Sesso in cambio della sufficienza in pagella, arrestato un insegnante

In manette un 46enne che insegna in un istituto superiore della città. L'uomo proponeva gli incontri alle sue studentesse anche tramite Facebook. Tra le vittime anche una ragazzina di 14 anni

L'insegnate piacentino arrestato

Dalle sue allieve più intime si faceva chiamare Ciccio. Le contattava su Facebook: prima qualche battutina a sfondo sessuale e poi, se vedeva che stavano al gioco, provava a instaurare un rapporto intimo. Ora è in carcere alle Novate con l'accusa gravissima di atti sessuali con minori, con l'aggravante di essere un educatore al quale la minore viene affidata, come prevede l'articolo 609 quater, comma 1, del codice penale.In manette è finito P.V., piacentino di 46 anni, padre di famiglia, mai un problema con la giustizia in passato.

UNA CONVERSAZIONE IN CHAT TRA IL PROFESSORE E UNA STUDENTESSA

Solo tante voci su di lui, pettegolezzi, sulle sue presunte attenzioni a scuola verso alcune alunne, quelle più carine. Una di queste voci, purtroppo per lui, è stata accertata dagli agenti della squadra mobile di Piacenza e dai colleghi della polizia postale che, con un'indagine da manuale coordinata dal pubblico ministero Michela Versini, lo hanno arrestato su ordinanza di custodia cautelare in carcere. Lo hanno arrestato pochi giorni fa, mentre stava facendo il commissario d'esame per la maturità in una suola superiore a Parma, la Giordani.

A incastrarlo ci sono mesi di pedinamenti e intercettazioni che pesano come macigni. La polizia lo ha pedinato, nonostante fosse molto scaltro e attento, mentre incontrava una delle sue studentesse, una piacentina di 14 anni che, in cambio dei bei voti in pagella, aveva con lui rapporti orali e rapporti sessuali. Ma che probabilmente si era anche innamorata di lui, tanto da accettare dei regali come un completo intimo sexy, un braccialetto e un ciondolo. Ma la questura è convinta che l'uomo abbia fatto la stessa cosa con tante altre studentesse nell'arco degli ultimi vent'anni, cioè da quando ha iniziato a insegnare.

All'inizio al Romagnosi, poi al Volta di Castelsangiovanni, poi al liceo Gioia per 10 anni, fino al 2011, e infine di nuovo al Romagnosi dove insegnava informatica.Per questo la polizia, in accordo con la Procura di Piacenza, ha diffuso la sua foto segnaletica, nella speranza che qualcuna lo possa riconoscere per denunciarlo. Questo è l'appello che la polizia lancia.

Gli investigatori hanno anche accertato che già in precedenza l'insegnante aveva tentato un simile approccio con un'altra sua alunna minorenne: la proposta era stata rifiutata dalla studentessa che,sempre attraverso lo stesso social network, aveva subito minacce nel caso non avesse riferito alle sue compagne, con le quali si era confidata, di aver male interpretato le sue richieste.

«Tutti sapevano ma nessuno aveva mai voluto fare denuncia» dicono in questura. L'anno scorso però il preside del Romagnosi ha deciso di rivolgersi alla polizia dopo la sfilza di segnalazioni che continuavano ad arrivare alle sue orecchie. Molti genitori si lamentavano, e qualcuno trovava strano che alcune belle ragazzine avessero bei voti senza studiare, mentre altri studenti, più meritevoli, non riuscivano.

Descritto come freddo, distaccato e anche arrogante negli atteggiamenti, sceglieva le ragazzine già dalla prima superiore. Solo quelle più carine però, alle quali spesso dava un soprannome come "verdina" o "celestina" in base al colore dei loro occhi. Poi le abbordava privatamente su facebook, e lo faceva anche attraverso profili fasulli creati appositamente per non essere scoperto. «Le più vulnerabili ci cadevano, qualcuna invece non ci stava e allora veniva minacciata dall'uomo se avesse detto a qualcuno dei suoi atteggiamenti» dice la polizia sottolineando che una ragazzina si è trovata addirittura costretta a cambiare scuola. La polizia ha quindi iniziato a pedinare di nascosto il 46enne, scoprendo che si incontrava, dopo la scuola, con una sua studentessa piacentina di 14 anni, che ovviamente non diceva niente ai suoi genitori.

Dopo la scuola le dava appuntamento in una via nella zona di via Dieci Giugno. «Si muoveva in maniera molto scaltra» dicono gli investigatori. Le istruzioni erano precise: quando lui arrivava alla guida del suo Suv con i vetri oscurati, lei avrebbe dovuto salire al volo e mettersi accovacciata sui sedili posteriori. Poi si dirigeva vicino a un cavalcavia dell'autostrada dalle parti di Cadeo: «In un punto strategico - dicono la mobile e la postale - che gli permetteva di vedere con largo anticipo se arrivava qualcuno». Qui si consumavano rapporti sessuali completi. Al termine la riaccompagnava a casa in tempo perché i genitori non si accorgessero di nulla.

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