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Martedì, 16 Aprile 2024
Cronaca

Rifiuti all'ex Pertite, il processo finisce nel nulla. Il Pm: «Processo morto»

Il pm chiede la condanna per un solo reato per tre imputati: due anni, ma sono indultati. «A rimetterci è stato l'ambiente e anche lo Stato. Il primo perché ha visto la creazione di una discarica abusiva nella ex Pertite che ha devastato i luoghi, il secondo perché ha pagato tre volte lavori che non sono stati fatti»

Lo spettro della prescrizione che si aggirava in aula, alla fine è arrivato. Due anni di condanna per l’unico reato non prescritto: danneggiamento di stabilimento militare. E’ la richiesta del pubblico ministero Antonio Colonna per tre persone al termine della requisitoria del processo sui fatti avvenuti al Polo di mantenimento pesante. «A rimetterci è stato l’ambiente e anche lo Stato. Il primo perché ha visto la creazione di una discarica abusiva nella ex Pertite che ha devastato i luoghi, il secondo perché ha pagato tre volte lavori che non sono stati fatti. E’ uno spaccato del mondo degli appalti in Italia» ha sintetizzato Colonna.

colonna-3CONDANNE La condanna è stata chiesta per il generale Giuliano Taddei, all’epoca direttore del Polo, e per due marescialli Bernardino Politi e Francesco Paonessa. Per gli altri sette imputati, il pm ha chiesto il non doversi procedere perché i reati sono prescritti: gli autotrasportatori Alessandro Fagioli, Claudio Barella e Costantino Bellocchi e anche per Carlo Rocca, Oliviero Vecchiato, Mauro Ferri e Paolo Quaglia. Tutti, a vario titolo, erano accusati di corruzione, falso, furto e truffa. Secondo la procura, sarebbero stati conteggiati trasporti, mai avvenuti, di rifiuti e materiale di scarto in discarica, che invece sarebbero finiti in una buca all’ex Pertite. Naturalmente, lo Stato aveva pagato il trasporto. Pagamenti di cui si sarebbero avvantaggiate soprattutto le imprese di trasporti.

I due anni chiesti da Colonna, però, sono già indultati per cui la pena è estinta. Questo significa che, un’eventuale condanna, potrà essere usata dall’Avvocatura dello Stato per chiedere i danni in sede civile. Cosa che con probabilità fara l’avvocato Mario Zito, dell’Avvocatura di Bologna, che si è associato alle richieste di condanna del pm.

IL PROCESSO MORTO Finisce così, come tanti avevano previsto, in un nulla di fatto un processo per una vicenda che aveva provocato molto clamore in città. Dure le parole del pm sui protagonisti di questo processo «morto quando il gip non dispose la custodia cautelare facendo cadere tutti i reati nell’indulto». E il presidente del collegio, Italo Ghitti (a latere Elena Stoppini e Adele Savastano), prima che l’accusa cominciasse a parlare ha ammonito tutti: «De mortuis nihil nisi bonum» ha detto citando il filosofo Chilone di Sparta. Dai morti (in questo caso il defunto è il processo) non viene nulla di buono. Il riferimento era alla soddisfazione interiore di tutti i difensori che hanno visto sfumare le condanne per i loro assistiti. «Non ritengo che si sia configurato il reato di danneggiamento e lo dimostreremo la prossima udienza» ha solo detto Giovambattista Maggiorelli, avvocato difensore di Taddei. Tra la fine di maggio e giugno sono previste tre udienze per le arringhe delle difese e la sentenza.

L’ACCUSA Colonna ha riassunto la lunga indagine, insistendo sul fatto che se fossero stati svolti i lavori per cui lo Stato aveva pagato 320mila euro non sarebbe accaduto nulla e non ci sarebbe stata una discarica all’ex Pertite. Invece, in tanti ci hanno guadagnato, chi poco e chi tanto «e lo Stato ci ha perso milioni di euro». Due i contratti, del 2001 e del 2004, quest’ultimo, ha ricordato il pm, non prevedeva i subappalti. Invece, secondo Colonna, Fagioli subappaltava a Barella il quale si avvaleva di Bellocchio. E ogni volta c’era un ricarico sui costi «una lievitazione del 70-80 per cento».

Nelle due discariche di San Nicolò e Lodi non è finito un rifiuto, ma come hanno detto diversi autisti sono stati riversati in una buca di circa 1.500 metri e profonda da 3 a 5 metri nella ex Pertite, come ha scritto l’Arpa.

A certificare il falso erano i marescialli dell’Esercito, che dichiaravano i trasporti avvenuti per far presentare le fatture allo Stato da parte delle tre ditte di trasporto. «Non si sa quanti mezzi ci sono né quante persone hanno lavorato, non ci sono le bolle e dai registri non risulta nulla» ha insistito Colonna.

LA DISCARICA Dopo le proteste dei cittadini c’era la necessità di una bonifica alla ex Pertite, ha continuato il pm.

Con i 300mila euro si potevano pagare i trasporti per sei mesi, ma così non è stato. «Morale, non si è fatto nulla e tutto è stato buttato nella discarica». Colonna ha poi elencati i presunti guadagni dei vari attori: i due marescialli poche centinaia di euro («briciole li hanno definiti»); il generale non aveva interessi economici, ma personali legati alle donne che gli avrebbe procurato il «suo grande amico Bellocchio, abile nell’inserirsi nelle grazie del generale, che favoriva la vita intensa di Taddei; le tre ditte di trasporto sono quelle che hanno guadagnato di più. «Un danno devastante per l’ambiente e per lo stabilimento militare» ha chiosato il pm.

La dimensione della discarica era aumentato e il terreno era arrivato quasi al tetto delle casematte, alzandosi di 5 metri. E solo grazie al pavimento in ceramica delle casamatte è stato evitato il percolamento dei rifiuti: ferro, carta, legno, materiale dell’ex ospedale militare. Il percolato avrebbe, infatti, potuto raggiungere gli strati profondi del terreno. E ancora: per fare questo, ha detto Colonna, è stato anche distrutto un bosco «che nelle foto del 2001 si vede, ma in quelle del 2004 non c’è più». Tutti sapevano ha concluso il pm «ed erano consapevoli che i lavori andavano fatti. Ma alla fine era più comodo buttare tutto in quella buca».

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