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La rianimazione di Piacenza

La rianimazione di Piacenza

«Trattamento salvavita in Rianimazione sia equo senza discriminare tra pazienti Covid e non». Medici scrivono all'Asl

Lunga lettera degli anestesisti e rianimatori piacentini per evidenziare le criticità dello spostamento al terzo piano dell'ospedale della terapia intensiva

«Rimarchiamo la necessità di avere un piano strategico anche per garantire un numero adeguato di posti letto ventilati per tutti i pazienti, senza discriminazione di patologia, e ribadendo con decisione che il trasporto espone i pazienti ad un rischio aumentato di eventi critici. Allungare i percorsi tra queste aree per i pazienti critici, li espone ad un rischio aumentato che non può essere ridotto, neanche da un impegno di più Anestesisti, qualora aumentasse numericamente la nostra presenza».
Così scrivono i medici anestesisti e rianimatori dell'Asl di Piacenza, indirizzando alla direzione sanitaria una lettera molto importante che evidenzia, da parte degli addetti ai lavori, alcune criticità dovute allo spostamento al terzo piano dell'ospedale di Piacenza del reparto medico, la rianimazione appunto, che in questo momento è sicuramente tra i più importanti e strategici nella gestione dei pazienti gravi affitto da Coronavirus.

«Come abbiamo già sottolineato - scrivono i medici - in alcuni periodi (come proprio quello dell’inizio dell’influenza che incombe), anche tale disponibilità è risultata più volte insufficiente. Spesso con 10 pazienti, siamo arrivati ad occupare 12-13 posti letto con pazienti intubati (estensione possibile grazie alla sala urgenze e alla presenza della Recovery-Room contigua, nonché all’impegno impagabile di tutto il personale); seppur con sacrificio, ci è sempre stato possibile intervenire tempestivamente per trattare tutti i pazienti, senza dilazionare un trattamento intensivo salvavita, indipendentemente dalla patologia. Dopo aver sollevato questi leciti interrogativi sulla possibilità di un trattamento sanitario equo, ci è stato ricordato nel corso della riunione del 13 ottobre, che questo è un piano per l’Emergenza COVID. A nostro avviso, però, un Piano di emergenza non può ridurre la possibilità di accesso discriminando il paziente sulla base della positività al Covid.»

«Probabilmente - scrivono i medici - la scelta di pianificare in altro momento la ristrutturazione della Rianimazione, invece di chiuderla per lavori da giugno, avrebbe garantito da subito una maggiore disponibilità di Sale Operatorie (anche se punto nodale sull’aumento delle attività appare essere l’indisponibilità di posti letto di degenza per i pazienti chirurgici), mantenendo le due Sale di Urgenze pomeridiane, con un numero adeguato di posti letto in Recovery-Room, avendo anche in questi mesi la garanzia di un Percorso Pulito/Sporco almeno sulle Sale Operatorie, che in questi mesi è mancato. Prendiamo atto che la situazione creata da questa decisione che fino ad ora è stata ritenuta tollerabile, diviene oggi per la Direzione non più sostenibile, richiedendo il nostro tempestivo spostamento al terzo piano per il prossimo mese e mezzo.
Sappiamo che molti Reparti in questi mesi si sono spostati, ma la Rianimazione ha sicuramente delle peculiarità rispetto ad ogni altro reparto Medico e Chirurgico, come è peculiare la nostra attività svolta come Consulenti Rianimatori. La posizione di vicinanza al Pronto Soccorso, alla
Radiologia, al Comparto Operatorio, alla Sala Parto è senz’altro strategica, non solo per i nostri pazienti della Rianimazione, ma anche per tutti i pazienti che afferiscono a tali servizi.
Allungare i percorsi tra queste aree per i pazienti critici, li espone ad un rischio aumentato che non può essere ridotto, neanche da un impegno di più Anestesisti, qualora aumentasse numericamente la nostra presenza.
Apprendiamo inoltre che lo spostamento al terzo piano potrà garantire una eventuale estensione di posti letto intensivi SOLO per i pazienti COVID, avendo meno posti letto per pazienti non-COVID, e perdendo quei posti ventilati “attivabili” in caso di necessità, che abbiamo utilizzato con altissima frequenza, nel corso degli anni in caso di ricoveri in esubero».

