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Rifiuti nella Pertite, niente risarcimento per il Comune

L'ente dovrà pagare alle sette persone a cui aveva fatto causa 5.500 euro a testa, oltre al 15 per cento di spese generali. E' la sentenza del Tribunale civile di Bologna

Niente risarcimento per il Comune che, anzi, dovrà pagare alle sette persone a cui aveva fatto causa 5.500 euro ognuno oltre al 15 per cento di spese generali. E’ la sentenza del Tribunale civile di Bologna che, il 23 dicembre, ha respinto la domanda di risarcimento del Comune di Piacenza per il presunto inquinamento della ex Pertite. Il Comune di Piacenza, con l’avvocato Elena Vezzulli, aveva chiesto un danno compreso fra i 7 e i 10 milioni di euro. E’ questa una coda del processo “della Pertite”, morto per la prescrizione dichiarata dal Tribunale di Piacenza il 2 luglio 2013. L’indagine, risalente al 2004, aveva ipotizzato un traffico di rifiuti pericolosi che invece di essere trasportati in discarica sarebbero stati sepolti nei terreni della ex Pertite. Per tutti gli imputati, però, il collegio dei giudici dichiarò il non luogo a procedere, peraltro chiesto dalla pubblica accusa.

A essere stati portati davanti al giudice civile erano l’ex direttore, il brigadier generale Giuliano Taddei (difeso da se stesso e da Lucio Leoni), il maresciallo Francesco Paonessa (difeso da Miriam Nani), l’imprenditore Bernardino Politi (assistito dagli avvocati Franco e Sandro Giacomelli e da Gianmarco Lupi), il ministero della Difesa (assistito dall’Avvocatura dello Stato), Fagioli spa (difesa da Maddalena Pelliccioni e Marino Montanari), la ditta di trasporti Sabo di Claudio Barella e Massimo snc (assistita dai legali Piero Salituro e Gianluca Paglia) e la ditta Cave e Strade di Bellocchio Costantino (quest’ultima non presente).

Nessun danno evidente, secondo il Tribunale bolognese così come non esiste il danno di immagine (caso mai da addebitare al ministero della Difesa). Il giudice, inoltre, ha ricordato come oggi l’area non sia di proprietà del Comune, ma della Difesa che si è detta intenzionata a trasferire il bene al Demanio che lo dovrebbe poi cedere al Comune. Un’operazione in corso da anni e non ancora realizzata. Il Comune aveva rilevato, inoltre, come fossero stati danneggiati l’ambiente, il paesaggio e i cittadini. Se l’ambiente fosse stato danneggiato, l’azione civile dovrebbe promuoverla il ministero dell’Ambiente e non il Comune che non ne ha titolo, ha scritto il giudice civile. Il Comune, poi, non dimenticava di sottolineare i costi dell’eventuale bonifica da parte di rifiuti pericolosi, costi che sarebbero ricaduti sulla collettività. Per il Tribunale non esiste nulla di tutto questo, perché per provarne l’esistenza sarebbe necessaria una bonifica, studi epidemiologici e una ricerca del mercato immobiliare. Insomma, prima di chiedere i danni andrebbero provati i danni.

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