Il pm: "Condannate il commercialista Bazzoni a 8 anni"

Il professionista è accusato di estorsione e tentato millantato credito nei confronti imprenditori

Gli avvocati del processo Bazzoni

Otto anni e duemila euro di multa è la condanna chiesta dal pubblico ministero Antonio Colonna per il commercialista Carlo Bazzoni. Il professionista è accusato di estorsione e tentato millantato credito nei confronti di alcuni imprenditori. La parte civile ha chiesto a Bazzoni un risarcimento di circa un milione di euro. Il pm ha anche chiesto l’assoluzione di Bazzoni per un episodio di estorsione e di derubricare da estorsione a millantato credito un reato nei confronti di un negozio di tintoria. Il 12 novembre, la parola passerà alla difesa di Bazzoni, con lgi avvocati Luigi Fiori e Luigi Stortoni. Poi, la sentenza.

L’ACCUSA - Si è conclusa così la requisitoria del pm Colonna, durata oltre quattro ore, nel processo che vede il commercialista piacentino come imputato principale. Colonna, fin da subito, ha cercato di dimostrare al collegio giudicante - Italo Ghitti presidente con i giudici Elenza Stoppini e Maurizio Boselli - come alcuni clienti dello studio abbiano pagato Bazzoni e come lui, con presunte minacce e paventando guai tremendi alle loro aziende (come multe stratosferiche) e a loro stessi li abbia fatti diventare complici. In pratica, dicendo agli imprenditori di poter intervenire per ammorbidire le sanzioni, si sarebbe fatto consegnare il denaro raccontando che avrebbe dovuto darlo per questi interventi. Debole, secondo Colonna, la difesa avanzata da Bazzoni: erano soldi per alcune prestazioni professionali che non ho fatturato.

A denunciarlo furono i fratelli Andrea e Alfredo Ferrari - assistiti dagli avvocati Massimiliano Ielo ed Enzo Faraone, di Catania – che avevano registrato di nascosto alcune conversazioni nello studio di Bazzoni. I fratelli avevano due aziende, la Fms e la Due A Group: in totale versarono al commercialista 28mila euro. Altri 12mila li diede l’amministratore di un negozio di tintoria, Vaportris.

Tutti testimoni chiamati in Tribunale, ha affermato Colonna, hanno ammesso di non aver mai pagato in nero Bazzoni. Ma perché, si è chiesto il pm, “non lo hanno ammesso, non avrebbero rischiato nulla, è come dire di non avere lo scontrino”.

Il pm poi ha letto alcune registrazioni nelle quali il commercialista dice a uno dei Ferrari: “Su un piatto ci sono centinaia di migliaia di euro da pagare, sull’altro una cazzata”. Il senso, secondo Colonna, è chiaro: “Bazzoni avvertiva i clienti che era in grado di ammorbidire i controlli, prospettando sanzioni enormi, da 300 o 400mila euro, quando in realtà le multe erano di 3 o 4mila euro”. E così facendo, per l’accusa, terrorizzava gli imprenditori, li minacciava, diceva loro che sarebbero finiti tutti nei guai.

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LA PARTE CIVILE Duro l’intervento della parte civile. L’avvocato Faraone ha parlato, riguardo alle testimonianze dei collaboratori del commercialista, di “situazione tragicomica”. “Bazzoni - ha sottolineato - non è mai intervenuto sui presunti illeciti dei Ferrari, ma li ha spaventati per renderli dipendenti e farli diventare complici. E’ il “sistema Bazzoni”, lui vuole rendere complici e silenti i suoi clienti. Ne avrà sistemati centinaia così…”.

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