Rapina al furgone con gli incassi, chiesti 7 anni e mezzo

Accusato un bosniaco, ma la difesa chiede l’assoluzione: non ci sono prove. In via Don Carrozza, dopo un finto incidente, sparì un furgone che trasportava 11mila euro raccolti dalle slot machine

Immagine di repertorio

Sette anni e mezzo di reclusione e 2.500 euro di multa. E’ la richiesta di pena, avanzata dal pm Emilio Pisante, nei confronti di Walter Halilovic, il 39enne bosniaco di etnia rom, accusato di aver rapinato l’11 novembre 2014, in via Don Carrozza, un furgone che trasportava gli incassi delle slot machine. Il bottino fu di 11mila euro, un cellulare, un computer e altri oggetti per un valore di 3mila euro. Il difensore dell’uomo, l’avvocato Fabrizio Aronica, del Foro di Pavia, ha invece chiesto l’assoluzione.

Il collegio dei giudici, presieduto da Gianandrea Bussi, a latere Laura Pietrasanta e Ivan Borasi, ha ascoltato il 5 febbraio la requisitoria del pm e l’arringa della difesa. Secondo l’accusa, quella mattina, a tamponare il furgone fu un’auto condotta da Halilovic, una monovolume Chrysler. Gli autisti scesero per verificare i danni. Nacque, però, un parapiglia che, secondo il pm Pisante, sarebbe stato un diversivo per permettere a un complice di salire sul furgone e fuggire. Le indagini della polizia rintracciarono le posizioni del telefono che dimostrano come il furgone si fosse diretto sull’A21, da Castelsangiovanni verso Pavia. Il furgone venne trovato abbandonato solo 4 giorni dopo. Ma il pm ha puntato anche sul riconoscimento di Halilovic attraverso le foto mostrate ai testimoni.

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Secondo la difesa, però, il processo indiziario non ha portato prove, ma solo supposizioni. Inoltre, non è certo che Halilovic sia stato riconosciuto - riconoscimento effettuato a distanza di sei mesi dalla rapina - perché si parla di un uomo di 45 anni, mentre l’imputato ne aveva 34; si parlava di carnagione chiara, ma lui ce l’ha scura; si parlava di capelli brizzolati, ma Halilovic li ha neri. Insomma, per la difesa mancano gli indizi gravi, univoci e concordanti per contare il bosniaco. E così, Aronica ha chiesto l’assoluzione. L’udienza è stata aggiornata alla fine di marzo, per le eventuali repliche di accusa e difesa e per la sentenza.

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