Cobas e lo stipendio di Dosi: «Il suo è alto, noi come facciamo a campare?»

Aldo Milani (Cobas) al sindaco Paolo Dosi: «Non ci aspettavamo una parola di sinistra, ci abbiamo rinunciato, ma un giudizio diverso da quello dei padroni dell'Ikea e delle cooperative»

Aldo Milani davanti all'Ikea

Aldo Milani, Il Coordinatore Nazionale S.I.Cobas, interviene sul "caso Ikea" con una nota che riportiamo integralmente: «Nei primi 11 mesi del 2012 , rilevazione dell’INPS, è stato superato il miliardo di ore (1004 milioni) di cassa integrazione, con un aumento dell’11,8% rispetto allo stesso periodo del 2011. Come è noto a tutti la crisi mette fuori dal processo produttivo milioni di persone e la cassa integrazione è un ammortizzatore necessario perché la massa dei lavoratori si trovi senza un reddito minimo per sopravvivere. E’ altrettanto noto che la riforma Fornero abbia ridotto i termini di tempo per usufruire di questo strumento perché si vuole risparmiare sui lavoratori colpiti dalla crisi, ma tutti “i compagni di merenda” piacentini (che comprende importanti personaggi delle istituzioni, CGIL,CISL e UIL, l’Ikea, il consorzio CGS, le cooperative San Martino, Cristal ed Euroservizi) hanno espresso la volontà di soccorre l’Ikea che evidentemente ha presentato una situazione di crisi nel magazzino di Piacenza e, di fronte ai lavoratori che hanno osato scioperare il 17 ottobre, concordano il 13 novembre di ricorrere alla cassa integrazione».

«Un imbroglio vero e proprio che i lavoratori, iscritti al Sindacato Intercategoriale Cobas, svelano nella misura che denunciano, carte alla mano, all’Ispettorato del lavoro che nel magazzino si fanno straordinari a go-go. Di fronte alla nostra denuncia, questi dilettanti allo sbaraglio, che erano pronti ad operare un furto a danno dell’IMS, scoprono che “per cause allora (il 13 nov.) non prevedibili (sblocco di un alto numero di container dai porti di Genova), registrano un aumento dell’attività rendendo così necessaria la presenza negli impianti della forza lavoro al completo”».

«Con quale serietà si può permettere a questi personaggi di operare a danno dei lavoratori e della collettività, con quale coerenza il sindaco Dosi si può permettere di dire che nei riguardi di chi ha osato scioperare,  perché percepivano salari da fame, la normalità nel magazzino si determinerà a partire dal 7 di gennaio del 2013? Ed intanto, come dovrebbero campare questi lavoratori sfruttati in questi tre mesi senza salario? Probabilmente il primo cittadino di Piacenza non si pone questo problema, visto l’alta remunerazione che ha per svolgere il suo incarico. Ci saremmo aspettati, non una parola di sinistra (visto che ormai da tempo abbiamo rinunciato a pensare che il suo partito sia dalla parte dei lavoratori), ma almeno un giudizio non totalmente collimante con i padroni dell’Ikea e delle cooperative».

«Che dire poi del fatto che in qualche lettera giunta ai lavoratori, le cooperative sostengono un provvedimento disciplinare, scaduto il quale il lavoratore deve fare la cassa integrazione? Che dire del fatto che dopo aver sbandierato su tutti i giornali che nessuno sarebbe stato licenziato, uno dei 14 sospesi ha invece il provvedimento di licenziamento?»

«Tutti questi imbroglioni non l’avranno vinta, i lavoratori continueranno la lotta davanti al magazzino finchè non rientrano a lavorare, sul piano legale faremo tutte le azioni perché i responsabili di questi imbrogli paghino per i salari non corrispondenti (degli ultimi 5 anni) a ciò che stabiliscono i CCNL e per svelare le responsabilità del “puparo” Ikea».

 

 

 

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