Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

«Quelle terapie sono vitali per la nostra autonomia, lasciateci riprendere»

Il gruppo di disabili che frequentava il centro Inacqua, a distanza di un anno dallo stop per il Covid, vuole riprendere l’idrokinesi. L’Ausl: «Troppi rischi, penseremo a come organizzare una terapia a secco»

Alberto Carenzi e Francesco Rabboni

Prosegue la battaglia dei piacentini affetti da disabilità che vogliono riprendere, ad un anno dall’interruzione a causa del Covid, la fisioterapia in vasca al centroAlberto Carenzi-2 Inacqua. In questa struttura è stata sospesa l’idrokinesi terapia in ottemperanza delle norme antiCoronavirus.

«Siamo 50 famiglie – spiega Alberto Carenzi, 45enne affetto da tetraparesi spastica dalla nascita – che vogliono la ripresa di questo servizio. Siamo maggiorenni di tutte le età che da un anno attendono di tornare a fare la fisioterapia in acqua». Carenzi andava una volta alla settimana al centro. «Per chi ha una disabilità come la mia questa attività permette di tenere i muscoli in movimento e rilassati. I benefici dell’attività in piscina, con l’acqua riscaldata, ci dà la possibilità di muoverci con meno difficoltà nella vita quotidiana».

«Chi è coinvolto da questo servizio - prosegue Carenzi - riesce a mantenere un certo standard di qualità della vita. Rimanendo fermi da così tanto tempo notiamo subito i peggioramenti. Dico all’Ausl: interrompere ancora l'idrokinesi causerà problemi a noi e e costi in più a voi, perché avremo bisogno di un’assistenza più consistente dopo». Le famiglie lanciano un appello. «Ci diano la possibilità, rispettando le misure anti Covid, di continuare a ricevere le terapie vitali per la nostra autonomia».

Nella mattinata del 5 febbraio una rappresentanza ha incontrato il direttore generale Ausl Luca Baldino per discutere del problema. Presenti all’incontro anche i consiglieri regionali Giancarlo Tagliaferri (Fd’I), Katia Tarasconi (Pd), Matteo Rancan e Valentina Stragliati (Lega) e il consigliere comunale Francesco Rabboni (Fi), che ha la delega alla disabilità. «Perché, ad esempio, non vaccinare con urgenza queste persone – ha proposto Tagliaferri - che già fanno parte di una fascia particolarmente fragile della nostra società? E' inaccettabile che il diritto alla salute non sia rispettato».

L’Ausl, rappresentata dal direttore generale Luca Baldino, ha spiegato le sue ragioni nell’incontro a porte chiuse. Troppi i rischi di contagio nella terapia in vasca al centro Inacqua per i disabili. L’azienda sanitaria si riorganizzerà per offrire al gruppo di disabili una terapia a secco. «Non siamo soddisfatti – ha aggiunto Elisabetta Sbravati, in rappresentanza delle famiglie – perché la terapia in acqua è ben altra cosa. Il centro Inacqua è nato per questo, è un’eccellenza proprio per questa attività. I ragazzi sono in gran parte tetraparesi spastici, sono rigidi, la terapia a secco porta molti meno benefici». Baldino, al termine dell’incontro, ha annunciato che discuterà con il responsabile della fisiatria dell’azienda per valutare il rapporto rischi-benefici dell’attività al centro. 

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