«Riaprire? Emozionante come il primo giorno. Ma servirà un anno per recuperare economicamente»

Piacenza è ripartita. Dopo oltre due mesi di chiusura totale per contenere il coronavirus, il 18 maggio la nostra città - tra le più colpite da contagi e decessi in tutto il Paese - ha ripreso la nuova normalità: quella fatta di mascherine, guanti, distanze sociali

Il Corso la mattina del 18 maggio

Piacenza è ripartita. Dopo oltre due mesi di chiusura totale per contenere il coronavirus, il 18 maggio la nostra città - tra le più colpite da contagi e decessi in tutto il Paese - ha ripreso la nuova normalità: quella fatta di mascherine, guanti, distanze sociali. Via Venti Settembre e il Corso, così come tutto il centro storico, si sono ripopolate grazie alla riapertura dei negozi e dei locali pubblici. Tutto all'insegna del rispetto dei dispositivi e delle norme di sicurezza con le quali anche i piacentini dovranno convivere per un bel po' di tempo.
Tra le riaperture più attese dalla gente, certamente c'è quella di barbieri e parrucchieri, attività a stretto contatto che più di altre dovranno rispettare le ferree misure di sicurezza emanate a livello governativo e regionale.

Proprio per questa categoria ricominciare a lavorare è stato emozionante, quasi come il primo giorno di scuola. I problemi da affrontare, però, sono ancora tanti anche se lo spirito è quello giusto. Meno tasse e più semplificazione è la richiesta principe delle parrucchiere che si può accomunare a quelle di tante altre categorie. Ci si adatta alle nuove regole, ai costi aumentati, al lavoro in più per rispettare le norme igieniche. Tante incombenze da rispettare che non hanno un riscontro sul versante degli aiuti economici: le bollette arrivano, i contributi vanno pagati e le tasse pure, i costi fissi non scompaiono. Nemmeno per chi ha dovuto chiudere la propria attività.
«Una riapertura emozionante - afferma Edilia Bolzoni, che ha il negozio sulla Farnesiana - è come ricominciare dal primo giorno. C’è un po’ di agitazione per rispettare tutte le regole imposte. Noi, già da una settimana eravamo operativi per sanificare i locali e prepararci alla riapertura». Bolzoni, che sottolinea con orgoglio di essere un’artigiana, non ritiene stringenti le regole «anche se all’inizio, i 4 metri imposti dall’Inail ci avevano spaventati. Con le misure attuali, distanza di un metro, si lavora bene». 

Cartelli con gli avvertimenti, adesivi sul pavimento, gel disinfettante, camici monouso e sacchi dove riporre gli oggetti dei clienti. E ancora pulizia degli strumenti di lavoro e dei piani dove è appena stato un cliente. E, naturalmente, mascherine indossate. «Inoltre - continua la coiffeur - noi abbiamo due ingressi per cui, in base alle esigenze, facciamo entrare i clienti da una parte e li facciamo uscire dall’altra per garantire un maggior distanziamento».

Le note dolenti riguardano l’aspetto economico. «Se non succede nulla - spiega Bolzoni - in sei mesi si può cominciare a respirare. Per recuperare quello che abbiamo perso sarà necessario almeno un anno». Accanto a lei c’è una dipendente. «Ha presentato la domanda ad aprile, ma non ha ancora visto la cassa integrazione. E i diritti dei lavoratori dove sono finiti?» sottolinea. «Ci vorrebbe un anno sabbatico senza tasse, reali o presunte come quelle su ciò che non ho ancora incassato» affonda Bolzoni. «Meno burocrazia - scandisce - è la richiesta numero uno. Lasciateci lavorare in modo semplice. Troppi documenti».

Anche Laura Bollati è sulla stessa linea d’onda. Dal suo negozio di via Trieste, con forbici e pettine alla mano, Bollati chiede di semplificare: «Invece di presentare dieci documenti magari ne basterebbero uno o due. Poi che vengano pure a fare i controlli. I costi ci sono, la chiusura è stata lunga. Io, ad esempio, ho avuto i 600 euro dall’Inps... ma spariranno presto perché ora devo pagarne 900 di contributi. Mi hanno dato i soldi e ora se li riprendono. Sul piano economico nessun aiuto».

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Al contrario di Bolzoni, Laura vive con angoscia la riapertura: «E’ molto dura, fa spavento. Ma sono felice». E qui Bollati pensa ai tanti morti che ci sono stati a Piacenza e diverse persone che conosceva che non ce l’hanno fatta. «Occorrerà molta pazienza - sostiene - e ci si dovrà abituare alle normative. Ma le precauzioni le ritengo giuste. Le distanze vanno rispettate così come la sanificazione di ogni postazione di lavoro. Io, poi, ho acquistato un sanificatore con l’ozono per il mio locale». Bollati, con spirito battagliero, punta poi il dito contro la mala comunicazione che a partire dal Governo, passando per le Regioni e arrivando alle associazioni di categoria: «ci ha fatto capire poco. L’ultimo esempio è il decreto per la riapertura, firmato venerdì sera alle dieci...»

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