«Accogliamo l’intento della Direzione di raccogliere la disponibilità di posti letto non-COVID presso altre AUSL, rimarcando però la necessità di avere un piano strategico anche per garantire un numero adeguato di posti letto ventilati per tutti i pazienti, senza discriminazione di patologia, e ribadendo con decisione che il trasporto espone i pazienti ad un rischio aumentato di eventi critici.
La problematicità del “trasloco” viene di fatto riconosciuta, tanto che dal Direttore di Dipartimento Dr Nolli viene la proposta di aumentare a tre in numero di guardie notturne dei Rianimatori, decisione che però verrebbe a ridurre la possibilità copertura del numero di sale operatorie esattamente del numero che il nostro spostamento farebbe guadagnare. Ricordiamo inoltre che in questo momento pur essendo in essere uno stato emergenziale per il COVID, non ci sono nell’Azienda pazienti Intensivi COVID.
Pur riconoscendo le criticità che al momento non trovano da parte della Direzione soluzioni pianificate, siamo stati invitati nel corso della riunione del 13 ottobre a vedere il piano come un disegno complessivo, di cui noi facciamo parte. Confermiamo per noi la necessità che le criticità esposte abbiano risposte efficaci, prima di intraprendere qualsiasi cambiamento.
Raccogliamo comunque l’invito della Direzione, certi che questa riorganizzazione non potrà riguardare solo noi, Anestesisti-Rianimatori, ma che ogni Unità Operativa a noi collegata, in diversa misura, dovrà farsi carico di una quota di attività incrementata, che noi per la nostra attitudine a renderci disponibili per risolvere qualsivoglia problema, ci siamo già trovati a tamponare nel corso degli anni.
Infatti, nella gestione del rischio, è chiaro che il più competente dovrà occuparsi solo delle attività a più alta complessità e andrà invece rafforzata la struttura che dovrà farsi carico, senza deroghe, di attività a più bassa intensità.
Appare quindi decisione di prima linea affidare ad una guardia dell’UTIR o ad una seconda guardia interdivisionale competente, le attività legate alla gestione di criticità non rianimatorie, come quelle dipendenti dall’impiego di una ventilazione non invasiva. Guardia che con l’inaugurazione di Posti Intensivi di UTIR, pensavamo fosse già in essere. Molte chiamate notturne sono proprio da parte degli interdivisionali, perché hanno troppe attività contemporanee, e non per problemi prettamente rianimatiori. Certamente, in questo momento in cui ancora non c’è un incremento di ricoveri intensivi COVID, la scelta più appropriata sembra essere il rafforzare il livello di intensità intermedia in cui i pazienti COVID al momento si collocano.
In caso di vera emergenza, come ben dimostrato, nessun rianimatore si è fermato a contare il numero di notti o di guardie necessarie, gestendo 35 pazienti intubati e il flusso di trasferimento di più di 200 pazienti di TI nel periodo più critico.
Per la tutela del nostro ruolo, in questo piano di Emergenza sollecitiamo anche una revisione della procedura dei Trasporti Secondari, che mette in carico al Rianimatore tutti i pazienti a criticità intermedia, la cui centralizzazione può essere operata con accompagnamento a carico del Medico di PS o del medico di Reparto. Rimarrebbe a nostro carico ovviamente il paziente Rianimatorio al quale ci siamo sempre dedicati.
Anche il Cardiologo di guardia di notte e nei festivi, potrebbe evadere consulenze urgenti al di fuori del Polichirugico (che ad oggi rifiuta di svolgere), ed occuparsi delle criticità di propria pertinenza in tutti i padiglioni dell’ospedale.
Pur non potendo azzerare i rischi di un decentramento della Rianimazione, allontanandola dalle aree a maggiore criticità, i Medici Anestesisti-Rianimatori richiedono alla Direzione, prima di procede al trasferimento al terzo piano di dare risposta alla quanto può invece risultare una tutela per pazienti e operatori e cioè:
- che venga prima istituita una seconda Guardia Intedivisionale per il Polichirurgico/guardia UTIR;
- che venga rivista la Procedura dei Trasporti Secondari con condivisione con le UO collegate;
- che venga rivista l’attività di pertinenza del Cardiologo di guardia a copertura dell’intera
struttura ospedaliera;
- che venga garantito un numero di posti letto non-COVID adeguato alle esigenze della
popolazione piacentina in essere prima dell’emergenza COVID o che comunque venga
redatto un piano strategico anche per i pazienti non-COVID sovrannumerari;
- che vengano fornite risposte alle criticità organizzative espresse dal gruppo di Infermieri
dell’UO.
Unitamente vorremmo venisse condivisa la documentazione aziendale dell’intero percorso
chirurgico “pulito/sporco” (che presumiamo parta dall’ingresso in PS, prosegua poi per il reparto, passando per gli ambienti di diagnostica e le sale operatorie), che oltre a rappresentare motivazione cardine del nostro spostamento, ci coinvolge direttamente.
Infine, sempre per il nostro interessamento nel percorso del paziente chirurgico, vorremmo una informativa su come sono state aumentate le disponibilità di posti letto chirurgici e la dislocazione dei reparti, di cui nel corso dei mesi, nonostante i trasferimenti, non c’è mai stata data comunicazione.
Attendiamo risposte a queste criticità senza le quali ci pare che lo spostamento della Rianimazione potrebbe rappresentare un rischio aggiuntivo per pazienti e operatori, non solo della Rianimazione ma di tutto l’Ospedale di Piacenza»

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