Pronti 25 esposti per i morti dell’epidemia: «Mancato il coordinamento»

Il comitato “Noi denunciamo” raccoglie le richieste dei piacentini. L’avvocato Berni: «Non ci interessano i sanitari, ma la gestione dell’emergenza che è stata deficitaria sui territori e a livello nazionale»

L'avvocato Luca Berni

Sono almeno 25 le denunce esposto che potrebbero arrivare presto sui tavoli della procura, dove attualmente ne sono presenti due presentati da altrettanti piacentini. Una decina sono stati preparati dall’avvocato Luca Berni (Foro di Parma), coordinatore per l’Emilia Romagna del comitato “Noi denunciamo”, il quale raccoglie i pazienti delle vittime del Covid, in particolare di coloro che hanno perso la vita in strutture ospedaliere o case di riposo. Gli altri 15, invece, sono di piacentini che si sono iscritti al gruppo “Noi denunciamo”, il quale ha messo a disposizione alcuni avvocati che aiutano le persone a preparare un atto corretto da inviare alle procure. L’avvocato comincia a ricevere chiamate da tutta l’Emilia: a Parma - dove anche lì si sta organizzando un "denuncia day” - sono pronti già una decina gli esposti e uno è stato stilato a Bologna.

Berni fa parte del pool di legali che ha già presentato decine di esposti alla procura di Bergamo. «Noi chiediamo - ha spiegato Berni - l’individuazione di eventuali responsabilità. Non ce l’abbiamo con il personale sanitario, ma riteniamo si debba indagare sulla gestione di questa epidemia. Nei primi giorni di luglio sarò a Piacenza per consegnare le denunce esposto». A Piacenza - 962 decessi al 12 giugno e oltre 4500 contagi - sono stati diversi i morti nelle strutture ospedaliere e nelle case di riposo. «A noi - continua Berni - interessa la gestione dell’emergenza. Si è trattato di una gestione complessa, diversa da regione a regione. Purtroppo, ritengo che il nostro Paese sia arrivato impreparato a un appuntamento in realtà fissato da anni, da quando nel 2017 l’Oms suggerì agli Stati di prepararsi a una pandemia». Il Governo italiano «ha decretato l’emergenza sanitaria il 31 gennaio. Il provvedimento - ricorda il legale - venne pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il primo febbraio, ma il primo lockdown scattò l’8 marzo. Perché? Certo, molti pensavo che si trattasse di una influenza solo un po’ “più cattiva” e che  non avrebbe avuto un impatto così importante. Ma è stato scritto che già a gennaio, la comunità cinese di Prato si fosse protetta».

Berni attacca: «Il 20 gennaio, ci fu un documento secretato dal ministero della Salute. Si ipotizzava che la pandemia avrebbe potuto provocare 600mila morti in Italia. La giustificazione fu quella di non terrorizzare la popolazione. Il risultato è stato che è prevalsa la logica economica e non quella sanitaria. Ma il Governo ha tardato ugualmente a predisporre le difese. Nell’epoca pre Covid in Italia c’erano soltanto 3.800 posti in terapia intensiva. Il nostro Paese era sottodotato».

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Il gruppo “Noi denunciamo” è presente su Facebook e per iscriversi bastano 5 euro. Berni conclude prevedendo una battaglia dura, anche per la complessità di inserirsi e fare chiarezza in diversi livelli delle amministrazioni: «Ritengo che dagli Enti locali, alle Regioni, fino al Governo ci sarà una sorta di scudo fra di loro per autoproteggersi. Invocheranno che era una pandemia imprevedibile e che non si poteva fare nulla, era un “cigno nero”. La realtà è che è mancato un coordinamento».

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