Reimpiantata a Milano la vigna di Leonardo grazie ad un clone di Malvasia

La vigna rinasce a Milano con un clone della Malvasia di Candia coltivato dal Consorzio di Tutela dei vini doc dei colli Piacentini

Roberto Miravalle

Luca Maroni, analista sensoriale, enologo, autore ed editore dell’annuario dei migliori vini italiani, dopo undici anni di lavoro è riuscito a ritrovare e reimpiantare in Milano l’originaria vigna di Leonardo da Vinci. Il reimpianto è stato effettuato con viti identiche alle originali, rinvenute nel 2008 da Luca Maroni e dal Gruppo scientifico di lavoro dell’università di agraria di Milano, diretto dal Professor Attilio Scienza. Il lavoro verrà presentato alla manifestazione ufficiale di apertura dell’Expo di Milano. Avrà luogo nell’originaria sede dove la vigna di Leonardo era piantata e dove è avvenuto il ritrovamento dei resti delle viti native: la Casa degli Atellani in Corso Magenta 65.

«Il fatto eccezionale - spiega Roberto Miravalle, presidente del Consorzio vini doc colli piacentini- risiede anche nel fatto che la ricostruzione è stata possibile grazie ad un clone della Malvasia di Candia coltivato dal Consorzio di tutela dei vini doc dei colli Piacentini. «Ora – afferma Miravalle - le barbatelle sono nel laboratorio del Consorzio e saranno rimpiantate tra una ventina di giorni».

Miravalle spiega, anche attraverso una intervista che è stata fatta a Maroni, che l’enologo venne a sapere nel 1999 della vigna donata da Ludovico il Moro a Leonardo nel 1498. Solo nel 2004 iniziarono i lavori di ricerca fino a che è stata identificare l’ultima parcella superstite del vigneto di Leonardo. «Una grande emozione - l’ha definita Maroni- un vero tesoro caduto nell’oblio».

Così Maroni incontrò subito Letizia ed Anna Castellini, nipoti del Portaluppi, l’architetto che salvò nel 1920 la vigna dall’estirpazione e che la inglobò nella sua Casa degli Atellani. Chiese alle nipoti notizie dei filari salvati dal nonno. Proprio durante il primo sopralluogo scoprì il punto preciso dove i filari erano piantati e il motivo della loro scomparsa, ovvero causa i bombardamenti che, nell’agosto del 1943 Milano e la vicinissima Santa Maria delle Grazie subirono dagli alleati e quindi la vigna bruciò. «Considerato il motivo della scomparsa - dice Maroni- forse le radici originarie potevano essere rimaste nel terreno dopo l’incendio».

Così l’enologo andò a parlare con l’allora sindaco Letizia Moratti che con grande entusiasmo assicurò il suo aiuto e istituì un tavolo di coordinamento tecnico -scientifico per il recupero del vigneto di Leonardo affidandogli la direzione.

E’ a questo punto che chiese l’appoggio dell’università statale e del professor Attilio Scienza, uno dei massimi esperti viventi di vite nel mondo che ha operato a lungo anche a Piacenza.

Scienza si rese disponibile alla direzione e alla conduzione scientifica della missione e per aiutarlo chiamò due dei suoi allievi: il podologo Rodolfo Minelli e la genetista Serena Imazio. Iniziarono gli scavi ed i residui vegetali trovati ancora vivi e interrati nel sito originale erano della vite di Leonardo. I risultati della ricerca furono presentati in anteprima mondiale a Parigi il 27 marzo 2008 in occasione della serata di gala offerta dal comune di Milano ai delegati internazionali del BIE.

Ma l’iniziale mancanza di fondi bloccò il progetto. Nell’ottobre 2013 Piero Castellini, fratello di Anna e Letizia, scrisse a Maroni di voler ridar vita al vigneto di Leonardo reimpiantandolo nella Casa degli Atellani in maniera filologicamente identica all’originale. L’impresa fu finanziata dalla fondazione Piero Portaluppi.

Ripresero i lavori e si arrivò all’identificazione del dna della vite di Leonardo, la Malvasia di Candia Aromatica. A questo punto l’ultimo obiettivo era quello di individuare la specie, il clone di Malvasia di Candia Aromatica ancora esistente geneticamente più conforme alla nativa ritrovata.

La genetista Serena Imazio comparò il dna della vite originaria di Leonardo con quello di tutte le Malvasia di Candia coltivate oggi in Italia ed individuò le più rilevanti aderenze genetiche con un clone della Malvasia di Candia piacentina.

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La vigna di Leonardo sarà inaugurata con una cerimonia ufficiale di apertura con l’inizio di Expo. Luca Maroni ha dedicato a questa impresa un libro: "Milano. È la vigna di Leonardo". «Di tutto questo - precisa Miravalle- si parlerà anche durante il prossimo Vinitaly».

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