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Stuprata a 18 anni dagli amici, i periti: «Il Dna appartiene a quei due uomini»

Violenza su una ragazza di 18 anni. Incidente probatorio. Due genetisti hanno analizzato gli slip, i pantaloncini e i tamponi prelevati in ospedale alla ragazza, trovando il materiale biologico da cui è stato estratto il Dna

Le tracce di sperma trovate sugli indumenti di quella ragazza appartengono, in diversa misura, ai due uomini, un 34enne e 37enne, accusati di violenza sessuale nei confronti di una 18enne originaria dell’Honduras. Gli abusi sarebbero avvenuti in un’abitazione in città, dopo una serata trascorsa insieme, in marzo. I due vennero arrestati dopo la denuncia della giovane e si trovano tuttora in carcere.
Lo hanno stabilito i due periti incaricati di analizzare il materiale biologico ritrovato e di stabilire una correlazione con il Dna dei due accusati.
La consulenza è stata spiegata davanti al giudice per le indagini preliminari, Stefania Di Rienzo, alla presenza del pm Ornella Chicca e dei due avvocati difensori, Vittorio Antonini e Marco Malvicini. La perizia è stata svolta da due genetisti, i medici Carlo Previderè (Università di Pavia) e Ugo Ricci, (Università di Firenze). Si tratta della seconda fase di un incidente probatorio - che serve a cristallizzare le prove al di fuori del processo - che ne prevede una terza: la perizia sul certificato medico del pronto soccorso, a cui era ricorsa la ragazza dopo i presunti abusi, affidata al medico legale Tiziana Folin e che si svolgerà in settembre.
Il giudice aveva posto alcuni quesiti sul materiale ritrovato su tre reperti: gli slip e i pantaloncini della ragazza, i tamponi prelevati alla giovane al pronto soccorso durante la visita.
Se dai tamponi non sono emerse tracce di sperma, diversa è stata la risposta per mutande e pantaloncini. Su questi ultimi, sono state trovate tracce di sperma che per i medici appartiene al 37enne «con un elevato grado di certezza».

Anche sugli slip, in particolare all’interno, sono state trovate tracce. Ma qui, la situazione è più confusa: 4 tracce appartengono, secondo i genetisti, al 34enne. Ce n’è poi un’altra composta da un mix di liquido biologico della vittima, saliva e sperma dei due accusati. Il Dna estratto appartiene, anche in questo caso «con elevato grado di certezza» ai due uomini honduregni.
Alla fine di maggio, la ragazza era stata ascoltata in un’audizione protetta dove avrebbe confermato la violenza di quella sera. La giovane è difesa dall’avvocato Giovanni Barbieri.

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