«Resuscitiamo “Piacenza turismi”, senza palle al piede e con tanta smart»

La Lac: «Non c’è un turismo integrato, Expo è stata una sciagurata impresa. Bisogna ripartire da un country brand e una struttura non statica»

«Per Piacenza – scrive la Lac, libera associazion commercianti - il turismo deve essere una cosa seria, se effettivamente un obiettivo politico. Basta convegni e tanti candidati al coordinamento turistico. Diventa solo autoreferenzialità.  Quando si dice “seria”, vuol dire ponderata, strategica, progettuale, programmata, finanziata e…vero core business del progetto politico locale con gli attori-investitori-privati chiamati a un ruolo primario e i soggetti associativi coinvolti. Abbiamo sempre sostenuto l’importanza di Piacenza Turismi. Non abbiamo mai espresso un parere “turistico” favorevole a Piazzetta Piacenza proprio per i motivi, contrari, espressi ancora una volta con carenza di competenza dal “commerciante” Giovanni Struzzola direttore proprio dell’Unione Commercianti. Questa associazione non ha mai avuto una strategia turistica…il tema rientra nel proprio statuto….ma a Piacenza ha contribuito solo a eventi e mercati occasionali locali, presenze sporadiche,  sostenuto  progetti statici (la Piazzetta) che sono esattamente il contrario di quello che si deve fare per un turismo integrato. Un turismo integrato non vuol dire allungare o allargare la filiera o far entrare la macelleria e il bar fra i siti turistici. Piazzetta Piacenza ha avuto diversi motivi positivi che potevano essere esaltanti per la città ma invece ha consolidato una squadra auto referenziata e ben definita, escludendo altri attori che avevano aderito all’operazione Expo 2015. Questa discriminazione iniziale ha di fatto incrinato i rapporti con i soggetti non di gradimento di coloro che da tempo pensano di poter gestire lo sviluppo economico piacentino, invece di cementare i rapporti interpersonali fra operatori e imprese locali, si è ritenuto di dividere gli operatori per motivi a noi sconosciuti. Ma un risultato certamente è stato raggiunto, che la spedizione milanese è stata un flop per l’economia turistica piacentina. Stiamo aspettando la relazione l’esimio Presidente del Comitato Expo Ferrari Silvio.

Anticipando fino da ora che anche la LAC sta preparando una relazione su quello sciagurata impresa, impresa che certamente non ha attirato e non ha coinvolto e sviluppato il turismo piacentino. Siamo convinti che si debba rifare prima possibile una newco turistica, ma non statica, non di uffici, non di personale fisso…ma dinamica, polivalente, multifunzionale, diffusa, aperta, tecnologica, mobile….come più volte abbiamo visto espresso con competenza sia dal prof Paolo Rizzi che da un manager di lungo corso, con tanti successi come Giampietro Comolli.  Comolli dal 2004 ha collaborato alla stesura del progetto valle del Po, ha dimostrato di creare l’unico progetto turistico-distrettuale per Expo, ha costituito in Toscana e in Veneto DMO e DMC di successo.  Se questo è l’integrazione del pensiero struzzoliano,  allora abbiamo frainteso e ci scusiamo. Su un progetto strategico, di lungo periodo che vada oltre la primavera 2017 e l’estate 2018, noi ci siamo a fare integrazione perché abbiamo (e prima di noi Qualcun altro ben più autorevole e già autorità piacentine) individuato un soggetto, forte e attivo in certe cose e debole in altre, che potrebbe essere l’Ente Fiera, strumento-contenitore-tesoriere, ma con professionalità e progettualità idonea. I tempi sono strettissimi: Piacenza Turismi ha chiuso nel 2011. Come ha sempre detto e scritto Comolli da anni su varie riviste specializzate e non: Piacenza deve partire da un country brand accettato da tutti, con giovani operatori viaggiatori multilingue. Le DBO hanno già sostituito le DMC citate da Struzzola. C’è uno o due esempi molto buoni già in provincia di Piacenza che hanno bisogno di fare integrazione vera.  Tutto questo doveva già essere pronto nel 2014».

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