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Cronaca Lugagnano Val D'Arda

Quando l’Onu lo bocciò, ma lui aveva ragione sulla cattiva gestione delle missioni internazionali

Nel 2007, invece, furono alcuni politici di sinistra a cercare di impedire la sua nomina a capo di Stato maggiore dell’Esercito. Ma Parisi tenne duro

Il nome di Castagnetti finì sulla stampa internazionale, quando il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, bocciò la sua presenza al coordinamento delle missioni Onu. Nel 2006 si decise per una missione di pace in Libano, dopo la guerra dei 33 giorni. L’Italia partecipò con 7mila uomini (tuttora i soldati italiani si trovano, con ottimi risultati, a gestire la delicata area del sud del Libano e far da cuscinetto tra Israele e il Paese dei Cedri). Si doveva decidere il comandante della missione. Una sua intervista al Corriere provocò la reazione dell’Onu. Castagnetti espresse dubbi sulla capacità dell’Onu di comandare missioni così importanti, anche perché, se si dovevano prendere decisioni immediate sul campo di carattere militare, l’Onu non brillava certo per velocità e semplicità. Insomma, il carrozzone burocratico avrebbe messo a rischio la situazione sul terreno e anche la vita dei soldati.

Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, caldeggiò la nomina di Castagnetti al Department of peacekeeping operations, il centro delle Nazioni Unite che coordina le missioni di pace dei baschi blu. Sembrava tutto fatto. Annan accettò. Subito dopo fece dietro front: non aveva mandato giù le critiche di Castagnetti nell’intervista. «…le missioni Onu - disse al Corriere della sera con la franchezza e l’onestà intellettuale che lo ha sempre contraddistinto – sono risultate fallimentari e in particolare quella condotta in Somalia fu disastrosa». Senza mai dirlo apertamente, l’Onu in seguito modificò la gestione delle missioni. Insomma, Castagnetti aveva visto giusto. Non fu sconfitto sul campo, ma a batterlo furono la politica e la burocrazia.

E il generale un anno dopo si trovò ancora in messo a una bufera politica. Parisi propose la sua nomina a capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Una parte del governo Prodi, nel 2007, non vedeva di buon grado Castagnetti e gli rinfacciava la vicenda dell’Onu. Il generale, invece, era tenuto in grande considerazione da Parisi, che voleva un capo militare, un leader in divisa, e se ne infischiò delle posizioni contrarie di D’Alema, Ferrero, Bonino e Fioroni.

Per la cronaca, il 16 aprile 2008, Castagnetti è entrato nella U.S. Army War College International Fellows Hall of Fame. Questa istituzione premia chi - dopo aver studiato al suo interno, come il generale fece - attraverso il merito ha raggiunto i gradini più alti nelle forze armate del proprio Paese e chi si è distinto a livello internazionale. Ma qui c’era qualcuno a cui lui non piaceva.

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