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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca Rivergaro

La Sant'Agata è in difficoltà, aiuti dalle pubbliche assistenze piacentine

Dopo il terremoto dell'indagine della Finanza che ha portato all'arresto della presidente Katia Sartori (poi rimessa in libertà), l'associazione di Rivergaro cerca di garantire i servizi al cittadino grazie all'intervento delle altre associazioni di Anpas

«Anpas sta cercando di supportare l’assistenza al territorio della Valtrebbia, fornendo sia personale che mezzi per garantire la continuità del servizio al cittadino». Così Paolo Rebecchi, membro della direzione regionale e coordinatore provinciale dell'Associazione nazionale delle Pubbliche assistenze, interviene sugli ultimi sviluppi della vicenda Pubblica assistenza Sant'Agata di Rivergaro. L'associazione piacentina infatti, dopo il recente terremoto causato dall'arresto della presidente Katia Sartori da parte della Guardia di finanza, si trova in difficoltà da un punto di vista sia organizzativo che operativo, e le varie pubbliche assistenze della provincia di Piacenza stanno intervenendo concretamente in aiuto per garantire i servizi sanitari e non solo. 


La Sant’Agata in queste settimane sta affrontando, come era prevedibile, momenti difficili anche per le cariche ora vacanti (manca, ça va sans dire, anche il consiglio direttivo) e che come tali hanno il compito di gestire questioni burocratiche e di ordinaria amministrazione che garantiscono l’operatività di un ente. Si tratta di una fase di passaggio molto delicata e che purtroppo vede anche meno volontari sul campo. Per diverse problematiche di carattere generale, e in attesa di capire sviluppi e risvolti anche legali, la Pubblica di Rivergaro è in forte difficoltà nel garantire i servizi, anche se chi è rimasto sta facendo il possibile per andare avanti.

Per quanto riguarda invece l'ambito giudiziario della vicenda, nei giorni scorsi sono stati revocati gli arresti domiciliari a Katia Sartori (che però ha il divieto di avvicinamento alla sede dell'associazione), indagata per falso in atto pubblico e peculato ai danni della stessa associazione. Con lei sono indagati anche il vicepresidente (per i medesimi reati) e un volontario. A quindici giorni dal terremoto che aveva sconvolto l’associazione, presidente e vice si erano dimessi dalle cariche.
A chiedere la remissione in libertà per la presidente della Sant'Agata è stata l’avvocato Angela Maria Odelaschi: avuto parere favorevole del pm Matteo Centini, il gip ha accettato la richiesta della difesa. Prossimamente potrebbe svolgersi un secondo interrogatorio davanti al magistrato durante il quale Katia Sartori potrebbe parlare, a differenza di quello di garanzia dove si era avvalsa della facoltà di non rispondere. Giorni fa l'avvocato Odelaschi aveva dichiarato: «Ci siamo presi del tempo per fare le nostre valutazioni e abbiamo bisogno di tutte le energie per superare le contestazioni che ci vengono mosse e strutturare la difesa».

LE INDAGINI - «Le indagini - avevano fatto sapere gli inquirenti - hanno fatto emergere come la presidente avesse l’esclusivo possesso della “cassa” dell’Associazione ed utilizzasse personalmente le carte di credito intestate all’organizzazione di volontariato». Le perquisizioni, l’assunzione di sommarie informazioni nei confronti di oltre 30 soggetti, l’acquisizione documentale presso banche, negozi e centri commerciali cittadini «ove risultavano effettuate spese con le carte di credito intestate all’associazione, e i riscontri documentali, hanno svelato - dicono i finanzieri - il metodico utilizzo dei fondi per spese personali, come l’acquisto di generi alimentari, prodotti per la casa, prodotti di profumeria, creme di bellezza, cibo per animali domestici, abbigliamento e giochi per bambini». «Per giustificare - proseguono gli inquirenti - le uscite la presidente era solito creare false note di rimborso spese a nome degli ignari volontari. L’assenza di fatto di organismi di controllo, come il collegio dei revisori o dei probiviri, esistenti solo sulla carta, hanno facilitato la perpetrazione delle distrazioni». Contestualmente la Procura della Repubblica ha disposto anche il sequestro di beni per circa 100mila euro, «pari al valore delle distrazioni sinora accertate». 

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