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Lunedì, 23 Maggio 2022
Procura

«Ha palpeggiato e molestato tredici studentesse», prof rinviato a giudizio

Si tratta di un insegnante di sostegno che lavorava in una scuola superiore della città. E' accusato di violenza sessuale nei confronti di alcune studentesse che hanno chiesto aiuto al preside. Le indagini sono state condotte dalla Polizia Locale e coordinate dal sostituto procuratore Daniela Di Girolamo

Violenza sessuale aggravata dalla minore età delle vittime e perché commessa all’interno della scuola. Con queste accuse un insegnante che lavorava in una scuola superiore della città è stato rinviato a giudizio nella mattinata del 23 marzo durante l’udienza preliminare (gup Gianandrea Bussi). E’ accusato di aver palpeggiato e molestato nel 2019 tredici studentesse quasi tutte tra i 16 e i 17 anni, qualcuna 18 e tutte nella stessa classe dove era insegnante di sostegno. I fatti si sarebbero svolti durante le lezioni in compresenza con altri docenti che pare non abbiano notato nulla di anomalo. L’uomo, 57enne piacentino, che si era dimesso immediatamente dal ruolo quando scattarono le indagini, è difeso dall’avvocato Lorenza Dordoni e si è sempre dichiarato estraneo alle accuse. Le giovani, per contro, si sarebbero ribellate ad ogni suo gesto fino a quando non ce l’hanno più fatta e hanno chiesto aiuto al preside. A dare l’avvio alle indagini della Polizia Locale, coordinate dal sostituto procuratore Daniela Di Girolamo, la denuncia delle ragazze che riferendo di essere state infastidite e molestate dall’insegnante si erano rivolte al preside che a sua volta aveva informato le forze dell’ordine nel 2019. Gli inquirenti avevano ascoltato le studentesse le quali avevano raccontato quanto sarebbe accaduto. L’uomo – secondo l’accusa – in classe le avrebbe palpeggiate in più occasioni, toccando loro seno, glutei, braccia, gambe, schiena e testa. Con la scusa di dover passare le avrebbe abbracciate per i fianchi e intanto si sarebbe strusciato. Non solo, le avrebbe inquadrate di nascosto con la fotocamera del suo cellullare, zoomando più volte sulle parti intime. La procura aveva poi disposto una perquisizione nella sua abitazione dove erano stati sequestrati il computer e il cellulare. I dispositivi in seguito erano stati analizzati da un perito che non avrebbe trovato le fotografie delle giovani vittime. Nessuna di loro si è costituita parte civile.

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