Mercoledì, 19 Maggio 2021
Cronaca

Prostituta picchiata con un tubo: «Ma quei colpi non erano mortali»

Albanese a processo per tentato omicidio. La perizia medico legale della difesa: raggiunta alla testa, ma non sarebbe potuta morire. Nel marzo del 2019, l’uomo avrebbe aggredito la donna perché lei non gli pagava l’affitto del posto lungo la Caorsana

Il teschio usato dal medico legale al processo, nell'altra immagine gli avvocati Emanuele Solari e Antonino Rossi

Quel colpo alla testa non avrebbe potuto ucciderla, anche se le era costato dieci punti di sutura. Così come le modalità di quell’aggressione non avrebbero potuto ucciderla. E’, in sintesi, il risultato della perizia del medico legale, presentata il 26 maggio ai giudici del collegio presieduto da Gianandrea Bussi. Il medico Alberto Siclari è intervenuto come consulente di parte di Iris Misku, un albanese attualmente detenuto, accusato di tentato omicidio, sfruttamento della prostituzione e spaccio. L’uomo, attualmente agli arresti domiciliari, è difeso dagli avvocati Emanuele Solari e Antonino Rossi.Siclari davanti ai giudici (a latere Laura Pietrasanta e avvocati rossi e solari tribunale 2020-2Sonia Caravelli), e mostrando la dinamica dei colpi avvalendosi di un teschio di plastica, ha spiegato cosa sarebbe accaduto il 2 marzo del 2019, in una via vicino a Piacenza Expo. Il processo è stato rinviato a giugno, quando sarà ascoltato un testimone. La donna, 47 anni, italiana di origine albanese, madre di tre figli, aveva detto di essere costretta a prostituirsi da un paio di anni per mantenere famiglia con cui viveva nel Pavese. Arrivata a Piacenza, trova un posto lungo la Carovana, ma le altre ragazze sulla strada la avvertono che deve pagare. Conosce Misku e lui, secondo le donna, le avrebbe chiesto 50 euro al giorno per una sorta di “protezione” e affitto del posto. All’inizio, l’uomo è gentile - se lei non lavora, lui non la fa pagare - e il rapporto tra i due prosegue per un anno. Il 2 marzo, complice un evento fieristico, la donna si sposta vicino a un furgone per lo street food. L’uomo - ha raccontato la donna nella precedente udienza - sarebbe arrivato in auto, con a bordo un’altra donna, pretendendo il pagamento del posto. Nasce una lite, che degenera. L’uomo va via. Poi torna. Lei fugge, ma lui la insegue arrivando a colpirla al capo con un tubo di ferro. L’uomo, aveva detto la donna, le avrebbe sferrato altri colpi e lei, tentando di ripararsi, si era rotta il polso. In quel momento sopraggiunge un’altra auto e l’uomo abbandona la donna e si allontana. Una prostituta la soccorre, ma lei rifiuta di andare in ospedale. Torna a Pavia, dove, infine, decide di farsi visitare. I medici del pronto soccorso la visitano e rilasciano una prognosi di 30 giorni. Poi, la denuncia alla polizia, l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Matteo Centini e il processo.

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