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Rifondazione appoggia lo sciopero dei lavoratori pubblici: «Difendiamo la dignità del lavoro»

Rifondazione Comunista è al fianco dei lavoratori del pubblico impiego che venerdì 20 novembre parteciperanno allo sciopero generale indetto da U.S.B. contro una legge di stabilità «Dall'inequivocabile segno di classe: tutta sbilanciata dalla parte dei padroni, dello smantellamento dei servizi pubblici, delle privatizzazioni»

Rifondazione Comunista è al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori del pubblico impiego che venerdì 20 novembre parteciperanno allo sciopero generale indetto da U.S.B. contro una legge di stabilità «Dall'inequivocabile segno di classe: tutta sbilanciata dalla parte dei padroni, dello smantellamento dei servizi pubblici, delle privatizzazioni».

«E' sicuramente giusta la scelta di generalizzare il conflitto anche a quei segmenti di lavoro pubblico privatizzato - scrive in una nota Rifondazione - come sono le aziende partecipate, i servizi sociali dati in appalto o esternalizzati perchè è in quei luoghi che si è sperimentata e si sperimenta la frammentazione e la precarizzazione del lavoro ed anche la messa in discussione del principio di universalità del diritto di accesso al welfare. Condividiamo quindi l'obiettivo strategico di ricomporre nella lotta tutti i soggetti sociali che politiche e idee dominanti neoliberiste vogliono mantenere divisi».
«Il governo Renzi/Alfano/Verdini - continua la nota - il governo di confindustria e banchieri, taglia miliardi di euro alla sanità, ai servizi pubblici e sociali degli enti locali nel finto nome del contenimento della spesa per poi regalare decontribuzioni alle imprese, e invece tasse e tickets al popolo. Lo sciopero è la risposta adeguata non solo per contrastare i processi di impoverimento dei lavoratori del pubblico impiego che dopo sei anni di vacanza contrattuale si trovano ora l'offerta ridicola di un aumento contrattuale medio pari 5,80 euro, il blocco del turn over e del salario accessorio, ma anche per difendere la dignità di persone che con la riforma golpista della Madia rischiano pesanti processi di rottamazione fino alla perdita del posto di lavoro. Solo nel conflitto sociale e nella sua estensione a tutti i soggetti oggi vittime della crisi risiede la possibilità di garantire un futuro alla parte migliore del paese».

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