del Centro di Cooperazione di Thorl Maglern (in questura il dirigente Giulio Meddi), del Servizio S.I.Re.N.E., della BUNDESKRIMINALAMT tedesca, della polizia greca nonché, in ultimo, con l’ausilio della polizia inglese. Oltre agli arresti fatti a Piacenza, altri erano infatti avvenuti in Germania, Regno Unito e Grecia grazie alla collaborazione delle polizie locali e hanno dato esecuzione ai mandati di arresto europeo (MAE) chiesti ed ottenuti al termine delle indagini. 

vittime di tratta nigeriane 2021 processo-2«Vi prego aiutatemi, portatemi via: voglio smettere di prostituirmi» ci ha detto in lacrime più volte una delle testimoni chiave della maxi inchiesta. Stringeva forte a sé un orsacchiotto di peluche, lo stesso che trovammo nella stanza che divideva con l’altra ragazza». Nell’udienza del 21 maggio che si svolge in corte d’Assise a Piacenza Expo (altri indagati scelsero il rito abbreviato) è toccato al commissario della polizia Roberto Berardo (all’epoca in forza alla Mobile), ripercorrere le varie fasi delle lunghe e complesse indagini che liberarono le ragazze dalla schiavitù e dalla strada e raccontare i colloqui avuti con le vittime di tratta che sono state affidate a varie strutture protette. Fondamentali le intercettazioni telefoniche con localizzazione di precisione in tempo reale nonché quelle ambientali con gps l’analisi massiva di tabulati di traffico storico telefonico di oltre 280mila tracce audio con sviluppo di circa 14mila intestatari ma anche il coraggio delle vittime che piano piano hanno aperto il vaso di Pandora portando alla luce le atrocità.

processo tratta nigeriane-2Tre le sedi logistiche degli sfruttatori: una casa in via Boselli, una in via Manfredi e una in via Beverora. Nelle scorse udienze fiume erano state proprio le giovani donne nigeriane a raccontare con dovizia di particolari le sevizie subìte. Dal reclutamento in Nigeria, ai riti Juju, alle minacce di morte, alle botte per arrivare in Europa dopo un viaggio pieno di violenza che terminava sui marciapiedi di centinaia di città dove per ripagare il debito contratto con i trafficanti dovevano vendersi per anni. Alle maman le ragazze dovevano un affitto e se non guadagnavano abbastanza – hanno raccontato – venivano picchiate. Inoltre attraverso il circuito MoneyGram spedivano i soldi (del debito contratto per il viaggio) in Nigeria ad un complice dell’organizzazione: «Non è lecito che un esercizio permetta ad una persona senza documenti (le donne erano tutte clandestine) di inviare denaro, eppure capita molto spesso. Purtroppo per questo motivo non è mai stato possibile risalire al destinatario finale», ha spiegato Berardo. 

avvocati imputati processo tratta nigeriane 2021-2GLI IMPUTATI - Si tratta di Idlaghe Meshasch (difeso dall’avvocato Alessandro Righi), Ouantia Katsouli Feith (avvocati Federico Fischer e Marios G. Chatzivassiliou), Ojo Victoria (avvocato Stefano Germini) e Omorodion Godspower (al momento irreperibile e difeso dall’avvocato Fabiola De Ronzo) e Victory Moses difesa dall’avvocato Mario Marcuz del foro di Bologna. Due vittime si sono costituite parte civile con l’avvocato Sara Stragliati. Anche il Comune di Piacenza si è costituito parte civile con l’avvocato Elena Vezzulli.

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