Racket dei calzini all’autogrill, la Cassazione: «Era criminalità organizzata»

I malviventi, tutti pregiudicati campani, hanno terrorizzato per anni clienti, dipendenti e direttori delle aree di sosta di Fiorenzuola, San Zenone e Somaglia. Accolto il ricorso del pm di Piacenza Matteo Centini

Una banda di pregiudicati campani ha costretto con la forza gli automobilisti che si fermavano sulla A1 negli Autogrill tra Piacenza e Milano a comprare nelle piazzole di sosta calzini di pessima qualità a prezzi esorbitanti - anche 70 euro al paio -, e le minacce, in alcuni casi sfociate in aggressioni, avevano bersagliato anche i direttori e i funzionari della sicurezza dei punti di ristoro che cercavano di allontanarli. A dire che si tratta di una banda organizzata - che ha preso di mira soprattutto gli autogrill di Somaglia (Lodi), San Zenone al Lambro (Milano) e Fiorenzuola - è la Cassazione che ha accolto il ricorso del pm di Piacenza Matteo Centini contro l'ordinanza del Tribunale di Bologna che in funzione di giudice del riesame, lo scorso 2 settembre, aveva annullato gli ordini di carcerazione per nove persone collegate tra loro e dedite al racket del calzino, ritenendo non provata l'associazione per delinquere. Il gip di Piacenza aveva sempre sostenuto questa tesi: c’erano tutti gli elementi per giudicarla come una banda organizzata. I supremi giudici hanno poi evidenziato che vi sono cinque episodi di estorsione consumata e tentata, uno di danneggiamento aggravato dal metodo mafioso. Le molestie nei confronti degli automobilisti taglieggiati sfociavano in violenze e minacce. Oltre ai calzini, la banda voleva soldi per la sosta delle macchine. I protagonisti delle vicende sono tutti provenienti da Napoli e dal suo hinterland, tranne una persona nata a Dortmund (Germania).

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