Al via il processo al rapinatore delle vecchiette

Un 26enne albanese, espulso, deve rispondere di rapina. Avrebbe aggredito una donna che stava andando dal medico prendendole la borsa con 40 euro. Ma i carabinieri ritengono che sia l’autore di una serie di colpi ai danni di donne anziane

(Repertorio)

La tecnica era quasi sempre la stessa: inquadrava persone anziane, con una scarsa capacità di difesa, le seguiva e poi le aggrediva per rubare loro la borsa o il portafoglio. E’, secondo le accuse, il modus operandi di un albanese di 26 anni, Dionis Gjiri, che deve rispondere del reato di rapina. Nei confronti di una anziana, anche se i carabinieri ritengono che possa aver messo a segno altri colpi. Davanti al collegio presieduto dal giudice Gianandrea Bussi, a latere Laura Pietrasanta e Sonia Caravelli, è cominciato il processo. L’uomo, che si trova in Albania dopo essere stato espulso, è difeso dall’avvocato Paola Battisti.

La rapina sarebbe avvenuta nell’ottobre del 2016. Una donna di 87 anni all’epoca dei fatti stava per entrare nell’ambulatorio del medico in via San Siro. All’improvviso era stata strattonata, ma non si era persa d’animo e aveva resistito. L’aggressore, però, pur di strapparle la borsetta l’aveva spinta facendola cadere all’interno dell’ambulatorio. L’anziana aveva sbattuto la faccia e l’uomo con velocità le aveva preso la borsa. Bottino: 40 euro.

In aula hanno deposto due donne e anche due carabinieri che avevano svolto le indagini, arrivando a identificare l’aggressore: il maresciallo Carmelo Lucatuorto e l’appuntato scelto Antonio Serra. In quei giorni, un’altra donna era stata derubata con modalità più o meno simili. Una 86enne, forse era stata seguita, stava rientrando in casa sua in via Vitali. Aveva le borse della spesa e giunta davanti alla porta le aveva appoggiate terra per prendere le chiavi. Un uomo le si era avvicinato alle spalle e le aveva rubato la borsa.

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Pochi giorno dopo, ai carabinieri arrivano le denunce. Parte l’indagine. Dalle foto, il 26enne viene riconosciuto. I carabinieri arrivano alla sorella dell’albanese, la quale - non è coinvolta nei fatti - aveva prestato un telefono al fratello. All’interno, gli investigatori trovano le foto del ragazzo in varie pose. I carabinieri lo riconoscono. Nel frattempo, una segnalazione alla polizia aveva informato gli agenti che nel condominio dove c’erano i due fratelli era stato visto un uomo che di nascosto gettava via delle borsette. La polizia era intervenuta e aveva fermato l’albanese. Il ragazzo era risultato irregolare ed era stato espulso. Il processo è stato rinviato in novembre.

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