Reddito di cittadinanza per comprare droga e botte alla fidanzata: arrestato

Indagini lampo della sezione di polizia giudiziaria della Polizia Locale. Alle Novate è finito un 21enne che avrebbe picchiato, umiliato e minacciato la fidanzata per circa un anno e mezzo. Nei video delle ambientali il racconto delle violenze quotidiane

Avrebbe usato tutto il reddito di cittadinanza per comprare droga e avrebbe picchiato la fidanzata per mesi. Le indagini lampo della sezione di polizia giudiziaria della Polizia Locale guidata dall'ispettore capo Massimo Mingardi e coordinate dal sostituto procuratore Daniela Di Girolamo, hanno permesso di interrompere la gravissima spirale di violenza dove una 19enne piacentina, sarebbe sprofondata da un anno e mezzo, ossia da quando aveva conosciuto e si era innamorata di un 21enne con cittadinanza italiana nato da genitori stranieri che dal primo giorno - da quanto emerso - l'avrebbe picchiata, minacciata e controllata in maniera talmente ossessiva e costante da averla annientata e assoggettata completamente. 

Lui, nullafacente e tossicodipendente, con il reddito di cittadinanza pare comprasse droga, come sostengono gli inquirenti, e quando era in crisi d'astinenza avrebbe preso a pugni la ragazza, le avrebbe sferrato calci e sarebbe anche arrivato a spegnerle addosso sigarette. A denunciare la situazione il padre della giovane che, negli ultimi periodi, faceva fatica a vedere la figlia: il suo ragazzo non voleva, gli avrebbe detto la figlia che gli avrebbe anche fatto intendere che lui la picchiasse e che temesse per la sua vita «prima o poi questo mi fa fuori». Si è rivolto agli agenti della Pg della Polizia Locale che hanno iniziato immediatamente le indagini: da un lato hanno ascoltato i colleghi di lavoro della 19enne (fa la barista) e alcuni amici, tutti avrebbero confermato che spesso si presentava al lavoro con lividi in faccia e che il 21enne la controllava ossessivamente presentadosi al locale, dall'altro hanno installato delle telecamere ambientali all'interno dell'abitazione dove convivevano. 

Nei video, che lascerebbero ben poco spazio all'immaginazione, si vedrebbero pestaggi quotidiani ai danni della giovane, che minuta, non riusciva a difendersi da lui che invece è di corporatura molto robusta.  Una vita, quella della giovane, fatta di lavoro in un bar e di vessazioni, umiliazioni e minacce di morte: a lui non piaceva la cena e la picchiava, non aveva soldi per la droga e allora la obbligava ad uscire e comprarla: lei di fatto lo manteneva, pagando anche l'affitto dell'appartamento. Ma le violenze non si sarebbero limitate alla questione soldi ma anche al controllo sistematico della persona: aveva 10 minuti per tornare a casa una volta terminato il turno di lavoro, le avrebbe guardato il cellulare ogni giorno, l'avrebbe obbligata a non prendere anticoncezionali come deterrente qualora avesse voluto tradirlo e a non depilarsi per risultare meno attraente. Le indagini sono andate avanti un paio di settimane, poi l'emissione della misura cautelare chiesta dal pm Daniela Di Girolamo e concessa dal gip Fiammetta Modica per maltrattamenti aggravati dalla convivenza. Il 21enne ora si trova nel carcere della Novate. Avrebbe detto, una volta arrestato: «appena esco torno a picchiarla». 

LA DIFESA - «Ha risposto a tutte le domande del giudice, ammettendo di averle dato solo qualche schiaffo. Il ragazzo, invece, ha negato qualsiasi violenza legata alle bruciature». L’avvocato Monica Malchiodi, che difende il 21enne arrestato, è in attesa della decisione giudice Modica, davanti al quale si è svolto l’interrogatorio di garanzia. Il sostituto procuratore Di Girolamo ha chiesto la custodia cautelare in carcere, mentre la difesa ha chiesto gli arresti domiciliari «e la madre si è detta disposta ad aiutarlo. Il giovane è in carcere ed è agitato e preoccupato». La drammatica vicenda si è svolta all’interno di una burrascosa relazione tra due ragazzi con alla spalle alcuni problemi psicologici. Lui, in particolare, avrebbe sofferto della separazione dei genitori - avvenuta tanti anni fa - che lo avrebbe spinto all’interno di un giro di amicizie che lo avrebbero avviato al consumo di marijuana. La relazione, secondo la difesa, non avrebbe avuto il carattere di una convivenza effettiva, ma lei si sarebbe fermata dormire da lui un paio di volte la settimana.  «Il padre della 19enne si sta vendicando perché non riusciva ad allontanarla dal mio. Sono sicura che mio figlio non l'ha picchiata, non nego che ci sia stato qualche schiaffo, spesso avevano dure liti ma ci metto la mano sul fuoco che non le ha fatto tutto quello che dicono gli inquirenti. Avevano una relazione complicata, è evidente, ma non è un mostro», spiega la madre a IlPiacenza. Così come la madre anche la ragazza ha contattato la nostra redazione: «Non ho mai avuto paura di lui e non mi ha mai minacciato, non mi ha mai picchiata, non mi ha mai spento sigarette addosso. Discutevamo animatamente e spesso siamo arrivati a tirarci qualche schiaffo. Non mi controllava e non mi seguiva. Mio padre lo vedevo: non è vero che il mio ragazzo mi impediva di uscirci. I segni che a volte qualcuno può avere visto me li sono procurata da sola». 

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